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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Gennaio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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“Io direi che il vescovo potrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro”. Lo ha detto, nel corso della trasmissione Zona Bianca, andata in onda ieri sera su Rete 4 , monsignor Maurizio Gronchi, teologo dell’università pontificia, in merito alla posizione di Rosario Gisana, il vescovo di Piazza Armerina sul caso di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione per “violenza sessuale a danno di minori”.

Antonio Messina a Rete 4

Ospite della puntata Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, l’archeologo di Enna, dalla cui denuncia per aver subito un abuso, è partita l’inchiesta della Procura di Enna, che ha raccontato la sua drammatica vicenda, ponendo l’ accento anche sulle omissioni della Curia.

Le intercettazioni

Nella trasmissione, condotta dal giornalista, Giuseppe Brindisi, sono stati riportati alcuni stralci delle intercettazioni tra il vescovo, indagato per falsa testimonianza, e Rugolo. “Qua il problema non è solo tuo, il problema è anche mio che ho insabbiato questa storia” è l’audio in cui Gisana parla con il sacerdote condannato.

Le parole del papà su Gisana

Ma sono state anche riportate le frasi di papa Francesco, assolutamente dalla parte del vescovo: “Monsignor Rosario Gisana: bravo questo vescovo. E’ stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre giusto, uomo giusto” ha detto il papa.

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Gronchi, “Francesco non aveva tutte le informazioni”

“Il papa non ha tutte le informazioni, basterebbe leggere le 222 pagina di sentenza della condanna” ha tagliato corto monsignor Gronchi che ha espresso la sua valutazione anche su don Rugolo. “Intanto, desidero esprimere la mia solidarietà ad Antonio, io sto dalla parte delle vittime di Antonio, senza se e senza ma. Alcune considerazioni: questo sacerdote era seminarista, per conto mio ci sono motivi canonici per pensare all’invalidità della sua ordinazione”.

“Gisana ha agitato con ritardo”

Inoltre, “la condanna – ha aggiunto Gronchi – è di 4 anni e sei mesi e ne erano stati chiesti 10: pare che certi reati siano andati in prescrizione ma la Chiesa cattolica, sotto questo punto di vista, ha abolito la prescrizione. C’è un’altra cosa da dire: probabilmente, il vescovo Gisana ha agito con grande ritardo ed il ritardo non è solo il passaggio di carte. La prassi è che si faccia una indagine previa e si ascolti la vittima per poi trasmettere gli atti e questo è stato fatto dopo un anno mezzo o due anni”.

Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.