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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Novembre 2024
in Piemonte
Reading Time: 4 mins read
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Alessandria – L’associazione Italiana Rete l’Abuso ha realizzato e presentato in questi giorni un report dettagliato che raccoglie storie e denunce di minorenni vittime di pedofilia in Italia: in Italia, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni (2009-2024) sono ben 1.570 i casi censiti, che vedono come vittime ben 192 donne e 1.378 uomini, oltre a 1.426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

Tra gli abusanti Rete L’Abuso conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Secondo quanto riporta il report, dei 1.570 casi italiani 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1.404 dal Tribunale ecclesiastico. Secondo i dat a disposizione in provincia di Alessandria gli abusi sessuali compiuti dai preti negli ultimi 15 anni sarebbero due. Ma sono molti di più. Abbiamo intervistato alcuni seminaristi alessandrini che ci hanno detto che il 50% dei preti sono pedofili impuniti.

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Molto scalpore aveva fatto la vicenda di Don Carlo Bottero della diocesi di Acqui che he ammesso due fatti che lo riguardano, ma le indiscrezioni ci dicono che sono molti di più. Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori. Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta dal vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela che dichiara: “Nel 1984 del triennio svolto all’ITIS A. Volta di Alessandria, sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia. I miei genitori decidono, per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile. Ecco la testimonianza di un suo studente del 1984: “Don Carlo è stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all’ITIS. A. Volta di Acqui Terme (AL).

Mi ricordo che mia madre concordò una frequenza settimanale di lezioni. Viaggiavo in treno. Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse sì. Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza. Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia: mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi.

E li incominciò ad allungare la mano sinistra… Sì perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tentò di invadere la mia intimità e io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre. Le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta. Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto. Ma invece No.

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Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entrò un altro prete (mentre) don Carlo era lì che armeggiava col mio corpo, e con naturalezza parlò col prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Io… Il mio corpo cedette una volta… Gliela diede vinta.

Quella fu la volta che mi ferì più in profondità. Il sesso l’eccitazione legata alla violenza e il sopruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere, su chi non ha la capacità psicofisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

Quando questo incubo finì io pensai a dimenticare tutto.
Successivamente nascosi l’accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa per non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso per 20 anni.

Ma era inconsciamente l’inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine”.

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La tremenda testimonianza continua ma noi ci fermiamo qui perché questo è un giornale che chiunque può leggere e il resto lo lasciamo agli archivi dei Tribunali italiani.

Ma qualcosa deve cambiare. Parliamo di preti, una categoria che lavora coi minori e tanti casi purtroppo non emergono essendoci poche realtà che si battono su questo tema e pochi episodi che poi arrivano alla ribalta anche sui media.

Secondo il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), sono 164 i sacerdoti con condanna definitiva negli ultimi 15 anni. Il totale dei casi è di 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

Secondo gli ultimi dati sarebbero 86 i casi noti “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. 166 è il numero segnalato di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia.

Dai dati emerge che al primo posto c’è la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2).

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.