di Cristina Ferrari – Errori, omissioni e mancanze nell’ambito delle norme procedurali canoniche. Nessuna trasgressione che richieda ad oggi l’apertura di un procedimento penale interno alla Chiesa, va detto, ma ad ogni modo, e confermata ne è dunque anche la gravità, comportamenti ritenuti “non corretti”.
È questo il succo del comunicato stampa della Conferenza dei vescovi svizzeri in merito alla lettera ricevuta dal Dicastero romano per i vescovi dove vi sono indicati i risultati dell’indagine canonica preliminare atta a chiarire diverse accuse, anche di presunti abusi sessuali, mosse nei confronti di sei alti prelati elvetici, fra cui l’attuale amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, monsignor Alain de Raemy, allora nella Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo.
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