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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sicilia » Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
2 Settembre 2024
in Sicilia
Reading Time: 4 mins read
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41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

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Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

https://www.adista.it/articolo/72433

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.