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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Banda della Magliana » “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

“Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

Ecco le parole del magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Luglio 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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“Con la vicenda Orlandi secondo me c’entra Enrico De Pedis non la banda della Magliana, è una vicenda personale di De Pedis”: sono parole ferme e significative quelle pronunciate ieri dal Procuratore Giancarlo Capaldo ovvero dal magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata.

“Renatino”
Capaldo è stato convocato e ascoltato ieri dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Fu l’ultimo a occuparsi di Emanuela prima che l’inchiesta venisse archiviata dall’attuale presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Il magistrato ha ribadito, in merito al coinvolgimento dell’allora capo della fazione testaccina del gruppo criminale De Pedis: “Non è che la banda della Magliana volesse ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che fu messa in campo. De Pedis ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata”. De Pedis, secondo il punto di vista di Capaldo, “Non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive. È da vedere come colui che ha organizzato, sul piano materiale, un servizio di basso livello ma molto utile e particolare per qualcuno”. Il magistrato ha ribadito dunque il ruolo di pura manovalanza di “Renatino”, che fu poi tirato in ballo nel 2008 dalla sua ex amante Sabrina Minardi che rivelò dettagli inquietanti sul sequestro e sul rilascio di Emanuela in cui lei stessa dichiarò di essere stata coinvolta. La Minardi disse all’epoca di aver rilasciato lei stessa Emanuela Orlandi a un uomo, descritto come un alto prelato, alle porte del Vaticano. Capaldo ha sottolineato anche che Sabrina Minardi “non è attendibile in tutto, ma la ritengo attendibile su alcuni dati principali”. Una visione del resto condivisa anche dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

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La sepoltura di De Pedis
La parte giocata da De Pedis nelle indagini di Capaldo non si esaurisce qui ma andò ben oltre i giorni del sequestro. Il magistrato in passato più volte ha raccontato di quando incontrò il capo e il vicecapo della gendarmeria Domenico Giani e Costanzo Alessandrini che gli chiesero la collaborazione della magistratura per aprire la tomba di De Pedis, sepolto nella cripta di Sant’Apollinare, la Chiesa da dove scomparve Emanuela, e dissipare eventuali dubbi dell’opinione pubblica sul Vaticano, togliendo la Santa Sede dall’imbarazzo di aver fatto tumulare un criminale in una Basilica. “Non ho nessuna difficoltà a dire che le persone in questione erano l’allora capo della Gendarmeria Domenico Giani e il suo vice, Costanzo Alessandrini”, ha ribadito ieri. “In quel momento storico siamo agli inizi del 2012”, ha raccontato Capaldo, dopo aver fissato un appuntamento per telefono, Giani “venne, si presentò anche con Alessandrini, fu ricevuto in procura ufficialmente come i responsabili delle polizie di tutto il mondo, era presente anche la dottoressa Maisto che io chiamai appositamente perché era la contitolare” dell’indagine. “A questo punto – ha proseguito Capaldo – il dottor Giani mi fece presente che non veniva di sua sponte ma perché era stato incaricato da padre Georg come segretario di Benedetto XVI e voleva segnalare che che il Vaticano era preoccupato da una serie di valutazioni che si facevano sulla stampa che coinvolgevano il Vaticano come ente poco collaborativo nella ricerca di Emanuela Orlandi e, in particolare, Giani mi chiese come se fosse una richiesta che lui transitava, diciamo così, da padre Georg, di aprire la tomba di De Pedis perché il Vaticano riteneva importante che fosse aperta dalla procura di Roma. Io prospettai al dottor Giani che il motivo per cui sulla stampa c’era questo ampio dibattito se aprire o no, era perché coloro che volevano aprirla, volevano controllare se con la bara di De Pedis fosse sepolta anche la salma della Orlandi, io segnalai che la ritenevo una ipotesi assolutamente inverosimile posto che la Orlandi era sparita nel giugno dell’ 83 e De Pedis viene ucciso nel febbraio del ’90“.

Il fascicolo su Emanuela
“Mi sembrava difficile – ha continuato -. Comunque sostanzialmente il Vaticano non voleva la responsabilità di adottare un provvedimento di traslazione della tomba, io segnalai che come aveva dato l’autorizzazione alla sepoltura poteva dare l’autorizzazione alla traslazione e riferii a Giani che non era per me una priorità nelle indagini aprire la tomba di De Pedis e lo invitai a valutare che come magistratura italiana non avevamo mai avuto un reale aiuto nelle rogatorie inoltrate alla magistratura vaticana. Allora gli dico, lei mi chiede una collaborazione e io le chiedo una collaborazione, anche perché da varie fonti a noi risultava che il Vaticano fosse in possesso di un fascicolo su Emanuela Orlandi. Io dissi che non avevo difficoltà a una collaborazione nelle forme previste dalla legge sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la priorità per la procura di Roma, naturalmente, era comprendere la fine che poteva aver fatto la ragazza, se era viva, se era morta e se era morta dove poteva essere sepolta, e poiché ritenevo e ritengo ancora che c’è un mondo ristretto e selezionato in Vaticano, chiedevo a Giani che nel procedere comunemente nella ricerca della verità e anche eventualmente nella traslazione della salma, ci fosse una collaborazione a riguardo. Giani mi rispose che ne avrebbe parlato con mons. Georg, mi disse che avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione per svolgere attività insieme e per il recupero del corpo e della salma se la ragazza fosse morta”. “Alcuni giorni dopo – ha quindi riferito – mi fece sapere che era d’accordo nel procedere così. Dopodiché invece non ho avuto più notizie. Questo colloquio più o meno datava al febbraio del 2012. Poi è stato superato dalla nomina del nuovo procuratore Pignatone”. Questa promessa fu purtroppo disattesa e la sorte di Emanuela è ancora ignota. Ma anche in pensione Capaldo non ha dimenticato Emanuela. Come se il magistrato avesse sempre avvertito un debito verso la 15enne scomparsa per non aver potuto fare luce sulla sua storia, poiché rimosso dall’inchiesta il 3 aprile 2012, e sostituito da Giuseppe Pignatone, il quale smentì le dichiarazioni di Capaldo, gli tolse la gestione delle indagini sul caso Orlandi e ordinò l’apertura ed il trasferimento della tomba di De Pedis. Adesso, lo ricordiamo, Pignatone è presidente del Tribunale Vaticano.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/19/renatino-de-pedis-organizzo-da-solo-il-sequestro-di-emanuela-orlandi-le-rivelazioni-del-procuratore-capaldo-alla-commissione-di-inchiesta/7629029/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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