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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

Il vescovo di Fano ha assegnato don Giacomo Ruggeri alla parrocchia di Pergola, tra le proteste della famiglia e di molti fedeli

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Luglio 2024
in Marche
Reading Time: 4 mins read
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A Fano, nelle Marche, un gruppo di attivisti e attiviste impegnate in associazioni a tutela dei diritti civili ha scritto una lettera per criticare la scelta del vescovo Andrea Andreozzi, che ha assegnato un incarico nella parrocchia di Pergola a don Giacomo Ruggeri. Dieci anni fa Ruggeri fu condannato in via definitiva a un anno e 11 mesi di reclusione per abusi sessuali su una ragazza di 12 anni. La sua nomina nella stessa provincia dove avvennero gli abusi sta suscitando molte discussioni tra i fedeli e alcune proteste, tra cui quella dei famigliari della ragazza.

«Non è forse in gioco una preoccupante confusione tra diritto al perdono e complicità morale?», hanno scritto gli attivisti in una lettera pubblica. Pergola si trova a circa 40 chilometri da Fano, e la diocesi presieduta da Andreozzi copre un territorio piuttosto vasto, che dalla costa marchigiana arriva fino al confine con l’Umbria (è detta diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola).

Prima di essere accusato, don Giacomo Ruggeri – oggi 55enne – aveva avuto diversi incarichi importanti: era stato parroco di Orciano, in provincia di Pesaro e Urbino, e soprattutto responsabile delle relazioni con la stampa dell’allora vescovo Armando Trasarti. Era stato anche direttore della web tv della diocesi e assistente spirituale della categoria di ragazze scout che hanno più di 17 anni (“Scolte”). Nell’estate del 2012 venne accusato da un bagnino in servizio sulla spiaggia di Torrette di Fano che lo aveva visto insieme a una 12enne della parrocchia. Fu arrestato il 13 luglio dopo essere stato scoperto dalla polizia che lo aveva filmato diverse volte in seguito alla denuncia del bagnino.

La ragazza parlò con il giudice per le indagini preliminari assistita da una psicologa, e disse di aver tentato più volte di sottrarsi alle attenzioni del prete. Don Ruggeri fu condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione. Nel 2014 la pena fu ridotta in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni. Scontò quattro mesi agli arresti domiciliari prima di essere trasferito nella diocesi di Pordenone, dove negli ultimi anni ha guidato una casa di esercizi spirituali.

Alla fine di maggio il vescovo di Fano Andrea Andreozzi ha annunciato il ritorno di don Ruggeri, assegnato alla parrocchia di Pergola. Lo ha fatto prima con una lettera aperta ai fedeli, poi con una conferenza stampa per spiegare le ragioni di questa scelta. «Non mi va di far morire una persona in esilio», ha detto il vescovo.

Andreozzi ha detto di avere piena fiducia nei confronti di Ruggeri, che ha incontrato più volte negli ultimi anni. «Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio», ha argomentato il vescovo. «Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni. Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui».

Intervistato dal Resto del Carlino, il padre della ragazza che all’epoca fu vittima degli abusi sessuali ha detto che il ritorno di don Ruggeri è una notizia preoccupante che fa soffrire la sua famiglia. L’ha definita «un’enorme ingiustizia», perché in Italia ci sono moltissime diocesi e non era il caso di farlo tornare proprio a Fano. «Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?».

Durante un confronto con il vescovo, il padre della ragazza ha detto di non poter accettare il ritorno di don Ruggeri anche per via dell’ansia di poterlo incontrare o della possibilità che il prete incontri la figlia. Vivere con questa ansia, ha detto, equivale a una «condanna».

Gli attivisti e le attiviste che si sono mobilitati contro il ritorno di don Ruggeri hanno firmato la lettera con il loro nome. Secondo loro la scelta del vescovo implica che un prete colpevole di gravi reati nei confronti di una persona minorenne possa tornare a esercitare le sue funzioni nella parrocchia di origine, senza porsi il problema di urtare la sensibilità dei fedeli. Al momento il vescovo non ha risposto alla lettera.

L’avvocato di don Ruggeri, Gianluca Sposito, non si esprime sull’opportunità di fare tornare il sacerdote a Fano, ma sostiene che ci sia stato un risarcimento e che il suo assistito sia stato riabilitato. «Da tempo è tornato un uomo libero», ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Io non rispondo alla famiglia perché ho profondo rispetto. Spiego e ricordo i fatti». Sposito dice che l’episodio per cui don Ruggeri fu condannato è stato ridimensionato, come dimostra la riduzione della pena in appello, e che non ci sono state altre denunce. «Poteva tornare a Fano 10 anni fa», ha detto Sposito. «Non spiegare questa cosa rischia di generare generalizzazioni e travisamenti e creare una sorta di confino morale. Quando furono analizzati l’iPad e i telefoni non fu trovata una sola immagine che potesse giustificare la parola “pedofilo”».

https://www.ilpost.it/2024/07/01/ritorno-don-giacomo-ruggeri-condannato-abusi-fano/

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