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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Giugno 2024
in Calabria
Reading Time: 3 mins read
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di Claudio Cordova – Nel 2019, in primo grado, lo salvò la prescrizione dopo le accuse di atti sessuali con minorenne. Questo non gli ha impedito, negli anni, di diventare parroco di Bagnara Calabra e, oggi, con una recentissima nomina dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa, periferia nord di Reggio Calabria. E’ la parabola di don Carmelo Perrello che, alcuni anni fa, venne coinvolto in una squallida storia di pedofilia.

Otto-nove anni per rimuginare. Per pensarci su, per temere la vergogna che ne sarebbe scaturita qualora quei fatti fossero divenuti pubblici. Poi la scelta di raccontarli, nel febbraio 2016. Infine, un anno dopo, il suicidio. Tutto nasce con un ragazzino adescato in Piazza Garibaldi, a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Reggio Calabria. Siamo tra il 2007 e il 2008, quel giovane è, in realtà, poco più che un bambino: ha appena 13 anni ed è di nazionalità rumena. Ad avvicinarlo sarebbe stato un prete, lui, don Carmelo Perrello.

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L’indagine coordinata dall’allora pm Roberto Di Palma (oggi, ironia della sorte, procuratore capo dei minori) arrivò a processo, ma, per via del troppo tempo trascorso, si chiuse con la prescrizione dichiarata dal Gup, Domenico Santoro.

Al giovane di nazionalità rumena, il sacerdote si sarebbe presentato con il nome di “Giuseppe”. Da prete di una parrocchia in un paese della fascia jonica reggina, viene anche coinvolto in un caso di stalking nei confronti di un uomo sposato. Accusa, va detto, da cui sarà negli anni assolto.

Insomma, una personalità controversa, quella di don Perrello. Nel 2017, la sua abitazione viene anche perquisita. Gli inquirenti trovano le chat, in cui si entra nei dettagli dei rapporti sessuali, anche con altre persone maggiorenni. La polizia giudiziaria che interviene scopre che, dietro compensi economici e regali, don Perrello avrebbe consumato rapporti sessuali all’interno della autovettura che usava per spostarsi, prelevando il giovane dalla centrale Piazza Garibaldi, portandolo in luoghi appartati per non essere notati e, infine, riaccompagnarlo dove lo aveva incontrato.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

50, a volte 100 euro. Altre volte scarpe Nike. Dalle indagini svolte dalla Polizia Postale di Reggio Calabria su input del pm Di Palma, emerge una vita dedita al sesso: incontri con giovanissimi, frequentazione di prostitute, chat erotiche. La costante, però, sarebbe stata quella di sfruttare il bisogno economico di alcuni giovani per offrire denaro e “benefit” in cambio di prestazioni sessuali. Avviene con un giovane reggino, maggiorenne, che viene interrogato dagli inquirenti e nel 2017 racconta come tali abitudini di don Perrello non fossero cessate negli anni del primo approccio con il ragazzino rumeno.

Il vescovo ai tempi dei fatti, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, sospende il prete che, però, dopo la prescrizione, torna prepotentemente in auge. E oggi, otto-nove anni dopo, si guadagna la fiducia dell’arcivescovo Morrone, evidentemente poco informato. Ed evidentemente, questa, non può essere una giustificazione.

Ancor prima, peraltro, viene nominato parroco di Bagnara Calabra. E proprio in questi giorni, la comunità si stringe attorno a lui per i 25 anni di sacerdozio. Come è facile rinvenire sul sito della Diocesi di Reggio Calabria-Bova, don Perrello è stato ordinato presbitero il 26 giugno del 1999. Il 30 giugno, presso la Chiesa del Rosario di Bagnara, ha invitato i suoi confratelli per la celebrazione: “Grato al Signore per il dono del Sacerdozio nel 25esimo anniversario della mia ordinazione, vi invito a ringraziare con me il Signore durante la celebrazione eucaristica” recita il volantino.

Giusto in tempo per prendere possesso del nuovo incarico conferitogli, lo scorso 24 giugno, dall’arcivescovo Morrone. La nomina ad amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa di Reggio Calabria avrà infatti decorrenza dall’1 Luglio. La storia dei presunti abusi sessuali su un minore, le storie di sesso sparse qua e là, per la Chiesa reggina, evidentemente, sono acqua passata.

https://ildispaccio.it/primo-piano/2024/06/29/reggio-larcivescovo-morrone-nomina-in-importante-ruolo-nella-diocesi-il-prete-prescritto-per-pedofilia/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.