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Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Aprile 2024
in TG Tematico
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Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

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Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

“Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


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Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


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Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

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Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

“È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

“Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

“Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

“Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

“Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

“Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

“Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

“In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

“Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

Fonte: La Croix


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Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.