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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Dieci anni dopo

Dieci anni dopo

Federico Tulli by Federico Tulli
6 Gennaio 2024
in Cultura
Reading Time: 2 mins read
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di Federico Tullli – «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa  Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013.

Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L’indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l’Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, ‘protetto’ di Giovanni Paolo II che proprio nel 2014 è stato santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI.

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Perché per decenni furono ignorate le denunce nei suoi confronti? Perché migliaia di sacerdoti pedofili sono stati trasferiti da un luogo all’altro invece di essere consegnati alle forze dell’ordine?  E come mai a fronte della ‘tolleranza zero’ annunciata sia da Benedetto XVI sia da Francesco I, ci sono stati «tentativi di nascondere e occultare nuovi casi?» è stato chiesto ai nunzi vaticani, monsignori Tomasi e Scicluna. «Come mai non vige l’obbligo di denuncia dei crimini all’autorità giudiziaria del paese? Agire contro i responsabili fa parte della giustizia». Una delle risposte fu che  «la regola è sempre stata quella di rispettare le leggi nazionali vigenti nei paesi dove la Chiesa opera».

In Italia come sappiamo questo obbligo non c’è e i vescovi italiani non hanno sentito nemmeno la necessità morale di darselo. Tomasi e Scicluna hanno quindi riferito che la Santa Sede ha accolto favorevolmente tutti i suggerimenti che potessero aiutare a proteggere i bambini. Peccato che solo un mese prima la Santa sede aveva rifiutato di fornire alla Commissione Onu diverse informazioni fondamentali, tra cui l’esito dei procedimenti penali vaticani contro preti pedofili di competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede.

Sono passati dieci anni e di queste informazioni non c’è ancora nessuna traccia. Si sa però che centinaia sono stati i pedofili ridotti allo stato laicale. Questo significa che sono in circolazione senza che nessuno conosca la loro identità. Nessuno, tranne la Chiesa.

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Federico Tulli

Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.