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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo

COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Ottobre 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia.

Ci siamo confrontati con un team di diversi avvocati assunti dalla Chiesa cattolica che attaccavano costantemente i giovani del Provolo, denunciando le persone che li aiutavano ad affrontare il dolore degli abusi subiti. Hanno denunciato gli interpreti ufficiali del primo processo, hanno denunciato gli esperti del Corpo medico legale, gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno accompagnato le vittime, e hanno anche denunciato alcuni genitori e la maggior parte degli avvocati di Xumek.

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Sanno che queste denunce non sono gravi, ma il loro obiettivo non è quello di ottenere una risposta giudiziaria, ma di intimidire le vittime e molestarle per aver osato testimoniare e portare alla luce i costanti abusi sessuali e torture subite all’interno dell’istituzione religiosa ed educativa di Lujan de Cuyo.

Il processo aveva anche le sue particolarità che lo rendevano diverso da tutti gli altri dibattiti che si svolgono nel Polo Giudiziario di Mendoza. Ciò era dovuto ai continui problemi che sorgevano con i giudici, come, ad esempio, la ricusazione di alcuni magistrati che dovevano essere rimossi per la loro condotta non etica.

A questo si aggiungeva il fatto che le vittime dovevano testimoniare di nuovo, nonostante lo avessero già fatto davanti alle telecamere durante l’indagine penale preparatoria, e che le loro dichiarazioni fossero state filmate e tutti i difensori avessero potuto interrogarle. In alcuni casi, le vittime hanno dovuto testimoniare durante 15 udienze a causa delle numerose domande a cui sono state sottoposte dalla difesa delle suore, per cui molte di loro hanno dovuto essere assistite dai medici, a causa delle pressioni subite.

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I sopravvissuti hanno anche dovuto tollerare che i continui ritardi sollevati dalle difese avvantaggiassero la principale accusata, la suora giapponese Kumiko Kosaka, che ha riacquistato la libertà a causa della scadenza dei termini massimi per i quali una persona può essere imprigionata senza condanna.

Ma, nonostante tutto, le vittime erano sempre a disposizione del Tribunale in tutto ciò che era necessario per far avanzare il processo e arrivare alla verità.

La nostra denuncia a nome delle vittime è sempre stata genuina e seria, e un chiaro esempio di ciò è stato quando non abbiamo accusato quattro degli imputati (Valeska Quintana, Laura Gaetán, Cristina Leguiza e Cecilila Raffo) a causa della mancanza di prove accurate di conoscenza diretta degli abusi.

Ciò non significa affatto che le loro azioni non siano state, per lo meno, avventate, nel non accorgersi, in conformità con il ruolo essenziale che svolgevano all’interno dell’istituzione religiosa, del numero e della gravità delle violazioni che i bambini subivano permanentemente.

Diversa è stata la situazione penale degli altri imputati, rispetto ai quali abbiamo chiesto in maniera fondata e con assoluta responsabilità le seguenti condanne:

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  • Kumiko Kosaka, 25 anni di reclusione e squalifica;
  • Asunción Martínez: 10 anni di carcere e squalifica;
  • Graciela Pascual, 18 anni di carcere e squalifica;
  • Gladys Pinacca: 3 anni di reclusione sospesi;
  • Noemi Paz: 3 anni di carcere sospesi.

Infine, oggi, 18 ottobre 2023, alle ore 8:30, nell’aula 15 del nuovo Polo Giudiziario Penale, gli imputati avranno la possibilità di pronunciare le loro ultime parole, davanti agli occhi di tutte le vittime, che saranno anch’esse in aula con l’accompagnamento di interpreti ufficiali.

Poi, il tribunale composto dai giudici  Gabriela URCIOLO, María Belén RENNA e María Belén SALIDO, delibererà, per emettere finalmente una sentenza, che sarà trasmessa in diretta attraverso il canale Youtube del Ramo Giudiziario di Mendoza (SIJUM TV).

È importante notare che in questo processo non viene messa in discussione la veridicità dei fatti denunciati, perché questi sono già stati confermati nel primo e nel secondo processo che si sono svolti nel 2019. Gli abusi sessuali sono stati confermati anche dalla Corte Suprema di Giustizia di Mendoza e dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione. Il tribunale oggi si limiterà a stabilire se gli imputati erano a conoscenza degli abusi e, avrebbero potuto evitarli, non hanno fatto nulla, ma in nessun modo mette in discussione l’effettiva esistenza di tali abusi e lo status di vittime dei nostri clienti.

Comunicado previo a la sentencia

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.