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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Albenga » L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Settembre 2015
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Si racconta a viso scoperto in un video realizzato dalle telecamere di XIXTV. Ecco l’incredibile storia di un ragazzo abusato fin da bambino da un sacerdote ancora in libertà.

“Mi ha abusato in Uruguay, e anche qui in Italia“. Una storia raccontata a fatica, dove il giovane, che oggi ha 29 anni, ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza segnate da momenti e persone che mai potrà dimenticare.

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Troppi sono gli abusi, gli inganni, i gesti, gli sguardi di quei preti pedofili che gli hanno rovinato l’esistenza.

Nato in Brasile, abbandonato dalla madre e dal padre, a soli sei mesi è stato affidato a unistituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Era considerato orfano a tutti gli effetti: senza genitori, senza documenti, senza nessuno che potesse difenderlo. Così sono iniziate le lunghe notti in parrocchia, dove veniva invitato da quel prete missionario italiano a dormire. Eppure, anche se lui ancora non poteva capire, racconta di un prete che li toccava i genitali gemendo. Il racconto, sofferto e rabbioso, continua: “A 14 anni sono venuto in Italia per studiare e prendere il diploma da infermiere. Nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno”. Il prete che gli fa da tutor è don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

Inizia così una sorta di terrorismo psicologico: “Non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava”. Il sacerdote in questione, che giustificava i suoi gesti dicendo di amare come un padre, ogni volta riusciva a convincere il povero giovane, arrivando addirittura a minacciarlo di toglierli il denaro, se si fosse rifiutato di contraccambiare il suo amore. “Quando diceva di amarmi io ci credevo – racconta nel video- mi aiutava, mi difendeva, però poi voleva i miei baci. Compra la gente con i soldi per tenersela vicino e la ricatta. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno“. A un certo punto del racconto, il giovane arriva addirittura a confessare che: “Quando mi sono reso conto di quello che il prete mi faceva ho pensato di suicidarmi. Non capivo, perché da una parte diceva di amarmi come un padre e dall’altra faceva certe cose”.

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Un prete considerato da tutti “lindo e buono”, che dice messa, che aiuta, che e’ amico, “ma una volta rientrato in parrocchia si trasforma, ride di fronte ai ragazzini e li vede come un premio e ne approfittava”. La gente viene ingannata, nessuno sa, però chi lo ha conosciuto come me, non ha il coraggio di affrontarlo perché lui può tutto, può pagare l’avvocato e tutto il resto”. Il giovane ha trovato il coraggio e ha deposto in Uruguay e ha avuto la possibilità di deporre anche in Italia a Savona. La versione del prete: “Solo calunnie, sono sereno”. Interpellato dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto “sereno”, perché “sono tutte calunnie” e anche perché “il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia”.

Oggi, il giovane è diventato padre, e il dolore, le umiliazioni, le sofferenze, i brutti ricordi, lasciano spazio alla rabbia e a una paura:”che mio figlio o qualcuno vicino a me possa incrociarlo”. Lui da sempre diceva agli atri preti missionari quanto gli veniva fatto ma “si coprivano tutti, era una mafia“.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/linferno-giovane-uruguaiano-abusato-3-preti-ligure-1169023.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.