Genova – Quello che sembra un cavillo potrebbe restituirgli la libertà nello spazio di pochi mesi. E non è affatto azzardato pensare che dalla metà del 2015Riccardo Seppia, l’ex parroco di Santo Spirito a Sestri arrestato nel 2011 perché sospettato di pedofilia e finito al centro di uno dei più gravi scandali vissuti dalla Chiesa italiana negli ultimi anni, possa chiedere l’affidamento ai servizi sociali.
Per capire com’è possibile bisogna tornare alla sentenza con cui la Cassazione, l’altro ieri, ha stabilito che per don Seppia (com’è comunemente noto) venga celebrato un nuovo processo d’appello. Annullando parzialmente la condanna a nove anni e mezzo che gli era stata inflitta in primo e secondo grado per induzione alla prostituzione, violenza sessuale e cessione di stupefacenti, i giudici hanno infatti fissato un paletto fondamentale: quella pena dovrà essere ricalcolata attribuendo all’ex parroco non più l’induzione, ma i più lievi «atti sessuali con minorenni».
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