di Federico Tullli – La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il sacerdote, che anche durante il periodo dell’Inquisizione in virtù di un privilegio di casta, raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. Non si offendano i convinti sostenitori di papa Bergoglio ma la strategia di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal Vaticano per mantenere la pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirla “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.
È stato il caso (uno tra tanti) del reverendo americano, Richard Bucci, il quale vietò la comunione a chi ha sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandolo così: «Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga su quanto avesse chiare le idee, in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci che riflette una “convinzione” delirante ancora molto radicata in ambito cattolico (e non solo), ecco cosa ci ha detto la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti:
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