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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » citta-del-vaticano » Caso Rupnik, sull’ex gesuita denunciato per abusi dalle suore è scontro con la Diocesi del Papa

Caso Rupnik, sull’ex gesuita denunciato per abusi dalle suore è scontro con la Diocesi del Papa

Il fondatore del Centro Aletti, tr agli artisti cristiani più celebrati al mondo, era stato scomunicato, ma la Diocesi del Papa mette tutto in dubbio: «Procedure gravemente anomale»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2023
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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CITTÀ DEL VATICANO — Le denunce di diverse suore, le accuse di «violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell’ambito sessuale e affettivo, abuso spirituale»: l’ex Sant’Uffizio lo aveva scomunicato, i gesuiti lo hanno cacciato, ed ora la Diocesi del Papa gesuita mette tutto in dubbio e parla di «procedure gravemente anomale», in aperto contrasto con la Compagnia di Gesù e lo stesso dicastero per la Dottrina della fede.

C’è uno scontro imbarazzante dietro la vicenda dell’ormai ex gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik, 68 anni, personaggio carismatico che ha fondato a Roma il Centro Aletti ed era tra gli artisti cristiani più celebrati al mondo, almeno finché scoppiò lo scandalo degli abusi, autore tra l’altro dei mosaici della Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano.

Il Vicariato di Roma, guidato dal cardinale Angelo De Donatis, ha diffuso una nota nella quale informa che il 16 gennaio 2023 il Vicario aveva disposto una «visita canonica» nel Centro Aletti per indagare «sulle dinamiche associative e sulla reale consistenza degli interrogativi sollevati da alcune istanze». Proprio nel centro sarebbero avvenuti alcuni degli abusi denunciati dalle religiose. Nella nota del Vicariato non se ne parla mai: si accenna solo alle non meglio precisate «istanze».

Si legge invece che dall’indagine affidata al «Visitatore» don Giacomo Incitti, Ordinario di Diritto Canonico alla pontificia Università Urbaniana, «emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità».

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Il tono è elogiativo: «Il Visitatore ha potuto appurare che i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri. Tutta la vicenda, a giudizio del Visitatore, ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova».

Ma non basta: «Il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse a Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica». E così, «in considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti», cioè al Sant’Uffizio.

Il riferimento è decreto di scomunica emesso nel maggio 2020 dalla Congregazione per la dottrina della Fede per «assoluzione di un complice in un peccato contro il Sesto comandamento», il che significa che Rupnik aveva confessato e assolto una suora di cui aveva abusato sessualmente, vincolandola al silenzio: uno dei delitti canonici più gravi, punito con la scomunica latae sententiae, cioè automatica.

La scomunica è per la Chiesa una «pena medicinale», è previsto possa essere tolta a chi si pente, ma nel caso di Rupnik era avvenuto molto rapidamente ed era stata revocata dall’ex Sant’Uffizio «nello stesso mese». È possibile che il dicastero, allora guidato da un altro gesuita, il cardinale spagnolo Luis Ladaria, avesse preso la decisione senza aver consultato il Papa gesuita? «Posso immaginare che il prefetto abbia parlato col Santo Padre, ma non posso dire né sì né no», aveva risposto il padre generale dei gesuiti, Arturo Sosa.

Intanto non era successo nulla e anzi proprio il cardinale De Donatis aveva affidato nel 2021 a padre Rupnik il rinnovamento della cappella del Seminario Romano. La storia era poi diventata pubblica il 5 dicembre dell’anno scorso, con una nota nella quale la Compagnia informava che «nel 2021» il Dicastero per la dottrina della Fede aveva ricevuto contro Rupnik una denuncia di abusi ai danni di suore della Comunità di Loyola a Lubiana, fondata alla fine degli anni Ottanta e della quale il gesuita sloveno era «padre spirituale».

I fatti, si diceva, risalivano agli anni Novanta, c’era stata una «indagine previa» ma l’ex Sant’Uffizio aveva chiuso il caso perché erano «prescritti», anche se per Rupnik sono rimaste alcune «restrizioni», come il divieto di confessare o accompagnare esercizi spirituali. Sono poi saltate fuori numerose altre denunce.

E mentre il cardinale De Donatis parlava di «accuse mediatiche», la Compagnia di Gesù ha proseguito le sue indagini, ha raccolto testimonianze. Il 14 luglio 2023 Rupnik ha ricevuto il «decreto di dimissione dalla Compagnia di Gesù» firmato dal padre generale, Arturo Sosa. Rupnik è stato cacciato «a causa del suo rifiuto ostinato a osservare il voto di obbedienza».

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La Compagnia di Gesù ha spiegato: «Il Team Referente in casi di denunce nei confronti di gesuiti ci ha consegnato nel febbraio 2023 il dossier relativo alle numerose denunce di ogni tipo che ci sono giunte, provenienti da fonti molto diverse e per fatti avvenuti in un arco temporale di oltre 30 anni a riguardo di padre Rupnik. Come Superiori abbiamo ritenuto il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto e ci siamo attenuti alle indicazioni e alle raccomandazioni forniteci dal Team Referente nelle sue considerazioni finali».

La Compagnia aveva offerto a Rupnik di «cambiare di comunità e di accettare una nuova missione» come «un’ultima possibilità come gesuita di fare i conti con il proprio passato e di dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui, per poter entrare in un percorso di verità». Ma «di fronte al reiterato rifiuto di Marko Rupnik di obbedire a questo mandato» non è rimasta che l’espulsione.

Padre Johan Verschueren, che si è occupato del caso, aveva scritto: «Come rappresentante della Compagnia di Gesù e ex-Superiore Maggiore di Marko Rupnik, non posso che rammaricarmi grandemente di questa insistente e pervicace incapacità di confrontarsi con la voce di tante persone che si sono sentite ferite, offese e umiliate dai suoi comportamenti e dal suo modo di agire e comportarsi nei loro confronti». A questo punto si tratta di vedere cosa farà Francesco, che in questa vicenda ha sempre cercato di tenersi defilato e aveva già detto di non essere intervenuto nelle decisioni della Congregazione per la Dottrina della Fede. È impossibile che non gli sia stata sottoposta la nota del Vicariato di Roma prima della pubblicazione, ma lo stesso si potrebbe dire per le decisioni della Compagnia di Gesù. Bergoglio conosce padre Rupnik come artista e teologo, nel 2016 gli affidò le meditazioni di Quaresima alla Curia romana.

A giugno, in un videomessaggio al Santuario di Aparecida, in Brasile, si vedeva un mosaico di padre Rupnik nel suo appartamento. Venerdì scorso, Bergoglio ha ricevuto in udienza Maria Campitelli, principale collaboratrice di Rupnik e presidente del Centro Aletti.

https://www.corriere.it/cronache/23_settembre_18/caso-rupnik-sull-ex-gesuita-denunciato-abusi-suore-scontro-gesuiti-diocesi-papa-15e859f4-563b-11ee-bd71-44df81c38f7b.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.