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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Una donna che sostiene di aver subito abusi da parte di un prete nell’orfanotrofio scozzese ha ottenuto il diritto di fare causa

Una donna che sostiene di aver subito abusi da parte di un prete nell’orfanotrofio scozzese ha ottenuto il diritto di fare causa

SUNDAY MAIL EXCLUSIVE: La vittima aveva solo 11 anni quando lei e cinque fratelli furono rinchiusi nella Nazareth House a Lasswade, vicino a Edimburgo.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Settembre 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Una donna che afferma di aver subito abusi sessuali da parte di un prete in un orfanotrofio più di 50 anni fa ha vinto la sua battaglia per citare in giudizio l’organizzazione di beneficenza.

La vittima, che aveva solo 11 anni quando lei e i suoi cinque fratelli furono rinchiusi nella Nazareth House di Lasswade, vicino a Edimburgo, ha detto di essere stata aggredita in una doccia dal prete mentre un gruppo di suore stava a guardare.

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Affermò anche di essere stata picchiata regolarmente durante una permanenza di tre settimane in quella casa nel 1973.

L’ordine religioso delle Suore di Nazareth aveva cercato di fermare l’azione legale per cinque anni sostenendo che il caso era prescritto e che la maggior parte delle suore accusate erano morte. Ma lo sceriffo Graham Primrose KC ha definito le accuse contro le Suore di Nazareth “della massima gravità”.

In una sentenza di 99 pagine della scorsa settimana presso il Tribunale per le lesioni personali di Edimburgo, ha ordinato che fosse fissata una data per un’udienza. La donna, ora sulla sessantina e denominata GD in tribunale, sostiene che le punizioni corporali, la violenza e le percosse erano eventi quotidiani da parte delle suore, descrivendo una suora, denominata Suor Y, come particolarmente violenta.

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GD ha detto che la sorella Y le dava spesso schiaffi sul viso e sul corpo e in due o tre occasioni le strofinava il viso con la biancheria sporca.

Afferma inoltre che le suore hanno permesso che avvenissero gli abusi sessuali e non hanno fatto nulla per impedire le aggressioni di Suor Y. La donna ha raccontato di aver sofferto di incubi e flashback sin dalla sua permanenza nella Casa di Nazareth, che ora è chiusa.

L’ordine religioso ha affermato che non vi era traccia di un prete in visita nella casa al momento del presunto abuso.

Alla corte è stato detto che Suor Y è ancora viva e che all’età di 80 anni è ancora in grado di testimoniare. In una lettera alla corte, la suora ha negato che vi fossero stati abusi e ha affermato di non ricordare GD.

Lo studio legale di Glasgow Jones Whyte, che agisce per conto di GD, ha detto che il suo cliente non ha voluto commentare la decisione della corte.

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Le suore di Nazareth hanno detto: “Non siamo in grado di fare alcun commento per il momento”.

https://www.dailyrecord.co.uk/news/scottish-news/woman-who-claims-abused-priest-30958669

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.