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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Settembre 2023
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Reading Time: 5 mins read
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L’abbazia cistercense svizzera di Hauterive, nel cantone di Friburgo, ha annunciato il 4 settembre 2023 che un membro della sua comunità ha abusato sessualmente di donne adulte dagli anni Settanta agli anni Novanta. L’abate di Hauterive, fr. Marc de Pothuau ha lanciato un appello per trovare tutte le potenziali vittime.
«Crediamo che la copertura mediatica possa aiutare le vittime», ha detto Dom Marc de Pothuau a un gruppo di giornalisti riuniti nell’Abbazia di Hauterive. Insieme al responsabile della comunicazione della comunità, Xavier Pilloud, l’abate ha parlato con l’espressione seria che accompagna le notizie difficili. Finora, questo centro spirituale nel cantone di Friburgo sembrava essere stato risparmiato dagli scandali sessuali che hanno proliferato nella Chiesa negli ultimi decenni.

«Anche la comunità dell’Abbazia di Hauterive conosce il profondo rammarico e il dolore di essere stata il luogo in cui le donne dicono di aver subito abusi sessuali, di essere state tradite nella loro fiducia e ferite nella loro fede», si legge nel preambolo del testo di Dom Marc de Pothuau.

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Derive nella guida spirituale

I fatti denunciati risalgono a più di trent’anni fa. Per circa quindici anni negli anni ’80, in qualità di confratello albergatore, il religioso accusato era responsabile dell’accoglienza degli ospiti. «Ma non sempre ha mantenuto una distanza sufficiente da alcune donne», osserva l’abate. In concreto, il monaco cistercense avrebbe approfittato del suo ruolo di consigliere spirituale per allungare le mani in modo non consensuale su donne adulte. Marc Pothuau ha dichiarato alla conferenza stampa che dalla fine degli anni ’70 sono stati identificati in totale sei casi. «Ma potrebbero essercene altri», ha detto l’abate.

Il religioso accusato aveva già attirato l’attenzione su di sé molto tempo fa. Nel settembre 1992, un ospite aveva inviato un reclamo all’Abate di allora, Dom Bernard Kaul, ora deceduto. L’abate aveva revocato al religioso la responsabilità e lo aveva mandato in altre comunità, al fine di aiutarlo a riscoprire il senso della sua vocazione. Dom Kaul aveva inviato una lettera a tutti i conoscenti dell’ex religioso, spiegando i fatti di cui l’uomo era stato accusato e cercando altre possibili testimonianze. In risposta, tra le circa sessanta testimonianze che lodavano il monaco, ne ricevette una di una donna che diceva di averlo perdonato per aver tentato di baciarla sulla bocca.

L’abbaziato di Lepori

Dom Mauro-Giuseppe Lepori, eletto abate di Hauterive nel 1994 e abate generale dell’Ordine cistercense dal 2010, non ha ricevuto immediatamente dal suo predecessore un fascicolo sui problemi del monaco né alcuna denuncia di abusi sessuali durante il suo abbaziato. Tuttavia, appena eletto, il monaco ticinese ha scoperto che questo religioso aveva una relazione segreta con una donna adulta e consenziente. Perciò padre Lepori invitò questo fratello a rivedere la sua scelta monastica. Il fratello rifiutò e lasciò la comunità nel 1996 per sposarsi. Oggi, dom Lepori sostiene l’approccio della comunità», spiega l’abate de Pothuau.

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«Una nuova consapevolezza»

Solo nel 2019 una donna che si dichiarava vittima ha raccontato la sua storia all’attuale abate, Dom de Pothuau, eletto nel 2010. È stato allora che «ho iniziato, insieme alla comunità, a rendermi conto della portata del problema», osserva la guida di Hauterive. L’abate ha quindi incontrato la comunità in diverse occasioni. Pur avendo deciso di non sporgere denuncia, Dom Pothuau ha contattato la polizia cantonale, che gli ha comunicato che, essendo scaduti i termini di prescrizione, non era possibile avviare un procedimento penale.

Una relazione asimmetrica

L’abate ha quindi condotto le sue indagini, dalle quali è emerso che almeno sei persone erano state vittime del monaco. Ne ha incontrate tre con le quali ha iniziato un processo di riparazione. Ne ha contattata un’altra e ha identificato altre due potenziali vittime consultando gli archivi dell’Abbazia.

Oggi il presunto colpevole ha più di 90 anni, soffre di demenza senile e non riesce più a comunicare. «I suoi tutori legali sono d’accordo con l’approccio attuale», dice Dom de Pothuau. Non è quindi possibile intraprendere alcuna azione concreta contro il presunto colpevole, poiché i fatti sono legalmente prescritti e il diritto canonico non si applica, ovviamente, alle persone che hanno lasciato un’ordine religioso.

Rimane il bisogno di riconoscimento e di riparazione, che è al centro della comunicazione voluta dall’Abbazia. «Negli ultimi anni, la società e la Chiesa hanno fortunatamente compreso la gravità di qualsiasi attacco all’integrità sessuale, così come la nozione di consenso nel contesto di una relazione asimmetrica e di guida spirituale», sottolinea l’Abate. Il religioso viene descritto come «noto ai suoi tempi per il suo carisma e il suo contagioso buonumore», con cui offriva una relazione «ovviamente asimmetrica», osserva Dom de Pothuau.

Impatto devastante: l’esempio della vicenda Santier in Francia

«L’affare Santier in Francia (ottobre 2022), un anno dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), ha provocato una nuova presa di coscienza», è stato ricordato in conferenza stampa. Il vescovo emerito di Créteil è stato sanzionato ecclesiasticamente per abusi spirituali a scopo sessuale senza che la sanzione fosse resa pubblica. «Questo esempio illustra l’immensa difficoltà che le vittime di abusi incontrano nell’osare parlare apertamente», osserva ancora l’abate Marc de Pothuau.

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«Presumiamo che ci siano altre vittime».

Dom Marc de Pothuau prosegue: «Avendo potuto misurare l’impatto devastante sulla prima denunciante che abbiamo incontrato, in particolare il peso opprimente e paradossale del senso di colpa, ho capito allora che avevamo il dovere di fare qualcosa di più», dice l’abate. Alcune delle donne coinvolte erano più vulnerabili di altre», spiega.

Dopo una lunga discussione in comunità, i religiosi di Hauterive sono giunti alla conclusione che era loro responsabilità morale non lasciare le cose come stanno. «Perché presumiamo che ci siano state altre vittime». Da qui l’appello a tutti gli interessati a contattare gli organi competenti. L’abate cita la Commissione della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) sugli abusi (CASCE), o la commissione indipendente CECAR. L’abate ha pure precisato che l’Unione dei Superiori Maggiori (VOS’USM) partecipa al fondo di compensazione istituito con i vescovi svizzeri e che l’Abbazia non proporrà alcun risarcimento finanziario diretto.

Nessun legame con l’inchiesta nazionale

Dom de Pothuau precisa che l’appello ai testimoni non ha nulla a che vedere con l’attuale indagine nazionale sugli abusi sessuali nella Chiesa in Svizzera, i cui primi risultati saranno resi pubblici il 12 settembre. «Abbiamo applicato una nostra agenda in questo processo», afferma il cistercense, che ha comunque inviato il dossier ai responsabili dell’inchiesta svizzera.

«Questo caso, che per noi è di tanti anni fa, continua a essere oggi una fonte di sofferenza per queste donne che sono venute all’Abbazia di Hauterive più di trent’anni fa per cercare la pace e il conforto della presenza di Cristo», prosegue l’Abate che ha anche sottolineato la disponibilità dei responsabili a incontrare le vittime «e, se necessario, a cercare con loro una via d’uscita dall’impasse in cui uno dei monaci all’epoca le avrebbe gettate». (cath.ch/rz)

Raphael Zbinden/traduzione e adattamento catt.ch

I dati di contatto per segnalare casi sono i seguenti:

Commissione per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico e soggetti a prescrizione (CASCE-LGF): +41 79 387 21 82/ [email protected]
-Commissione Ecoute Conciliation Arbitrage Réparation (CECAR): +41 77 409 42 62/ [email protected]
Abbaye d’Hauterive: +41 26 409 71 00/[email protected]

https://www.catt.ch/newsi/labbazia-di-hauterive-cerca-le-vittime-di-abusi-di-un-ex-monaco/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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