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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi nella Chiesa in Spagna, trovate 445 possibili vittime. Fernando: “Ora non riesco più ad amare”

Abusi nella Chiesa in Spagna, trovate 445 possibili vittime. Fernando: “Ora non riesco più ad amare”

Era stato il Parlamento iberico ad affidare al Difensore civico l’incarico di creare una commissione indipendente per far luce sugli abusi nella Chiesa.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2023
in World
Reading Time: 2 mins read
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L’ombra degli abusi sessuali sulla chiesa spagnola. Sono ben 445 le testimonianze rese al Difensore civico da persone che sostengono di aver subito molestie sessuali in ambiti legati alla Chiesta cattolica iberica: è quanto ha reso noto oggi l’istituzione, in occasione dell’atto di consegna del report annuale sul proprio operato al Congresso dei deputati.

Proprio dal Parlamento era stato affidato un anno fa al Difensore civico l’incarico di creare una commissione indipendente per far luce sugli abusi nella Chiesa.

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“Siamo soddisfatti del ritmo di arrivo delle testimonianze e del numero di vittime che sono venute da noi, ma ciò che conta davvero per noi, più che il numero, è ascoltare le vittime e farlo con rispetto, serietà, discrezione e confidenzialità”, si legge in una nota. “Le vittime che decidono di contattarci possono far conto su ciò. A partire da questi elementi, si svilupperà una relazione con considerazioni, proposte e suggerimenti che saranno trasmessi al Congresso dei Deputati”.

Il Difensore civico Ángel Gabilondo prevede di concludere i lavori della commissione “entro il termine dell’attuale legislatura”, la cui scadenza naturale è fissata a fine 2023.

Finora la Spagna, assieme all’Italia, è uno dei pochi grandi paesi in cui non è stata svolta alcuna indagine ufficiale sull’entità del problema degli abusi sessuali da parte del clero.

Nell’ottobre 2018 il quotidiano El País aveva già avviato la prima inchiesta sul tema in Spagna. Nel giro di tre anni l’autorevole quotidiano ha creato un archivio con i nomi di oltre 1.700 persone vittime di abusi. “Il motore principale è stata la creazione di una casella di posta elettronica: è stata il cordone ombelicale che ha collegato le vittime con qualcuno che potesse mettere nero su bianco la loro storia e confermarla”, dice il giornalista di El Pais Julio Nunez.

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Tra le vittime ci sarebbe Fernando, che ha raccontato di aver subito abusi sessuali da parte di un prete durante l’adolescenza. “Quando avevo 14 anni, un giorno di pioggia il sacerdote si è avvicinato per dirmi di salire ad asciugarmi nella sua stanza e da lì è iniziato tutto”, ricorda.

Le presunte violenze sono proseguite “quasi un anno”, lasciando ferite con cui Fernando continua a fare i conti. “C’è una distruzione della capacità di amare – confessa – una completa differenziazione tra sessualità e affetto, sfiducia, un permanente senso di colpa, una devastante paura della solitudine”.

https://www.fanpage.it/esteri/abusi-nella-chiesa-in-spagna-trovate-445-possibili-vittime-fernando-ora-non-riesco-piu-ad-amare/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.