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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » ORRORE IN CANADA

ORRORE IN CANADA

Trovati i corpi di 215 bambini nel giardino della Kamloops Indian Residential School

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Febbraio 2023
in World
Reading Time: 2 mins read
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Giunge dal giardino di quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, nel Canada occidentale una scoperta shock: i resti di ben 215 bambini, stipati in una sorta di fossa comune, quasi certamente appartenenti all’etnia indigena. La Kamloops Indian Residential School faceva parte, infatti, dell’insieme di ’Indian residential schools’, rete di istituti voluti dal governo e gestiti dalle Chiese cattoliche con il preciso scopo di assimilare i figli degli indigeni nella cultura dominante, la cosiddetta “educazione bianca”.

La minoranza etnica ’Tk’emlúps te Secwépemc’ paventava già da decenni l’emergere di un’agghiacciante verità. Pare che i bambini fossero costretti a subire abusi sessuali e fisici, pagando a volte con la vita quella che era la loro unica “colpa”: essere indigeni. La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del Paese, iniziò l’attività alla fine del 19mo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978.

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Le origini dell’odio xenofobo dei Canadesi verso gli indigeni sono ben spiegate dalle parole di Ry Moran, ex direttore del National Research Centre for Truth and Reconciliation: «La soppressione o sottomissione degli indigeni fu una strategia precisa in Canada.Eravamo una colonia da cui le madrepatrie — Gran Bretagna e Francia — pompavano risorse. Il primo obiettivo era l’accesso ai fiumi, al legname, al mare, alla terra da coltivare. Il mito del territorio vergine da conquistare è falso. C’era gente che viveva qui da centinaia di anni. Lo Stato canadese doveva cancellare le popolazioni indigene in qualche modo e raccontare una nuova storia, dei miti appunto: che questa terra era stata “scoperta”, che gli indigeni stavano morendo e sarebbero scomparsi e quindi era meglio integrarli, assimilarli nella società occidentale che si stava formando. Venne impedito loro, “legalmente”, di partecipare attivamente al nuovo Stato, nessun diritto di voto, nessun diritto di assembramento per più di tre persone, rimozione forzata dalle loro terre tradizionali per confinarli nelle riserve e trasferimento forzato dei bambini nelle scuole residenziale. Dovevi raccontare la storia di una nazione che si formava, gran parte di quello che le popolazioni indigene subivano era tenuto lontano dalla vista della pubblica opinione. Non era discussa»

Anna Maria Stanca

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.