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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » citta-del-vaticano » La protesta dei chierichetti contro l’arcivescovo dei silenzi sugli abusi

La protesta dei chierichetti contro l’arcivescovo dei silenzi sugli abusi

Federica Tourn by Federica Tourn
11 Ottobre 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Federica Tourn per DOMANI – Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia dal 2014, è coinvolto nelle accuse di occultamento di casi di violenza sui minori nella sua diocesi.

Lunedì scorso, 3 ottobre, durante la messa solenne nella Basilica di San Paolo fuori le mura officiata dall’arcivescovo, duecento chierichetti della sua diocesi si sono alzati e gli hanno voltato la schiena in segno di protesta.

Lunedì scorso, nella Basilica di San Paolo Woelki ha reagito con stizza alla rabbia dei ministranti, dicendo che la funzione, in quanto «celebrazione di unità e di pace», non era il luogo e il momento adatto per una manifestazione.

Non c’è pace per la chiesa cattolica sul fronte degli abusi, così come continua indefessa la prassi della stampa italiana di non coprire questo genere di notizie. Non solo il Vaticano non rende noti gli accordi con clausola di riservatezza proposti alle vittime dai preti pedofili (come abbiamo scritto ieri nell’inchiesta promossa dai lettori sulla violenza nella chiesa), ma si guarda bene anche dal dare visibilità alle proteste interne, anche quando sono i più giovani ed esposti a chiedere giustizia.

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Lunedì scorso, 3 ottobre, durante la messa solenne nella Basilica di San Paolo fuori le mura officiata dall’arcivescovo di Colonia Rainer Maria Woelki, duecento chierichetti della sua diocesi si sono alzati e gli hanno voltato la schiena in segno di protesta.

La messa faceva parte del programma del pellegrinaggio a Roma dei ministranti della diocesi guidati dallo stesso cardinale Woelki, a cui hanno preso parte duemila ragazzi e ragazze fra i 14 e i 30 anni.

Appena cominciata la predica, a piccoli gruppi i chierichetti hanno cominciato ad alzarsi e a girarsi ostentatamente, mentre altri hanno proprio abbandonato la chiesa. La richiesta «Woelki deve andarsene!» è stata scandita a più voci fra le navate della basilica.

«Deve dimettersi: non lo vogliamo come cardinale di Colonia e non volevamo nemmeno che celebrasse la messa», dichiara Yannik Gran, uno dei chierichetti che ha partecipato alla protesta.

Woelki, arcivescovo di Colonia dal 2014, è infatti coinvolto nelle accuse di occultamento di casi di violenza sui minori nella sua diocesi. Il cardinale, infatti, adducendo pretesti legali, non ha reso pubblico il rapporto sugli abusi che aveva commissionato nel 2019 allo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl, ma un rapporto successivo del 2021 ha rivelato che dal 1975 al 2018 ci sono state nella Chiesa di Colonia 314 vittime e 202 abusatori, due terzi dei quali sacerdoti.

LA VISITA E IL CONGEDO

Il rapporto scagiona Woelki dall’accusa di aver coperto i responsabili, ma i fedeli hanno reagito malissimo al modo in cui il cardinale ha gestito l’intera faccenda all’interno della diocesi e non hanno creduto alla sua estraneità nell’insabbiamento dei casi.

In seguito alla pubblicazione del secondo rapporto, il papa ha quindi deciso di inviare una visita apostolica nella diocesi di Colonia e poi concesso al cardinale sei mesi di congedo. Woelki, reintegrato nel suo ruolo nella scorsa primavera, a marzo ha presentato a papa Francesco le sue dimissioni.

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Il pontefice, però, non ha finora preso una decisione in proposito ed ecco perché è stato il controverso cardinale ad accompagnare i “suoi” chierichetti durante il consueto pellegrinaggio autunnale.

Lunedì scorso, nella Basilica di San Paolo Woelki ha reagito con stizza alla rabbia dei ministranti, dicendo che la funzione, in quanto «celebrazione di unità e di pace», non era il luogo e il momento adatto per una manifestazione.

Durante il sermone non ha perso l’occasione per stigmatizzare la protesta, giocando la parte della vittima mentre sottolineava dall’alto del pulpito che «Gesù non ha mai voltato le spalle nessuno».

«In realtà, è lui che ha voltato le spalle a noi, evitandoci e rifiutando per anni di rispondere alle nostre domande sullo scandalo degli abusi, ed è questo che volevamo dire con il nostro gesto simbolico», spiega Gran.

«Non vogliamo più sostenere un cardinale che ha coperto centinaia di episodi di violenza nella diocesi di Colonia – aggiunge – abbiamo perso la fiducia in lui e nella chiesa che lui rappresenta, e come noi molti altri fedeli, che in questo momento in Germania stanno lasciando la chiesa».

L’ONDA DELLA CHIESA TEDESCA

I chierichetti durante la protesta hanno anche mostrato bandiere arcobaleno, per solidarizzare con l’onda di rinnovamento che attraversa la chiesa cattolica in Germania, alle prese con un importante e sofferto cammino sinodale, in cui si chiede fra l’altro di abolire il celibato, accogliere le coppie omosessuali e rendere possibile il sacerdozio anche per le donne.

«Vogliamo una chiesa aperta a tutti, che non discrimini in base al genere o alle scelte sessuali», dice Gran. Inutile sottolineare che il cardinale Woelki, decisamente conservatore, si è sempre mostrato contrario a ogni apertura.

La messa si è poi conclusa velocemente e al termine del servizio il cardinale non ha attraversato la basilica per l’uscita solenne attraverso i ministranti, come previsto, ma è uscito in tutta fretta dalla porta di servizio.

La cronaca della contestazione è stata ampiamente riportata dai media tedeschi, mentre in Italia non è uscita una riga, come se non fosse successo niente. Soltanto VaticanNews dà conto della coraggiosa manifestazione dei chierichetti in San Paolo, ma senza menzionare minimamente l’accaduto: per l’organo del Vaticano non c’era evidentemente nulla da segnalare.

https://www.editorialedomani.it/fatti/protesta-chierichetti-arcivescovo-woelki-abusi-pedofilia-chiesa-dy3wymoe

inchieste

 

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Federica Tourn

Federica Tourn

Federica Tourn è giornalista professionista; come freelance si è occupata soprattutto di migranti, religioni, diritti umani, mafie, femminismo. Ha scritto reportage da diversi paesi, dalla Siria al Libano, dalla Bosnia all’Ucraina; ha collaborato fra gli altri con Diario, D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Marie Claire, Famiglia Cristiana, Pagina99, Eastwest, FQ Millennium, Huffington Post UK, Geographical. Insieme ad altre donne, nel 2007 ha pubblicato per l’editrice Claudiana La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi e nel 2020 per le edizioni Aut Aut ha scritto Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Su Jesus cura le rubriche “Ecumene” e “Le Straniere”. Per Domani dal 2022 si occupa dell’inchiesta sulla violenza nella Chiesa cattolica. Nel 2020 ha vinto la prima edizione del  “Piazza Grande Religion Journalism Award”, organizzato dall’Iarj, l’Associazione internazionale di giornalisti religiosi, e nel 2023 la seconda edizione del Premio Mimmo Cándito-Per un giornalismo a testa alta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.