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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

Un problema di una banalità assurda ma così complesso (o forse imbarazzante) per la chiesa, come fare passare un cammello per la cruna di un ago.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
27 Agosto 2022
in Campania, Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 2 mins read
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Un decreto del vescovo di Aversa Angelo Spinillo che vieta a don Livio Graziano l’accesso ad internet. Nulla di strano, anzi più che ragionevole dal momento che il destinatario del provvedimento ecclesiastico è accusato di violenza sessuale ai danni di un infraquattordicenne ed è attualmente agli arresti domiciliari, anche per evitare che possa reiterare l’eventuale crimine. Data l’accusa, è puro buon senso impedire che da recluso possa reiterare attraverso internet.

Eppure, malgrado la tesi non faccia una piega neppure per la diocesi, da settimane sembra impossibile riuscire a comunicare anche solo telefonicamente a don Graziano il decreto del vescovo Spinillo che di fatto, malgrado l’impegno preso dalla CEI in Italia sulla gestione dei casi di abuso su minori, lascia nei fatti da mesi un ragazzino (dopo i presunti abusi sessuali) ancora esposto a molestie di altro genere, dimostrando l’incapacità di gestire i casi di violenza dei propri sacerdoti.

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Situazione che venerdì ha portato il Promotore di Giustizia, incaricato del procedimento canonico a don Graziano, a rassegnare le dimissioni, come lui stesso annuncia mortificato.

In un breve scritto, infatti, spiega al padre del giovane che don Livio Graziano avrebbe questa volta ricevuto delle lettere minatorie presso la struttura dove è detenuto ai domiciliari e per questo motivo, forse, la la diocesi non vuole turbarlo ulteriormente con la notifica; anche se in questo modo mette al secondo posto i turbamenti della presunta vittima.

Una struttura che secondo i legali del sacerdote che aveva denunciato precedenti presunte intimidazioni, da come si legge negli atti, sarebbe inadeguata e priva di recinzioni, con i il rischio che qualcuno si possa introdurre e minacciare il sacerdote.

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Da fonti interne alla diocesi, il sacerdote avrebbe dovuto ricevere il divieto di accesso ad internet già ad agosto, dopo una denuncia da parte dei genitori del ragazzo che lo scorso giugno si era trovato violati gli account su alcuni social, oltre ad emoticon di apprezzamenti apparentemente riconducibili all’account del sacerdote.

L’indagine dei Carabinieri aveva ricondotto la connessione internet usata alla struttura dove è ai domiciliari don Graziano, ma sfortunatamente non si sono fatte indagini per accertare chi all’interno della struttura l’avesse concretamente utilizzata, vanificando in assenza della prova certa la possibilità che l’A.G. potesse intervenire.

Da qui la richiesta ad intervenire del padre del ragazzo, che nelle scorse settimane era stato ricevuto dal vescovo Spinillo, che in sua presenza aveva contattato la struttura e il successivo decreto di divieto, purtroppo però mai applicato.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.