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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Gennaio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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La “scoperta” degli abusi a danno dell’infanzia è stata traumatica. La protezione dei bambini e la lotta contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori, come sono dovere della società le denunce e le prevenzioni da attuare in tutti i luoghi interessati della società: scuole, realtà sportive, ricreative e culturali, comunità religiose, associazioni… e famiglie. L’ipocrisia che obbligava a ignorare la vulnerabilità delle situazioni deboli è stata per secoli segno dell’irrilevanza del bambino/a: in alcune lingue è addirittura nome neutro, una cosa. E, se si dice che sono “persone”, si neutralizza la “differenza di genere”: è come dire “uomo”. Perché quando le mamme dicevano “Guarda di non accettare caramelle da sconosciuti” lo dicevano soprattutto alle bambine. Mentre, se si considera il numero degli abusi di ecclesiastici, si scopre che chi in realtà è oggetto di “attenzioni” sono i maschietti. Grande, quindi, il coraggio della Chiesa nell’affrontare il problema, il dramma della pedofilia, un coraggio costoso perché i risarcimenti costeranno patrimoni alle Chiese locali. Ma è appena iniziato il processo morale: non è solo un “peccato contra sextum”. Francesco, nel viaggio di ritorno dalla Grecia, il 6 dicembre 2021, commentava emozionato con i giornalisti: «una situazione storica va interpretata con l’ermeneutica dell’epoca… nel caso degli abusi nella Chiesa il coprire, che è il modo che si usa purtroppo nelle famiglie, anche oggi, nella grande quantità delle famiglie, nei quartieri, cercare di coprire, noi diciamo no, non va questo, dobbiamo scoprire». Infatti questi mali della Chiesa sono in quota tra i mali sociali praticati nella tacita connivenza delle famiglie che hanno sempre “saputo”, percepiti come irrilevanti nelle pieghe interne di una società democratica ma passiva. La morale cattolica è doppiamente responsabile: nella società “obbediente” e davanti al Vangelo. Non ha nulla a che vedere con la pedofilia, ma esiste un abuso specifico della chiesa che divide i consacrati e le consacrate che le superiore degli Ordini femminili hanno denunciato pubblicamente inviando all’inizio degli anni ’90 (del secolo scorso) dossier alla Congregazione della fede sulla paura di sacerdoti, nelle missioni, di contrarre l’Aids da prostitute, cosa che li induceva a corrompere giovani colleghe e converse.

Agganciando il loro caso al grande convegno del febbraio 2019 sulla Protezione dei minori nella Chiesa, le superiore hanno chiesto: che fa la Chiesa quando le consorelle, partecipi anch’esse alla stessa vita consacrata, una volta pronunciati gli stessi voti, vengono insidiate da sacerdoti? Da quando le donne hanno iniziato a denunciare, anche le religiose hanno alzato la voce per chiedere un intervento. Gli abusi delle religiose rappresentano un diverso – anche se ugualmente legato al “genere” e alla sessualità – problema serio. Perché c’è l’abuso sessuale, ma soprattutto l’abuso di potere che offende la coscienza. Lo dimostrano le testimonianze di donne coinvolte e alcune pubblicazioni recenti, pur se l’argomento non appassiona né il laicato né l’informazione, anche anticlericale, sempre pronta a cogliere le occasioni scandalistiche. In realtà le donne sono sole e perfino il gran parlare di femminicidi provoca pochi interventi sulla responsabili collettiva degli uomini. Qualche antropologo si domanda se l’uomo di Neanderthal aveva coscienza di sé, ma nessuno indaga sulla violenza dei maschi nei confronti delle loro compagne. Tanto meno se preti. Il patriarcato è all’origine di tutta la sottrazione di dignità alle donne, rafforzato in tutte le credenza religiose dove secoli di assoggettamento al pregiudizio sessista sono stati assunti come verità.

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Anche i cattolici li hanno confermati, e sono stati benedetti da una società di maschi celibi che hanno giustificato il loro controllo sulle donne con il sigillo del sacro. Che è più grave e non solo a causa della disparità uomo/donna. Infatti la figura del presbitero è carica di suggestioni che investono la psiche di chi segue le sue funzioni di celebrante, in cui la disparità uomo/donna risulta evidente: come il presbitero sa di essere un uomo, come Gesù e come i fedeli maschi, e percepisce allo stesso modo dei fedeli maschi l’emozione di “consacrare”, è ben diversa l’emozione di una suora, sia perché deve “ricevere” un sacramento, senza “celebrarlo”, sia perché riceve il suo Signore dalle mani di un uomo che lo rappresenta. Se l’uomo si sente attratto da una consacrata ridiviene un uomo come tutti e, se si permette di seguire l’intuizione istintiva e abusa della sua superiorità “di ruolo” che trova vulnerabile la donna, è un molestatore e, peggio, un violentatore. Anche le donne laiche dovrebbero riflettere sulla condizione di chi ha l’obbligo degli stessi voti – obbedienza, povertà e… nubilato, diverso dal celibato perché “neutro”, coperto dalla “castità”, termine ambiguo, indulgente con i maschi – ma è indifesa davanti a un’autorità che lei non possiede. Francesco, il 10 maggio 2019, è intervenuto all’Unione delle Superiore Generali e ha riconosciuto che «L’abuso delle religiose è un problema serio. E non solo l’abuso sessuale, anche l’abuso di potere, l’abuso di coscienza. Dobbiamo lottare contro questo». Il “questo” resta neutro, indeterminato nell’imbarazzo del maschio che è anche papa. Le donne non sono indulgenti, ma vedono che i loro rimproveri qualche buon esito lo conseguono. Infatti il riconoscimento sull’indegnità delle violenze di genere si è fatto più presente e serio. Davanti alle telecamere di Mediaset Francesco ha riconosciuto che «È tanto grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema per me e?quasi satanico». Il 22 febbraio 2019 aveva risposto alle Superiore: «Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha». Le donne d’altra parte, a prescindere dalla religione sono vittime del patriarcato e nessuno, come anche il papa, ignora che «Le donne si vendono, le donne si schiavizzano. Anche nel centro di Roma il lavoro contro la tratta è un lavoro di ogni giorno. Nel Giubileo sono stato a visitare una delle tante case dell’Opera don Benzi. Ragazze riscattate, una con l’orecchio tagliato perché non aveva portato i soldi quel giorno, un’altra portata da Bratislava nel bagagliaio della macchina, schiava, rapita. Questo succede fra noi, eh! La tratta!» (di ritorno dall’Iraq l’8 marzo 2021). Consapevole che i clienti sono anche cattolici…. La cultura del patriarcato nella Chiesa dei celibi “ordinati” resta. Importante che le donne della Chiesa, insieme con le laiche, reagiscano perché non è possibile lasciare che nel mondo avanzi il “modello unico”, la massima insidia alla volontà di fare della differenza sessuale il diritto fondamentale per tutte le umane differenze.

*Giancarla Codrignani è giornalista, saggista, già parlamentare della Sinistra Indipendente

https://www.adista.it/articolo/67437

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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