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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

Il Papa emerito ha corretto una sua precedente affermazione ammettendo di aver partecipato, all'epoca in cui era arcivescovo di della città tedesca, a una riunione dell'Ordinariato avvenuta il 15 gennaio del 1980 nella quale venne discusso il caso di un sacerdote pedofilo in arrivo da un'altra diocesi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Gennaio 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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AGI – Benedetto XVI si corregge e chiede scusa. Dopo la pubblicazione di un report sugli abusi sessuali avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, il Papa emerito ha corretto una sua precedente affermazione ammettendo di aver partecipato all’epoca in cui era arcivescovo di Monaco, a una riunione dell’Ordinariato avvenuta il 15 gennaio del 1980, nella quale venne discusso il caso di un sacerdote pedofilo in arrivo da un’altra diocesi tedesca.

Lo dichiara l’agenzia cattolica Kna (Catholic News Agency), poi ripresa da Vatican News in tedesco. Joseph Ratzinger, in una dichiarazione diramata dal suo segretario particolare Georg Gaenswein, chiede scusa per l’errore della precedente dichiarazione, non fatta “in malafede” ma “risultato di un errore nella redazione della sua dichiarazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa.

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Nella riunione in questione però non fu presa alcuna decisione su una eventuale assegnazione pastorale del sacerdote, continua la dichiarazione di Ratzinger. “Piuttosto, è stata accolta solo la richiesta di fornirgli un alloggio durante il suo trattamento terapeutico a Monaco”.

“Da giovedì pomeriggio, il Papa emerito Benedetto XVI ha a disposizione la perizia dello studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco, presentata lo stesso giorno, come file Pdf”, riferisce monsignor Gaeswein che sottolinea che Ratzinger “sta leggendo attentamente le dichiarazioni” che “lo riempiono di vergogna e di dolore per le sofferenze inflitte alle vittime”.

In considerazione della sua età e della sua salute, precisa Gaeswein “ci vorrà del tempo per leggerlo nella sua interezza” (il report è di 1.900 pagine, ndr) ma “ci sarà una dichiarazione sulla perizia”. “Tuttavia, egli desidera chiarire ora che, contrariamente a quanto dichiarato all’udienza, ha partecipato alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. L’affermazione contraria era quindi oggettivamente errata”, continua Gaeswein.

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“Ci tiene a sottolineare che questo non è stato fatto in malafede, ma è stato il risultato di una svista nella redazione della sua dichiarazione. Spiegherà come si è arrivati a questo nella dichiarazione che deve ancora essere rilasciata. È molto dispiaciuto per questo errore e chiede di essere scusato”.

“Benedetto XVI – conclude la nota di monsignor Gaeswein – è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine, soprattutto in questi giorni, ed è molto vicino a essa nei suoi sforzi per chiarire la situazione. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”.

Il 20 gennaio è stato presentato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl il report, commissionato dalla stessa arcidiocesi di Monaco, sugli abusi commessi dal clero negli anni tra il 1945 e il 2019. Un report choc che, oltre a mettere in rassegna l’operato dei ministeri di Michael von Faulhaber, Joseph Wendel, Julius Doepfner, Friedrich Wetter e Reinhard Marx, getta pesanti ombre sulla gestione del Papa emerito, Joseph Ratzinger, che fu arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982 per poi diventare Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (1982-2005), organismo vaticano che si occupa proprio di casi di delicta graviora.

Sono almeno 497, di cui il 60 per cento minori tra gli 8 e i 14 anni di età, le vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi nel periodo preso in esame. Secondo il dossier sono 235 i responsabili degli abusi: 173 sacerdoti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali e 48 persone dell’ambito scolastico. Delle quasi cinquecento vittime, 247 sono di sesso maschile. In una settantina di casi l’identità della vittima non è stata accertata.

Quattro sono i casi contestati a Ratzinger. Quello a cui fa riferimento il Papa emerito è relativo al sacerdote della diocesi di Essen, padre Peter H., che nel 1980 fu trasferito a Monaco, perché accusato di pedofilia. Il settimanale tedesco Die Zeit nei giorni scorsi aveva accusato Ratzinger di aver coperto le azioni del prete che avrebbe abusato, tra il 1973 e il 1996, di 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, in veste di cappellano prima e di parroco dopo. Die Zeit scrive di un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Padre Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga. Ma il suo agire non fu fermato.

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https://www.agi.it/cronaca/news/2022-01-24/abusi-sessuali-arcidiocesi-di-monaco-ratzinger-si-corregge-e-si-scusa-15342524/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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