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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili, la Chiesa tedesca nella bufera. Ratzinger sotto accusa

Preti pedofili, la Chiesa tedesca nella bufera. Ratzinger sotto accusa

Rapporto della Commissione indipendente voluta dalla diocesi di Monaco di Baviera: 497 vittime di abusi sessuali fino al 2019. Il papa emerito avrebbe coperto almeno quattro prelati. «Non ne ero a conoscenza»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Gennaio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Un nuovo rapporto sugli abusi sessuali commessi dal clero nell’arcidiocesi di Monaco di Baviera, reso noto ieri, mette direttamente sotto accusa il papa emerito Benedetto XVI: secondo l’indagine, quando Ratzinger era arcivescovo di Monaco, avrebbe coperto quattro preti pedofili, consentendo loro di continuare a esercitare il ministero, nonostante fosse a conoscenza delle loro colpe.

DALLA CITTÀ DEL VATICANO, dove risiede dopo le dimissioni da pontefice, Ratzinger respinge «rigorosamente» ogni responsabilità, attraverso una dichiarazione inviata agli estensori del rapporto, i quali però la ritengono «non credibile». «Nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo», spiega monsignor Georg Gänswein, segretario particolare di Ratzinger, e aggiunge: «Il papa emerito, come ha già più volte ripetuto durante gli anni del suo pontificato, esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime». La Santa sede per ora tace e, tramite il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, fa sapere che verrà data «la giusta attenzione al documento di cui al momento non conosce il contenuto. Nei prossimi giorni ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli». Anche la Chiesa tedesca resta in silenzio, parlerà la prossima settimana.

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AL DI LÀ DEL COINVOLGIMENTO di Ratzinger, il quadro che emerge dal rapporto commissionato due anni fa dalla stessa arcidiocesi di Monaco-Frisinga e realizzato dallo studio legale Westphal Spilker Wastl, visionando documenti finora riservati e interpellando vittime e testimoni, è tragico. Un «bilancio dell’orrore», lo definiscono gli avvocati che hanno presentato l’inchiesta, un volume di 1.900 pagine. Sono 497 le persone che, fra il 1945 e il 2019, hanno subito abusi e violenze sessuali all’interno della diocesi. Si tratta in maggioranza di giovani maschi, ma ci sono anche molte donne. Le vittime sono per lo più minorenni, il 60% dei quali di età compresa fra gli otto e i quattordici anni. Tuttavia secondo l’avvocata Marion Westphal i numeri sarebbero molto più alti. I responsabili individuati sono 235: 173 preti, 9 diaconi, 5 incaricati pastorali e 48 impiegati nel settore scolastico (insegnanti, educatori, personale vario). Molti di loro, denuncia Westphal, hanno proseguito a esercitare il loro ministero e i loro incarichi anche se riconosciuti colpevoli: «C’è stato un insabbiamento sistematico per tutelare l’istituzione ecclesiastica». Risulta coinvolto anche l’attuale arcivescovo di Monaco, il cardinale Reinhard Marx, accusato dal rapporto di aver coperto due casi di preti pedofili. Marx a maggio scorso aveva presentato le proprie dimissioni a papa Francesco, denunciano la «responsabilità della Chiesa per la catastrofe dell’abuso sessuale», ma Bergoglio le aveva respinte.

RATZINGER, ARCIVESCOVO di Monaco-Frisinga fra il 1977 e il 1982, prima di essere chiamato a Roma da papa Wojtyla a guidare la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) e poi di essere eletto egli stesso pontefice (2005-2013), è accusato di «cattiva condotta» in quattro casi, cioè di non aver intrapreso nessuna azione nei confronti di preti pedofili di cui conosceva i comportamenti. Martin Pusch, uno degli avvocati dello studio legale che ha realizzato il rapporto, spiega che a due preti, pur essendo stati sanzionati penalmente, Ratzinger ha permesso di continuare a esercitare il ministero, senza nessun provvedimento canonico nei loro confronti. Un altro caso riguarda don Peter Hullermann, che aveva già commesso abusi su minori nella diocesi di Essen e poi è stato trasferito a Monaco di Baviera nel 1980 – ma Ratzinger ha negato di essere stato presente all’incontro in cui si è deciso questo trasferimento in quella che allora la sua diocesi –, dove ha compiuto altri abusi (ed è stato poi condannato penalmente nel 1986). Infine un quarto caso di un prete condannato da un tribunale non tedesco e poi accolto a Monaco, sempre nel periodo in cui l’ex papa era arcivescovo della diocesi.

«IL PAPA EMERITO Benedetto XVI ha negato qualsiasi illecito da parte sua», dice Pusch. Ratzinger ha sostenuto di «non essere a conoscenza dei fatti» e «che non vi erano elementi rilevanti ai sensi del diritto canonico e penale». Ma, conclude l’avvocato, queste affermazioni di mancanza di conoscenza sembrano «difficili da conciliare» con quanto emerso dai documenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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