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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: il bilancio schiacciante della commissione Sauvé

Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: il bilancio schiacciante della commissione Sauvé

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Novembre 2021
in World
Reading Time: 5 mins read
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in “www.lemonde.fr” del 5 ottobre 2021 (traduzione: www.finesettimana.org)
Frutto di due anni e mezzo di lavoro, il rapporto presentato dalla Commissione Indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, martedì, parla di 216000 vittime aggredite sessualmente mentre erano minorenni da parte di membri del clero, nel periodo che va dal 1950 al 2020.  Descrive un fenomeno “massiccio” e “sistemico”.

Ancor più del valore assoluto, tragico ma probabilmente sottostimato, è il paragone che è devastante. Il rapporto della commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica (Ciase), reso pubblico martedì 5 ottobre, valuta a 216 000 il numero di vittime che durante la minore età hanno subito violenze sessuali da parte di un prete, di un diacono o di un religioso, violenze dichiarate da persone che oggi hanno 18 anni o più di 18 anni.

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La commissione presieduta da Jean-Marc Sauvé, ex vicepresidente del Consiglio di Stato, ha cercato di scoprire, in questa valutazione, dove si situava la Chiesa cattolica rispetto agli altri ambienti di socializzazione. La sua risposta è netta: “La Chiesa cattolica è, al di fuori delle cerchie familiari e amicali, l’ambiente in cui la prevalenza di violenze sessuali è la più elevata”. Se si aggiungono le aggressioni sessuali subite da parte di persone legate alla Chiesa, anche se non preti e non religiosi (personale degli istituti scolastici, catechisti, dirigenti di movimenti giovanili…), si arriva ad una stima di 330 000 vittime.

Frutto di due anni e mezzo di lavoro, il rapporto è stato consegnato martedì ai mandatari, cioè la Conferenza episcopale di Francia (CEF) e la Conferenza delle religiose e dei religiosi di Francia (Corref). Sotto la pressione dei collettivi delle vittime, i due organismi mandatari, rappresentanti l’uno le diocesi, l’altro le congregazioni, nel novembre 2018 avevano deciso di creare un organismo indipendente per fare un bilancio di ciò che era successo dal 1950, studiare le reazioni della gerarchia ecclesiastica, valutare i provvedimenti presi da vent’anni per prevenire la ripetizione degli abusi. Da alcuni giorni venivano diffusi messaggi da parte di certi vescovi per avvertire i fedeli che si dovevano aspettare rivelazioni particolarmente sconvolgenti.

Con il titolo “Le violenze sessuali nella Chiesa cattolica – Francia 1950.2020”, la commissione, che ha potuto lavorare senza ostacoli, fa un bilancio “particolarmente cupo”, riassume Jean-Marc Sauvé nell’introduzione. Per i ventidue membri della Ciase, i numeri più inquietanti sono arrivati nell’ultima fase della loro missione. Nel primo semestre di quest’anno l’inchiesta sulla popolazione generale condotta presso 30 000 persone ha permesso di calcolare la prevalenza delle violenze sessuali in diversi ambiti di socializzazione.

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Secondo questa inchiesta, effettuata sotto la guida della sociologa Nathalie Bajos, direttrice delle ricerche all’Inserm e alla École des hautes édues en sciences sociales (EHESS), le aggressioni sessuali su minorenni da parte di chierici e di religiosi hanno rappresentato un po’ meno del 4% dell’insieme delle aggressioni di questo tipo commesse, che hanno riguardato in totale 5,5 milioni di persone che oggi hanno 18 anni o più di 18 anni (14,5% delle donne, 6,4% degli uomini). La proporzione sale al 6% se si includono le aggressioni commesse da laici legati alla Chiesa.

Nell’insieme della popolazione oggi maggiorenne, la maggior parte delle violenze su minorenni è stata commessa nell’ambito familiare (3,7%), da un amico di famiglia (2%) o da un amico o compagno (1,8%). Ma, rispetto agli altri ambiti di socializzazione, è la Chiesa cattolica ad essere in testa, e ampiamente, per la prevalenza delle aggressioni. La parte di persone che l’hanno frequentata e che sono state aggredite mentre erano minorenni è dello 0,82% se si contano solo le violenze commesse da preti o religiosi, e dell’ 1,16% se si comprendono gli altri aggressori legati alla Chiesa. Nelle altre istituzioni di socializzazione, il tasso è dello 0,36% per le colonie e i campi di vacanza, dello o,34% per la scuola pubblica, dello 0,28% per i club sportivi e dello 0,17% per le attività culturali e artistiche. In totale, il tasso di prevalenza delle violenze sessuali su minorenni
nella Chiesa cattolica è quindi di due volte superiore agli altri ambienti considerati, a parte la famiglia.

Il difficile censimento degli abusatori
Il numero di preti, di diaconi e di religiosi autori di aggressioni sessuali su minorenni non può essere valutato con gli stessi metodi. Invece, l’inchiesta a partire dagli archivi e dalle testimonianze condotte dalla équipe del sociologo e storico Philippe Portier, professore alla École pratique des hautes études (EPHE), permette di stabilire un dato “base”. Dal 1950, tra 2900 e 3200 preti, diaconi e religiosi di cui si conosce il nome hanno, in modo accertato, inflitto violenze sessuali a minorenni (in massima parte) o a maggiorenni vulnerabili (principalmente religiose, ma anche seminaristi).

Se si mette in relazione questo numero a quello del totale dei preti e religiosi che hanno esercitato durante i settant’anni considerati, cioè circa 115 000, si può stabilire una percentuale di abusatori clericali, che va dal 2,5% al 2,8%. Può riflettere la realtà? La commissione Sauvé rimane prudente a questo riguardo. Nota che questo rapporto si situa “all’estremità inferiore della gamma” stabilita da commissioni equivalenti che hanno lavorato da vent’anni in altri paesi occidentali – che si situa tra il 4,4% e il 7,5% – ma che è superiore a quello ottenuto dalla commissione olandese.

Inoltre, la commissione constata che, messo in relazione ai dati dell’inchiesta sulla popolazione generale, questo rapporto presupporrebbe un numero molto elevato di vittime (tra 64 e 67) per aggressore. Ha quindi stabilito altre ipotesi “corrispondenti a dei tassi tra il 5% e il 7%”, per arrivare a stimare che “un tasso attorno al 3% di chierici e religiosi autori di aggressioni sessuali costituisce una stima minima e una base di confronto pertinente con gli altri paesi”.

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In totale, tenuto conto dei dati risultanti dalle diverse inchieste in scienze sociali condotte, la commissione ritiene che il fenomeno delle violenze sessuali nella Chiesa cattolica può essere definito “massiccio” e che presenta “un carattere sistemico”.

“Fenomeno sistemico”
Di fronte a queste violenze, come si è comportata l’istituzione? Il suo atteggiamento ha avuto un’evoluzione nel corso dei decenni, come dimostra nel dettaglio lo studio d’archivio di Philippe Portier. Durante gli anni 50 e 60 del secolo scorso, quelli durante i quali ha avuto luogo più della metà (56%) dei fatti (rappresentavano all’epoca l’8% del totale delle violenze sessuali su minori), la gerarchia ecclesiastica cerca in primo luogo di “proteggersi dallo scandalo”, attuando un trattamento dei preti aggressori in strutture ad hoc, mentre le vittime sono “invitate a fare silenzio” e la loro sorte viene “occultata”. Nei due decenni successivi (il 22% degli abusi), la preoccupazione della Chiesa per gli abusi sembra attenuarsi e poi, negli anni 90, essa comincia “a prendere in considerazione l’esistenza delle vittime”, per giungere, nel secondo decennio del 2010, a cominciare a “riconoscerle”.

Il giudizio complessivo espresso dalla Ciase è severo. Lo riassume in queste parole: “occultamento”, “relativizzazione, se non negazione, con un riconoscimento solo molto recente, realmente visibile solo a partire dal 2015, ma diseguale a seconda delle diocesi e delle congregazioni”. In definitiva, “si impone la nozione di fenomeno sistemico”, nella misura in cui “l’istituzione ecclesiale non ha chiaramente saputo prevenire quelle violenze, né semplicemente vederle, e meno ancora trattarle con la determinazione e la precisione necessarie”.

La Ciase ha analizzato diversi fattori che le sembrano spiegare l’ampiezza del fenomeno, come il cattivo trattamento che ha applicato. Mette in discussione il diritto canonico, cioè il diritto interno della Chiesa, che giudica “ampiamente inadatto”, in quanto non prevede alcuno spazio alla vittima e non nomina mai le violenze sessuali. Insomma, non risponde “agli standard del processo equo e ai diritti della persona umana nella materia così sensibile delle aggressioni sessuali su minori”.

La commissione si è anche interrogata sul ruolo di certi elementi della dottrina cattolica, i cui “sviamenti” e i cui “snaturamenti” avrebbero facilitato gli abusi. Cita “l’eccessiva sacralizzazione della persona del prete”, “l’eccessiva valorizzazione del celibato”, “lo sviamento dell’obbedienza quando essa confina con la cancellazione della coscienza”, “la visione eccessivamente tabù della sessualità”. Però la sintesi del rapporto non si avventura sulla questione principe del celibato dei preti né su quella dell’ordinazione riservata ai maschi.

Una risposta insufficiente
La commissione era anche invitata a valutare le misure prese dalle autorità ecclesiastiche negli
ultimi vent’anni, dopo che dei casi di aggressioni sessuali erano regolarmente venuti a conoscenza
dell’opinione pubblica. Anche qui, nonostante le decisioni definite “importanti” per prevenirli o
trattarli, la Ciase esprime un giudizio severo. Quelle misure sono spesso state “tardive”, decise
“come reazione agli ‘avvenimenti’ e, inoltre, ‘applicate in maniera diseguale’. Insomma:
“Globalmente insufficienti”

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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