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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Papa Francesco “misogino dell’anno”

Papa Francesco “misogino dell’anno”

La rivista femminista tedesca EMMA ogni anno premia l’uomo che nell’anno precedente si è distinto per atteggiamenti e dichiarazioni sessiste. Quest’anno il riconoscimento di "Sexist Man Alive" va a Bergoglio. Qui le motivazioni della redazione.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Novembre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Ci sono molte cose buone da dire su questo papa. Quando, nel 2013, l’argentino di origine italiana si è trasferito in Vaticano, non si è comodamente sistemato nelle magnifiche stanze papali, ma nella residenza degli ospiti. Non indossa scarpe di pelle rossa e stole ricamate in stile barocco, ma sandali e la semplice tonaca papale bianca. Rifiuta in modo plateale il fasto e cerca la vicinanza del popolo. E usa la sua autorità per criticare il capitalismo, contro il razzismo e per salvare il clima (“Siamo i guardiani, non i padroni del mondo”).

È un vero peccato dunque che ci siano anche aspetti di tutt’altro segno. E non solo nei dettagli, ma nell’essenza. Questo papa è infatti anche il capo di un sistema di apartheid in cui le donne sono persone di serie B. Sulla base del loro sesso biologico, sono relegate al ruolo di serve dei pii padroni e a pulire i pavimenti della Chiesa. Sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio, che è possibile esclusivamente attraverso i pii padroni.

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Ancora nel XXI secolo, il Vaticano è la più antica ed ermetica associazione di uomini di questo mondo. In cui, non a caso, gli uomini che amano gli uomini si sentono particolarmente a loro agio. E questo papa fa in modo che continui a essere così. Con il disprezzo per le donne nascosto dietro la loro idealizzazione. E con la violenza sessuale a lungo ignorata.

Questo papa non solo non sta combattendo i sistematici abusi su bambini e giovani (per non parlare delle donne), ma sta anche proteggendo i colpevoli e i complici. Solo in Francia, dagli anni Cinquanta si contano più di 300.000 vittime e circa 3.000 colpevoli. Oggi siamo nel XXI secolo e se qualcosa è stato fatto non è certo stato per una sua autonoma iniziativa: è stata la base a costringere Sua Santità a farlo.

Questo papa ignora le innumerevoli donne cattoliche impegnate nel mondo che lottano da decenni per il diritto di accedere al sacerdozio o almeno di diventare diacone. Dice loro paternalisticamente: “Un tale riduzionismo [come la richiesta del sacerdozio anche per le donne] ci porta a credere che alle donne verrebbe concesso uno status nella Chiesa e una maggiore partecipazione solo se fossero ammesse agli Ordini sacri”. E ancora: questo porterebbe “anche subdolamente a un impoverimento del loro indispensabile contributo”. Abbiamo capito, Santo Padre. Continueremo felicemente a lavorare per Madre Chiesa, diligentemente e anonimamente. Senza voce in capitolo, senza potere, senza ricompense. Tanto noi donne ci siamo abituate.

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Questo papa inoltre non sta cercando di mitigare il conflitto sistemico sull’aborto, ma al contrario non fa che esacerbarlo. Sta diventando il capo dei sobillatori contro le donne che vivono una gravidanza indesiderata e coloro che si pongono al loro fianco.

Nell’udienza generale in piazza San Pietro il 10 ottobre 2018, il papa ha dichiarato che “il male nel mondo” deriva dal “disprezzo della vita”. E quale sarebbe questo male? Ma certo, l’aborto. Un “modo di pensare contraddittorio”, ha denunciato, permette oggi l’aborto persino “in nome della protezione di altri diritti”. Quali diritti? I nostri, naturalmente. Perché “non si può porre fine a una vita umana, anche piccola, per risolvere un problema. È come pagare un assassino per risolvere un problema”. Abbiamo capito bene? Le donne che abortiscono sarebbero assassine a pagamento!

Questa, Santo Padre, è semplicemente l’ultima goccia! Adesso basta!

Basta con il paternalismo nei confronti di metà dell’umanità. “Dio ama la vita”, Lei dice. Che cinismo, Santo Padre. Dovrebbe infatti sapere che, secondo le stime dell’Onu, 47.000 donne muoiono ogni anno nel mondo a causa di aborti illegali, e altre centinaia di migliaia subiscono danni irreparabili o rimangono infertili a vita. E Lei è uno dei maggiori responsabili di questi aborti illegali, a partire dalla demonizzazione della contraccezione.

Due donne su tre che abortiscono sono già madri; in molte parti del mondo spesso madri di numerosi bambini che riescono a malapena a nutrire. E voi osate accusare queste donne e noi europee di abortire perché siamo sedotte da “soldi, potere e successo”!

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In verità se guardiamo più da vicino la Sua idea di donna, tutto ciò non è affatto sorprendente. Perché per Lei le donne non sono esseri umani completi, ma subumani. Dietro la sua idealizzazione della Madonna c’è una nuda misoginia. La sua predica in occasione della ricorrenza di Maria Santissima Madre di Dio del 1° gennaio 2021, per esempio, è un documento di apartheid. Se lei parlasse in modo così paternalistico e con quel tono di superiorità dei neri o degli ebrei, un grido di indignazione attraverserebbe il mondo.

Perché il nucleo del suo pensiero, come quello di tutti gli oscurantisti, è il disprezzo per le donne. Noi donne siamo “altro”, non siamo uguali nei diritti, ma solo di pari valore. E cosa ciò significa naturalmente lo decidete voi uomini. È così che sempre inizia la discriminazione contro un certo gruppo di persone: gli uni fanno di quel gruppo gli “altri”.

Nella citata predica Lei definisce le donne come “la carne più nobile del mondo” che “ci ha concepito e ci ha dato alla luce”, mentre oggi la maternità sarebbe umiliata “perché l’unica crescita che interessa è quella economica”. In altre parole, Lei gioca la carta della critica del capitalismo contro l’emancipazione delle donne. E insiste: “È compito della donna occuparsi della vita. La donna dimostra che il senso della vita non è continuare a produrre qualcosa, ma prendersi cura di ciò che c’è”.

Per essere un uomo, sembra che lei sappia molto bene quale sia il compito della donna! Ma che ne direbbe se gli uomini, soprattutto gli uomini di Chiesa, iniziassero a darsi da fare anche loro per salvare il mondo e proteggere la vita? Accudire e proteggere, invece di abusare e abbandonare? Lavare e stirare, invece di predicare dal pulpito arroganza e misoginia infagottati nei paramenti appena inamidati?

Santo Padre, non sono solo le femministe di EMMA e Maria 2.0[1] a trovare la sua idea della donna arcaica e scandalosa. Sono le donne di tutto il mondo a ribellarsi contro di essa. Un’idea di donna, la Sua, che porta con sé come conseguenza il fatto che siano proprio le donne cattoliche ad abortire più frequentemente. Semplicemente perché, grazie al Suo sistematico ignorare la violenza sessuale e demonizzare il piacere e la contraccezione, sono tra coloro che più spesso rimangono incinte involontariamente. E una donna che non vuole o non può avere un bambino abortisce. Non importa in cosa crede.

Quando è entrato in carica otto anni fa, Lei ha suscitato grandi speranze di riforme e di più umanità. Ci ha ingannato.

E come se tutto questo non bastasse, Lei propugna anche l’esorcismo. Nel 2014 ha salutato con soddisfazione la fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti perché, disse, “il diavolo nel XXI secolo esiste ancora. E dobbiamo imparare dalla Bibbia come combatterlo”.

Durante questi esorcismi, i sacerdoti cospargono il “posseduto” di acqua santa e mormorano preghiere. Può anche succedere che una delle vittime muoia. Come la studentessa tedesca Anneliese Michel nel 1976. Dopo 67 esorcismi in due mesi era arrivata a pesare 31 chili.

Oggi, anche grazie alla Sua propaganda, solo in Italia ci sono più di 200 esorcisti, circa 300 in Polonia, e l’arcidiocesi di Colonia ha un commissario ufficiale per gli esorcismi, il prelato Helmut Moll. Colonia? Il nome di questa città dovrebbe far suonare un campanello nelle Sue orecchie papali. Casi di abuso insabbiati, fedeli che abbandonano in massa la Chiesa, donne ribelli.

Ingiustamente egregio Papa Francesco, alla luce di tutto questo non sarà sorpreso se diciamo che, in base alla Sua colpa, Sua colpa, Sua grandissima colpa, siamo giunte alla conclusione che quasi nessuno nel mondo cristiano ha tanta responsabilità per la miseria delle donne e dei bambini quanto Lei. Per questo ha più che meritato il titolo “Sexist Man Alive”, uomo più misogino dell’anno.*

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

(traduzione dal tedesco di Cinzia Sciuto)

* Questo testo è apparso originariamente su EMMA.de.

[1] Si tratta di una associazione di donne cattoliche che si batte contro la misoginia nella Chiesa, ndr.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.