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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

“Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

Una citazione in sede civile rischia di aprire uno squarcio su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie. L'udienza il 18 novembre. L'arcivescovo: “Tutta la vicenda è all'attenzione nel giusto modo e nelle sedi opportune”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Novembre 2021
in Sicilia
Reading Time: 4 mins read
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Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

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La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

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Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

“Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

“Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

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“E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

“Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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