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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » 3 novembre » In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

Dopo la Francia, l'Italia dovrebbe avviare una grande inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica, dicono gli esperti. Ma al momento sembra esserci poco supporto per questo. Come è successo?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Novembre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Pauline Valkenet 3 novembre 2021, 08:52 – Colpisce la dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner, all’inizio di ottobre. Il tedesco, che consiglia papa Francesco sulla dolorosa e spinosa questione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa, è sembrato sollecitare la Conferenza episcopale italiana ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Perché Zollner ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica poco dopo la pubblicazione in Francia di un corposo servizio al riguardo: “Le chiese cattoliche di altri Paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia si attivi. L’unico modo è quello della verità e dell’onestà”.

Il rapporto francese è opera di una commissione d’inchiesta indipendente, nominata dalla Conferenza episcopale francese nel 2018. I ricercatori hanno cercato negli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno interrogato i testimoni. Hanno concluso che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa cattolica romana sono stati abusati sessualmente dal clero dal 1950. Quattro vittime su cinque erano ragazzi. I ricercatori hanno anche stimato il numero dei colpevoli: circa tremila.

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Hans Zollner potrebbe aver fatto riferimento all’Italia in particolare perché è così plausibile che gli abusi sessuali si siano verificati qui almeno altrettanto spesso. Dopotutto, quasi l’80 per cento degli italiani si definisce cattolico; è la religione predominante. Anche la sede mondiale della Chiesa è in mezzo a loro.

Ovunque, anche nel borgo più schizzinoso, ci sono chiese cattoliche. I pastori nelle loro lunghe vesti nere fanno parte della scena di strada italiana tanto quanto le vespe e gli espresso bar. Eppure gli abusi sessuali sui bambini all’interno della Chiesa italiana non sono stati ancora scrutinati, figuriamoci in un ampio rapporto riassunto in parole e cifre come è avvenuto ora in Francia. In precedenza, erano già state condotte ricerche sull’entità degli abusi da parte di sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, tra gli altri.

Nessun effetto Le vittime di abusi in Italia reagiscono con scetticismo alla dichiarazione di Zollner. “Me ne scrollo di dosso”, dice Francesco Zanardi, soffiando il fumo dalla sigaretta.

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Zanardi (51) è il presidente dell’Associazione italiana vittime di abusi ecclesiastici Rete l’Abuso. Da ragazzo è stato abusato e violentato da un prete per molti anni. Tutto è iniziato nel 1981, quando aveva tredici anni. Nel 2010 Zanardi fonda l’associazione. Sono 1.300 le vittime registrate da Rete l’Abuso. Durante una videochiamata dalla sua casa di Savona, nel nord dell’Italia, Zanardi dice: “Perché penso che le parole di Zollner non avranno effetto? Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi a Roma, ho fatto visita al Papa e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti.

Devi conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo già discusso con altri alti funzionari del Vaticano. Dissero tutti: “Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa”. Ma ciò che conta sono le azioni. E non ce ne sono. “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da oltre vent’anni; Paese dopo Paese, la sconvolgente verità sta emergendo. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non è oggetto di indagine. Non esiste un fondo per il risarcimento delle vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in quella direzione».

Mappa piena di puntine rossi Rete l’Abuso ha raccolto gli unici dati sugli abusi all’interno della chiesa italiana. Il sito web contiene una mappa interattiva piena di spille rosse con informazioni sui sacerdoti condannati. Cioè 160. Se clicchi sul sud Italia, ad esempio, leggerai: ‘Don N. R., condannato a Foggia a due anni e due mesi di reclusione nel 2007 per maltrattamento di bambine in confessionale’. E al nord: “A Lombardore, Don P. M. ha fatto una sega ai ragazzi. Nel 2010 gli sono stati chiesti quattro anni e due mesi”.

Rete l’Abuso ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: si tratta anche di circa 160.

Basandosi sui numeri francesi, l’allegro presidente dell’associazione osa fare una stima approssimativa della reale portata di questo crimine in Italia negli ultimi sette decenni. “La matematica non è un’opinione”, dice e accende un’altra sigaretta.

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“In Francia ci sono 22mila sacerdoti, di cui 3000 perpetratori. Ciascuno di essi ha causato in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. 8000 sacerdoti che hanno abusato ciascuno di 72 bambini: ciò significa circa mezzo milione di vittime. E poi siamo ancora nella parte bassa, perché il rapporto francese conta solo le vittime che sono ancora vive. Ma quanti non sono morti per droga, alcol o suicidio? Non lo sappiamo”. L’attività era scaduta L’italiano medio non avrà idea di questa potenziale dimensione. L’abuso sessuale all’interno della loro chiesa non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. L’unico caso di rilievo che ha ricevuto molta attenzione mediatica è stato quello della scuola cattolica per bambini sordomuti Antonio Provolo di Verona. Nel 2008, 67 ex studenti hanno accusato di abusi i 25 sacerdoti che li avevano istruiti. Non ci sono state azioni legali perché i casi erano prescritti.

Da allora, i media hanno regolarmente riportato altri casi di abusi in chiesa. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello di don Giuseppe R. Il chierico è stato arrestato in Sicilia ad aprile dopo che un uomo di 28 anni lo aveva denunciato; aveva 16 anni quando sarebbero iniziati gli abusi di R.. Il vescovo locale aveva offerto alla vittima del silenzio denaro e aveva cercato altri modi per tenere la faccenda nascosta; R. era stato trasferito in una diocesi del nord Italia.

Ma il 7 ottobre è iniziata la causa contro di lui. I giornali e le agenzie di stampa online ne parlano, e il ben visto programma The Hyenas ha mandato in onda un lungo servizio sulla televisione nazionale, completo di un vescovo che schiva le domande difficili del giornalista.

Tre libri sulla pedofilia Tuttavia, il giornalista Federico Tulli (55) ritiene che il modo in cui il giornalismo italiano tratta gli abusi sessuali all’interno della chiesa sia forse la ragione principale del fatto che in Italia non è stata condotta alcuna indagine.

Tulli lavora per il settimanale Sinistra e ha scritto tre libri sulla pedofilia all’interno della chiesa. Nella luminosa redazione, a due passi dall’imponente Cattedrale di San Giovanni in Laterano a Roma, il pensieroso Tulli analizza: “I giornali contengono solo brevi storie di singoli delitti, come quello di Don R.. Questo dà al lettore la l’impressione che si tratti di casi isolati. I giornali non dipingono mai un quadro completo degli abusi in tutto il paese nel corso degli anni. Non spiegano come i preti pedofili siano stati sistematicamente trasferiti in altre parrocchie.

Perché il Corriere della Sera non ci dedica mai due pagine intere? L’hai rivisto in ottobre: ​​sono comparsi documenti sul rapporto francese, ma non hanno menzionato anche gli altri Paesi in cui sono stati rilevati abusi su larga scala da parte di sacerdoti». Il risultato, secondo Tulli, è che non c’è una massa critica di italiani che reagisce, che avvia un dibattito pubblico, che fa pressione sulla chiesa e sulla politica.

Gli articoli sui giornali sui casi di abuso finiscono spesso con un paragrafo sulla risposta del Papa: “Francesco ha espresso rammarico per questo” o “Il Papa esprime la sua tristezza per questo caso”.

Federico Tulli ritiene che gli autori diano l’impressione che l’amministratore delegato sia attivamente coinvolto nella questione e stia sicuramente lavorando a una soluzione. In altre parole, i lettori non devono preoccuparsene. Tulli: “Poiché molti giornalisti fanno male il loro lavoro, gli italiani hanno una visione distorta o parziale degli abusi sessuali all’interno della loro chiesa”. sottomissione psicologica Come mai i giornalisti qui sono così acritici quando si tratta di questo problema? Tulli: “Penso che molti colleghi non sappiano esattamente cosa sia la pedofilia e quanto sia dannoso per un bambino subire abusi sessuali. E c’è la sottomissione psicologica: la maggior parte dei giornalisti sono essi stessi cattolici. Quasi tutti sono cresciuti in una parrocchia. Sono sposati in chiesa, loro e le loro famiglie frequentano i sacerdoti. Molti dei miei colleghi non vogliono vedere che ci sono dei mostri lì dentro”.

L’attenzione dei media stranieri

Nel 2017 Matteo Mantero, allora deputato del Movimento Cinque Stelle, è stato il primo parlamentare a porre interrogazioni parlamentari sulla questione. Voleva sapere dal governo come intendesse prevenire gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e se intendesse risarcire le vittime.

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Le domande di Mantero non hanno mai avuto risposta. La cosa non stupisce Federico Tulli: “Ho chiesto ogni tanto a ministri e portavoce vaticani in conferenze stampa quando ci sarà un’inchiesta in Italia. La loro breve risposta è stata sempre: ‘Questo non è necessario qui'”.

Tuttavia, alla fine porterà a un’indagine approfondita sugli abusi della chiesa? “Sì”, risponde deciso il giornalista Tulli. “Sono fiducioso che tutta l’attenzione dei media stranieri per gli abusi creerà prima o poi una breccia nella nostra società, che si sta spostando sempre più verso una società laica, anche a causa della globalizzazione. Il numero dei battesimi e dei matrimoni nella chiesa sta diminuendo, i giovani si allontanano sempre più da essa. Potrebbe esserci una situazione in cui gli italiani chiederanno che la chiesa si assuma la responsabilità di questo”.

Ma il presidente di Rete l’Abuso risponde negativamente: “La Chiesa è troppo potente. Non sperimenterò una simile indagine nella mia vita”.

https://www.trouw.nl/verdieping/in-italie-blijft-onderzoek-naar-misbruik-in-de-kerk-nog-altijd-achterwege~b821d2eca/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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