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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » cultura » film » La Scuola Cattolica è da far vedere ai vostri figli, altro che censura

La Scuola Cattolica è da far vedere ai vostri figli, altro che censura

La censura operata sul film di Mordini dedicato al Massacro del Circeo è lo specchio di una società ipocrita e bigotta

Redazione Media Web by Redazione Media Web
24 Ottobre 2021
in Film
Reading Time: 7 mins read
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“Il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. Per tutte le ragioni sopracitate la Commissione a maggioranza ritiene che il film non sia adatto ai minori di anni diciotto”.

Con questa motivazione, la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche ha sentenziato che la Scuola Cattolica di Stefano Mordini, film che rievoca il terribile massacro del Circeo, non possa essere mostrato agli under 18. C’è qualcosa di inquietante che emerge da queste righe, dove l’attenzione inizialmente viene posta su una supposta equiparazione tra vittima e carnefice, salvo poi far emergere nella seconda parte il sospetto che la reale motivazione dietro la decisione della Commissione sia l’accusa di aver operato una mistificazione religiosa.

Il timore è che sia questo il vero problema col film di Mordini, tratto dal romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega. Non una mancanza di profondità, non una violenza eccessiva (ammesso che oggi abbia ancora senso parlarne), ma il vecchio, obsoleto, delitto di lesa maestà religiosa, di offesa alla morale.

La Scuola Cattolica è stato presentato all’ultima Biennale di Venezia, ottenendo recensioni abbastanza contrastanti, com’era del resto ovvio aspettarsi da un film, che ripercorre uno dei fatti di sangue più discussi e terribili, in quel terribile periodo in cui l’Italia era stretta nella morsa dell’eversione ad ogni livello.

Andrea Ghira, Gianni Guido e Angelo Izzo, i tre giovanissimi carnefici che fecero inorridire il paese massacrando due ragazze in una residenza esclusiva sul litorale pontino, ci vengono mostrati seguendo il loro punto di vista e quello dei loro compagni di classe, di uno in particolare: Edoardo (Emanuele Maria Di Stefano).

La sceneggiatura curata da Mordini, Massimo Gaudioso e Infascelli, ci porta di conseguenza dentro quella classe, dentro quell’istituto cattolico esclusivo, dove regnava un clima opprimente, fatto di bullismo, classismo, ipocrisia e una mancanza totale di dialogo tra docenti ed alunni.

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A tale realtà immutabile e corrotta, si accompagna la dimensione familiare, per Mordini la culla del male. Questa è la Roma di borghesi arricchiti, violenti e reazionari, oppure bigotti e decadenti. Sono tutti impegnati a mantenere l’ordine apparente della sacra istituzione familiare, così come la Patria e la Chiesa, anche quando tali dimensioni hanno perso di significato, sono nidi di menzogne.

Lo vediamo negli occhi di Riccardo Scamarcio, padre fascista ed aggressivo, di Valeria Golino, madre iperprotettiva ed ingenua, nella sessualità torbida e affamata di Jasmine Trinca. Il sesso è il peccato goloso dei grandi, la prima volta è un rito tribale senz’amore, le donne, le ragazze, sono il premio al passaggio d’età. Un’omosessualità latente e pervasiva è soffocata dalla morale del tempo.

La Scuola Cattolica è sicuramente un film non esente da difetti. Il fascismo che regnava nella mente di quei tre giovani, nell’ambiente che essi frequentavano, non appare se non fugacemente.

Un paio di elementi del giovane cast poi non sono particolarmente convincenti, e la stessa rievocazione di quei terribili momenti che costarono la vita a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez ha convinto molto alcuni spettatori, per nulla altri.

Tuttavia bisogna assolutamente riconoscere a Mordini di averci saputo donare quello che nel nostro cinema di rado si concretizza: un ritratto sincero, genuino, brutalmente onesto dell’età giovanile, che spesso la nostra settima arte descrive con toni banali, idilliaci o retorici.

Qui non vi è nulla di tutto questo, qui si abbraccia un mondo che tutti conosciamo molto bene. Per chi ha memoria, spesso gli anni del liceo sono i più brutali, i più impietosì, dominati da bullismo, intolleranza, sessismo e soprattutto dalla logica del branco che azzera l’individuo.

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Si potrà forse dire che i tempi sono cambiati, che la nostra società è mutata, ma forse lo è meno di quanto pensiamo.

Basterebbe leggere i dati per capire quanto questo film sia incredibilmente attuale, qualcosa che i vostri figli necessitano di vedere. In Italia avvengono 11 stupri al giorno, quattromila ogni anno. E sempre da noi, un ragazzino su due è stato vittima di atti di bullismo, tutti concentrati nell’età che va dagli 11 ai 17 anni, proprio il pubblico escluso ora dalla visione di questo film.

L’iter è sempre lo stesso: ingiurie, intimidazioni, ed infine percosse o anche peggio, il tutto nascondendosi alla luce del sole, di fronte ad adulti o ciechi o disinteressati. Il film ci descrive quella gioventù, la gioventù in generale, come il prodotto finale di un’Italia, di una Roma, divisa in tribù. Le famiglie in quegli anni 70 (come in questo ventunesimo secolo) nascondono il male sotto il tappeto, trattano i figli come un prolungamento delle proprie ambizioni naufragate, quasi accusandoli di aver rovinato il loro mondo perfetto.

La Scuola Cattolica è un’istantanea del mondo in cui siamo cresciuti, di questa Italia che è un prodotto proprio di quella generazione che negli anni 70, si trovò alle prese con una progressiva perdita di ideali, con un materialismo dei corpi e degli affetti sempre più opprimente.

Erano stati cresciuti da insegnanti e docenti che parlavano del Cristo, della Pietà, degli ideali contenuti nella Bibbia, salvo poi dimenticarsi di applicarli nella vita comune. Erano, sono troppo impegnati a restare sul loro narcisistico piedistallo, di fronte a quegli stessi ragazzi, che proprio lì, tra le mura scolastiche, non trovano la strada verso la propria identità, rimangono vittima del sonno della ragione. Sì, al netto di una visione parziale sulla natura e significato storico che ebbe quell’evento drammatico nel 1975, la Scuola Cattolica spaventa una parte d’Italia, la più vecchia, che difende il proprio regno bigotto.

Questa censura diventa anche un po’ ridicola in un mondo in cui internet, la televisione, da decenni ci vomitano addosso nudità e violenza, la mercificazione del corpo femminile, il consumismo più amorale. YouTube ci mostra il peggio dell’esibizionismo fatto sulla pelle dei propri coetanei ogni giorno, e in questo mondo, questa Commissione cerca di farci credere alla solita bugia: quella di una gioventù innocente e delicata, che non possa comprendere la metafora sul male contenuta in questo film.

Cristo non viene equiparato ai suoi carnefici, i tre massacratori del Circeo non sono posti sullo stesso piano delle loro vittime. Tuttavia tutti fanno parte dello stesso quadro, sono contenuti nella stessa immagine, nello stesso mondo, sono stati creati dalla stessa mano.

Questa mano è quella della nostra società, la società italiana dove la discriminazione di genere, il machismo, la tirannia del più ricco e più forte, sono ancora oggi i codici invisibili della nostra vita quotidiana, fin dagli anni giovanili.

Si tratta di qualcosa che i ragazzi di oggi conoscono molto bene, che gli arriva addosso attraverso altre forme, altri stimoli rispetto al passato, ma di cui saprebbero sicuramente riconoscere il volto feroce e impietoso che è sopravvissuto a quasi 50 anni di storia. A conti fatti, questo prepotente paternalismo, la mancanza di coraggio che si vede dietro questa censura, non sono poi tanto dissimili da quelli che albergavano in quei genitori e insegnati nel 1975.

Ieri come oggi, la vera violenza è non voler parlare del male nel mondo, censurarlo, in nome di una narrazione inesistente a nostro uso e consumo, fatta per sopire il nostro senso di colpa, facendo pagare il prezzo ai nostri figli.

Non ci serve la censura, ci serve parlare del perché questo succede nel luogo in cui succede: a scuola, dove questo film andrebbe mostrato, non nascosto. Proteggere il nostro senso di colpa, dietro la foglia di fico di una lesa religiosità, di un pudore nell’epoca in cui esso ha perso ogni legame con il reale, non ha senso.

La Scuola Cattolica i vostri figli dovrebbero vederlo. Capirebbero l’immutata verità per la quale niente nulla accade solo a loro, ne intuirebbero il perché, e forse smetterebbero anche di vedere “i grandi” per quegli esseri perfetti che non sono mai stati.

https://www.esquire.com/it/cultura/film/a37879393/la-scuola-cattolica-censura/


  Il massacro del Circeo
Da uno studio virtuale, Giancarlo De Cataldo, con i filmati esterni realizzati da Alessandro Chiappetta, affronta un crimine che ha turbato profondamente le coscienze, non solo per la ferocia degli aguzzini, non solo perché i colpevoli erano degli insospettabili “ragazzi di buona famiglia”, o per quello scatto scolpito nella memoria collettiva che ritrae Donatella Colasanti, tumefatta e ricoperta di sangue, riemergere dal portabagagli di una 127 accanto al corpo senza vita di Rosaria Lopez, nel quartiere Trieste di Roma. Il massacro del Circeo è il caso giudiziario che ha cambiato il modo di percepire la violenza degli uomini sulle donne e il modo di vivere la giustizia nei casi di violenza: accanto alla vittima, diventata suo malgrado un simbolo, il movimento femminista invade le aule del tribunale, in un processo che diviene socialmente rilevante. La voce delle donne chiede giustizia in una maniera che non potrà più essere ignorata, tanto dai giudici quanto dalla società.
https://www.raiplay.it/video/2023/01/Cronache-criminali-Il-massacro-del-Circeo-85b04ee4-0aa0-4eca-b1ce-f6a43618ac61.html
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.