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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Altamura » Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
18 Febbraio 2021
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Una legittima perplessità delle vittime di sacerdoti pedofili anche savonesi, da undici anni riunite nell’associazione Rete L’ABUSO che in Italia le tutela. Persone che non hanno mai ottenuto giustizia, tanto mai il dovuto sostegno delle istituzioni preposte alle quali si sono rivolte. Letti gli atti giudiziari, ci siamo resi conto che quei pedofili in realtà erano stati coperti per anni e non solo da vescovi e colleghi, ma anche da politica e istituzioni della città di Savona che di fatto hanno permesso lo stupro di decine di bambini, in molti casi affidati direttamente dai servizi sociali alle due comunità per minori gestite una da don Giorgio Barbacini, l’altra da don Nello Giraudo.

Agli atti della procura risulta che gli stessi servizi sociali sapessero, ma omisero la denuncia e si limitarono a riferire al vescovo. Non mandarono più bambini, incuranti di quelli che avevano già mandato o erano ancora li. Stessa cosa per quanto riguarda la CARITAS, obiettori di coscienza, volontari ecc.

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Anche Livio Giraudo e la moglie Isabella Sorgini, esponenti politici di spicco, tra i pilastri portanti della società savonese, sapevano dai primi del 2000 delle tendenze pedofile di don Nello ma lo coprirono sempre e comunque fino a portarlo con loro a un capo scout dove nel 2005, puntualmente, stuprò un altro ragazzino per il quale sarà poi condannato nel 2012. Da quanto emerge dagli atti, il ragazzino fuggi dopo la violenza e fu trovato ore dopo in lacrime. Tuttavia gli fu negata persino l’assistenza medica e a fine campeggio fu riconsegnato dall’AGESCI lavato e stirato ai genitori, che non furono informati di quanto accaduto. Lo scopriranno solo nel 2010 dopo che io denunciai al PM Giovanni Battista Ferro quei fatti.

Una società e una classe dirigente evidentemente malate che dagli anni 80 al 2010 a Savona hanno preferito anteporre gli interessi politici, economici e religiosi, alla salute psicofisica dei loro stessi figli. La stessa giunta Berruti che vedeva Isabella Sorgini tra gli assessori (servizi sociali del comune di Savona e moglie di Livio Giraudo) fece ostracismo alle vittime, ci rifiutò qualunque sostegno. Lo stesso Berruti, prima ci negò la Sala Rossa, poi fece rimuovere i manifesti affissi dalle vittime attraverso il servizio comunale.

Un’intera comunità civile ma così ignorante o resa tale dalla sua classe dirigente al punto di non sapere che «L’abuso di un bambino è un omicidio psichico» (M. Gabriella Gatti da LEFT)

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Decine di vittime che da 11 anni chiedono come è legittimo un sostegno alle istituzioni della propria città, che non ha mai risposto. Persone tutte con grosse problematiche dovute al disturbo post traumatico da stress (classico di chi subisce fortissimi traumi come i soldati che hanno affrontato la guerra del Vietnam) che vedono tra i loro aguzzini non solo i pedofili che li hanno costretti in quella condizione di vita, ma sopratutto gli amici dei pedofili, che prima li hanno coperti e oggi creano intorno alle loro vittime questo barbaro isolamento sociale.

La questione Marco Russo è davvero molto semplice in quanto lo vede nell’ambito professionale più che legittimo, il difensore di due pedofili savonesi di cui siamo vittime, don Giraudo (in cui Russo è difensore ancora nell’attuale processo in corso) e don Barbacini. Il terzo è don Pinetto, ma non solleviamo neppure la questione in quanto fu difeso dall’avvocato Altamura, che non risulta sia candidato.

Il passato slogan elettorale di Marco Russo
Il passato slogan elettorale di Marco Russo

Marco Russo invece si e con l’appoggio dell’omertosa ala del fratello di Nello Giraudo e degli stessi amici di sempre, quelli che per anni non videro, non fecero e non risposero… E continuano a farlo.

Lo è niente popò di meno alla carica di primo cittadino di quel comune e quella classe dirigente che da 11 anni ignora le vittime della chiesa (che copre da 40) e per non offende la stessa, rifiuta la presa in carico legittima delle sue vittime, tanto è che siamo ancora qui che bussiamo alla porta.

Per quello ci chiediamo più che legittimamente come gestirà nei nostri confronti il ruolo di sindaco, ammesso che ne abbia, quali programmi ha in sostegno di chi è stato vittima della chiesa savonese, cosa che naturalmente chiediamo anche agli altri candidati.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Il silenzio del candidato sindaco e dei suoi supporter e sponsor alla vigilia della campagna elettorale è qualcosa di agghiacciante che indica che quella società, dirigente e politica che per 40 anni insieme alla chiesa savonese ha prodotto decine di vittime e se ne è lavata le mani, oggi non solo dimostra di non voler neppure provare riparare per quanto possibile il danno fatto, ma si irrita addirittura per fatto che cittadini da anni abbandonati a se stessi, chiedano il semplice rispetto delle loro vite come esseri umani.

Vi lascio alla riflessione di Gianluigi Nuzzi proprio sul caso savonese – Parole Ubikate in mare Celle Ligure

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Francesco Zanardi

Portavoce Rete L’ABUSO

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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