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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Febbraio 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Dopo l’ennesimo evento che in questo caso pone sotto i riflettori don Gabriele Martinelli e di rimbalzo il vescovo rettore del seminario accusato di sapere ma di non aver agito, comincia a farsi strada un principio per il quale i pesi si sbilanciano nel nome di una mera forma tautologica: il mal contento è dato dalla maggioranza delle azioni negative e non dalle eccezioni delle azioni positive, concetto per il quale il Papa forse comincerà molto probabilmente ad interrogarsi sull’attendibilità non di chi viene cooptato ma di chi è facente funzione della valutazione dei nuovi sacerdoti.

Esisteva il segreto pontificio sui casi di pedofilia

Con l’insediamento di papa Francesco cambiarono molte cose in diversi campi; a febbraio del 2019 il papa diede disposizione di creare “un summit sugli abusi”, incentrato proprio sui casi di pedofilia sui minori, per fare una volta per tutte una vera luce sul “mostro della pedofilia del clero”. Di lì a poco, il 4 dicembre, papa Francesco istituì “l’abolizione del segreto pontificio sulla pedofilia” proprio perché per combattere questo mostro bisognava guardarlo negli occhi ed alla luce del sole, dimostrando ai fedeli la volontà di debellare la “delicta graviora”. In pochissimo tempo, caduto il muro dell’omertà sostenuto proprio dal segreto pontificio, l’ufficio preposto a ricevere le denunce di abusi sessuali nel contesto clericale dichiarò di aver registrato in un solo anno la mostruosa cifra di di 1.000 casi in tutto il mondo, ove i casi più eclatanti sono emersi in Argentina, Messico, Cile, Polonia, Stati Uniti e Italia.

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E proprio in Italia nasce l’associazione L’ABUSO

Nella raccolta di informazioni per poter scrivere questo articolo, mi sono imbattuto in qualcosa di davvero difficile da digerire e altrettanto inquietante da osservare: ho trovato un sito che ha tracciato una mappa, su Google, di tutti i casi di abusi nel nostro Paese, con tanto di legenda colorata a seconda della gravità dei casi. Le vicende occorse sono talmente tante che se dovessi fare una ricerca approfondita per accertarle tutte non saprei determinarne il tempo necessario, e come è spiegato nella pagina, allargando la cartina ne escono fuori tanti di più, per cui ve la riporto qui con tanto di link al sito stesso, https://retelabuso.org/

Aggiornata come contenuto nella pagina, all’8 di gennaio 2021, la cartina mostra un aspetto della religione cattolica in Italia del quale francamente stento a credere. E’ davvero il momento di cominciare ad avere paura di portare i propri figli all’oratorio per il catechismo perché potrebbero essere oggetto di attenzioni particolari? No, ma quanto evidenziato dall’associazione deve far riflettere.

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La realtà dell’associazione L’abuso

Nella pagina “chi siamo“, si spiega la scelta del costituirsi in associazione e che la mappa che si propone, proviene da un database partito addirittura dal 2005, “ABUSE-TRACKERS“.

Ho navigato nel sito alla ricerca di tutte le informazioni necessarie a comprendere le motivazioni e le attività di questa associazione e sono arrivato ad una conclusione: nel 2010 un gruppo di vittime di preti pedofili, si costituiscono in associazione determinata a combattere la pedofilia nel Vaticano e a fornire tutta l’assistenza possibile a chi li contatta per chiedere aiuto. Questa associazione non sembra presentare l’intenzione di intaccare la fede o di mostrare che la religione sia fallita, ma si prefigge l’obiettivo di combattere un cancro all’interno di un sistema che gravita intorno alla stessa ma in maniera evidente non ne condivide la missione.

Usare la religione come strumento per i propri fini non è solo grave

Tutti i compartecipati del clero, dal più basso al più alto dei livelli, considerano e comprendono che la più grande responsabilità è quella che si decide di prendere e tutto questo impatta enormemente sul principio stesso sul quale la chiesa si fonda: il perdono.

Anteporre il perdono ad un errore è profondamente cristiano, ma la regola fissa la condizione per la quale l’errore non può e non deve abbattersi su chi ha subìto un errore che si trasla in un trauma per un periodo verosimilmente pari a per sempre. E qui la religione non è solo non colpevole ma non è nemmeno contemplata nell’equazione: un errore è un errore con tutto ciò che ne consegue, dal contesto sociale a quello giuridico e commettere delitti in maniera consapevole, vestendo un simbolo che rappresenta un riferimento è un’aggravante che mette a repentaglio il simbolo stesso.

La religione non è colpevole: il sistema è comunque fatto di persone

Fra il pensiero e l’azione, come dicevano i saggi d’un tempo, dovrebbe trascorrere un lasso di tempo di sette secondi circoscritti in dei respiri profondi. Gli scenari che si profilano nei riguardi dei sacerdoti possono essere molteplici: da ragazzi invaghiti dal carisma a persone dalla accentuata timidezza che spesso si traduce in un carattere facilmente manipolabile. Qualsiasi sia il contesto, la persona alla quale è affidata una comunità dovrebbe essere addestrata a poter gestire le altrui e le proprie emozioni e così infatti è nella stragrande maggioranza dei casi; tuttavia accade anche il contrario in quanto già in partenza la profilazione dei soggetti non è garantita, evidentemente, da un personale che possa mettere in evidenza talune inclinazioni che poi esplodono successivamente trascinando la comunità stessa in un limbo di sfiducia verso chi si propone di interessarsi alla spiritualità dei fedeli e di guidarli con consigli ed esempi.

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Sarà la stessa religione a risolvere il problema

Un chiaro esempio di come la religione rasenti una montagna per la quale ogni credente sceglie un sentiero per arrivare alla vetta ci è dato non dal Papa ma dallo stesso Dalai Lama, nella chiesa di Grossmuenster a Zurigo, nel 2016. Le sue dichiarazioni dimostrano esattamente che questa montagna rappresenta non una religione specifica ma la pura fede e che i sentieri ad essa connessi il cammino di un fedele che arrivando alla vetta si incontra con tutti gli altri che provengono da altre discipline religiose: ognuno per sé e attraverso chi li ha guidati, condividono le loro esperienze su di un terreno comune.

“Vorrei parlare dell’importanza della religione nei tempi attuali. Tutti, per natura, abbiamo il senso di un sé e, attraverso di esso, sperimentiamo i fenomeni conoscibili come dolorosi, piacevoli o neutri. E’ un dato di fatto che non ha bisogno di ulteriori indagini. Anche gli animali provano la stessa cosa. Per natura, amiamo la felicità e cerchiamo di evitare sofferenza e dolore. E neppure questo è un fatto che ha bisogno di dimostrazioni. Detto ciò, possiamo parlare del diritto di ciascuno a di vivere un’esistenza felice e superare le sofferenze.” Se questa parte di discorso del sant’uomo recasse la firma del Papa non cambierebbe assolutamente nulla: il contenuto del discorso forgia e dimostra la forma della fede stessa che non si aspetta nulla in quanto le azioni sono dettate dall’interesse della comunione fra gli individui.

In conclusione

Come osserva il Dalai Lama quando afferma “Tremila anni fa vivevano circa cento mila persone. Oggi siamo 7 miliardi. E’ evidente che tra tutti noi vi siano differenti disposizioni” possiamo comprendere che oggi, con la tecnologia, con internet e con tutte le novità presenti nell’odierno rispetto all’antico, si potrebbe pensare che la dottrina non sia al passo con i tempi, mentre forse il successo della stessa consta proprio nell’aver mantenuti integri i cardini della sua stessa tradizione. I fedeli di una volta erano consapevoli della propria scelta, quelli di oggi sono consapevoli che la loro esistenza proviene da una consapevolezza millenaria e questo potrebbe essere lo spunto sul quale considerare realmente che la religione è e resta distante dalle scelte di persone che si sono introdotte al suo interno per indulgere nelle proprie intenzioni.

Le regole poste in atto dalla Chiesa hanno dimostrato l’intenzione di distanziarsi ufficialmente da quelli che pensano che una volta individuati e stretti all’angolo chiedere scusa sia meglio di chiedere permesso. Ma non solo.

https://www.notiziavera.it/vaticano-e-pedofilia/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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