Usa, il vescovo di Duluth si dimette un mese prima di entrare in carica: è accusato di abusi

Papa Francesco ha accettato oggi la rinuncia di padre Michel Mulloy. La diocesi di Rapid City ha ricevuto il 7 agosto un’accusa contro il prete di molestie su un minore negli anni ’80

CITTÀ DEL VATICANO. Era stato eletto lo scorso 19 giugno vescovo di Duluth, diocesi statunitense nel Minnesota di circa 500mila abitanti. Ma non ha fatto in tempo neppure a ricevere l’ordinazione episcopale, in programma l’1 ottobre, che padre Michel Mulloy ha rassegnato le sue dimissioni. Papa Francesco le ha accettate oggi, come annuncia la Sala Stampa vaticana. Il motivo della rinuncia? Un’accusa di abusi su un minorenne che il mancato vescovo, 66 anni, avrebbe compiuto nei primi anni Ottanta.

Lo rende noto la diocesi di Rapid City, che il sacerdote – orfano da bambino di madre, laureato in lettere e per anni parroco di campagna – ha servito come vicario generale e vicario del clero dal 2017. L’anno scorso, era stato nominato amministratore diocesano dopo il trasferimento del precedente vescovo nel Michigan. In un comunicato pubblicato sul sito ufficiale, accompagnato da uno statement in allegato, la chiesa di Rapid City spiega nel dettaglio come la situazione spinosa sia stata gestita e a quali risultati ha portato l’indagine indipendente avviata dalla stessa diocesi.

Come si legge, in seguito alla nomina di Mulloy, il 7 agosto la diocesi di Rapid City ha ricevuto la notifica di un’accusa contro il sacerdote per abusi sessuali su un minore risalenti ad oltre trent’anni fa. Nessun’altra accusa oltre a questa: «La diocesi di Rapid City non ha altre accuse di abuso sessuale che coinvolgano padre Mulloy», recita il comunicato.

Seguendo la procedura stabilita, monsignor Peter Muhich, vescovo di Rapid City, ha informato le forze dell’ordine e Mulloy ha ricevuto l’ordine di astenersi dall’esercizio del ministero. La Diocesi ha quindi commissionato un’indagine indipendente «per determinare se l’accusa giustificasse ulteriori indagini secondo il Diritto canonico».

Ad inchiesta conclusa, i risultati sono stati condivisi con la “Commissione diocesana di revisione” di Rapid City, organismo interdisciplinare a maggioranza laica istituito in conformità con gli standard del Diritto canonico e «la politica» della diocesi di Rapid City. Ovvero l’impegno – seguito da tutte le diocesi degli Stati Uniti dopo il turbolento scandalo McCarrick – a fare in modo che «tutte le accuse di cattiva condotta sessuale che coinvolgono bambini o giovani e sacerdoti, diaconi, dipendenti laici o volontari al servizio della diocesi di Rapid City» siano «segnalate alle autorità civili e oggetto di indagine».

Il Comitato ha stabilito – come si legge in un passaggio un po’ fumoso della nota – che «l’accusa era conforme agli standard del Diritto canonico per ulteriori indagini e conclusioni» e che «la Santa Sede è stata informata dal vescovo Muhich». A Mulloy è stata recapitata una sintesi dell’accusa contro di lui; ha quindi presentato al Papa le dimissioni da vescovo eletto di Duluth.

Dal sacerdote non è giunta finora alcuna dichiarazione. Le uniche parole sull’accaduto sono quelle di monsignor James Bissonnette che, fa sapere la Nunziatura negli Usa, guiderà la diocesi vacante di Duluth in qualità di amministratore diocesano fino a nuova nomina di un nuovo pastore. «Siamo addolorati per tutti coloro che hanno subito abusi sessuali e per i loro cari», ha detto il prelato, come riportato da diversi siti Usa. «Vi chiedo di pregare per la persona che si è fatta avanti con questa accusa, per padre Mulloy, per i fedeli della nostra diocesi e per tutti coloro che ne sono stati colpiti. Riponiamo la nostra speranza e la nostra fiducia nella provvidenza di Dio mentre aspettiamo, ancora una volta, la nomina del nostro prossimo vescovo».

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