Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

Guidolin, dopo il nostro articolo, ha inviato tramite il difensore una lettera in redazione.

CATANIA – È stato condannato in appello a 12 anni di reclusione, Padre Pio Guidolin, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Una sentenza arrivata dopo una precisa confessione da parte dell’ex parroco del Villaggio Sant’Agata che “ha ammesso i fatti dicendo di aver fatto molto male alle vittime”. L’avvocato Vittorio Lo Presti attende le motivazioni per preparare il ricorso per Cassazione. Al difensore Guidolin ha affidato una lettera che è stata inviata in redazione, a seguito dell’articolo pubblicato il giorno dopo il verdetto della Corte d’Appello di Catania.

“Alla luce di ciò che hanno scritto i media in relazione alla vicenda che mi riguarda, dichiaro di essere rimasto molto deluso – scrive Guidolin – per il fatto che una dichiarazione che doveva rimanere nell’ambito processuale sia stata divulgata facendomi finire nel tritacarne mediatico”. Il sacerdote, inoltre, dice “di aver dichiarato il pentimento per evitare altre sofferenze e lacerazioni. Ho capito che questa è la mia Croce e quindi devo portarla con forza”.

Guidolin parla della sua esperienza da detenuto. “In carcere ho visto troppa sofferenza che porta le persone ad essere prigioniere nel cuore e nello spirito per colpa di tante forme di ingiustizia come è la mia esperienza che sto vivendo. Lo Stato dovrebbe riabilitare e reinserire la persona nella Società. La Giustizia dovrebbe, nella trasparenza e chiarezza dei fatti, dare luce ad una nuova vita e libertà; infine la Chiesa dovrebbe abbracciare e sostenere coloro che soffrono e coloro che restano soli”.

E aggiunge ancora: “Non ho paura di una lettera che non doveva essere pubblicata ma ho solamente paura di chi fa del male distruggendo non solo la persona ma anche la stessa Chiesa che amo. Finisco con una frase di Nelson Mandela, anche lui provato e pentito e che alla fine diventò Presidente della stessa Nazione e disse così: “Io non ho paura, non ho paura del male che ho ricevuto ma degli amici e fratelli che non mi hanno sostenuto capito e soprattutto amato per quello che sono”.

Guidolin continua la lettera. “Io che vengo da un paese lontano e offro la mia vita e la mia esperienza amara del carcere per gridare al mondo ed alla storia: mai più queste cattiverie e mai più queste infamità per fare delle persone non degli orchi ma uomini di speranza e di amore che amano la libertà. Auguro a tutti di trovare la forza di combattere fino alla fine dove io padre Pio “quello vivo”, con la lettera che ho scritto non sono andato nella bocca del leone ma mi sono messo in croce come quel Cristo che mi ha fatto nascere, crescere, educare e consacrare. Statemi vicini con la preghiera e con tutta l’umanità che Cristo ci ha insegnato con la sua stessa vita”.

E conclude: “Spero che tutto questo possa essere da sprone a tante altre persone che qui in carcere trattengono le lacrime per tutte le amarezze della vita dove si perde famiglia, amici e dignità. Ringrazio la direttrice e tutto il personale carcerario, i miei fratelli carcerati per l’affetto e la stima che mi dimostrano, la forza che mi danno facendo di me un testimone della Croce. Grazie a tutti”.

Il commento di Fernando Massimo Adonia.

https://catania.livesicilia.it/2019/10/24/il-prete-dopo-la-condanna-io-come-il-cristo-in-croce_510934/

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