Don Nikolai arrestato per pedofilia: aveva adottato 70 bambini orfani, lo chiamavano “cuore d’oro”

Nikolai Stremsky, un sacerdote ortodosso di 55 anni, è stato arrestato martedì scorso e dovrà rispondere dei reati di stupro e abusi sessuali su minore. Famoso in tutta la Russia per essere il “padre” di 70 orfani, nel 2006 ha ricevuto il premio “Cuore D’oro”, concesso dalla Croce rossa e il governo russo. L’arciprete, che ha respinto le accuse, rischia fino a 20 anni di carcere.

Nikolai Stremsky, abate di 55 anni del monastero della Santissima Trinità di Saraktash, nella regione di Orenburg, è stato arrestato il 24 settembre per pedofilia. Dovrà rispondere dell’accusa di violenze e abusi sessuali contro minori di 14 anni, nonché di inadempimento della patria podestà. Reati che gli possono costare fino a 20 anni di carcere. La notizia del suo arresto ha creato molto scalpore in Russia vista la notorietà del sacerdote.

Con un passato nell’esercito in Afghanistan, Stremsky, nella città di Saraktash ci arriva nel 1990. Da allora è a capo del più importante monastero della Chiesa ortodossa della regione. Nel 1992, assieme alla moglie Galina, diventa famoso per aver adottato 70 orfani, tanto che la famiglia era considerata “la più numerosa” in tutta la Russia. Un impegno verso i bambini più sfortunati riconosciuto anche dalla Croce rossa e dal governo russo, che nel 2006 conferiscono al sacerdote ortodosso il premio “Cuore d’oro”. Vicino ad ambienti politici di Mosca, una foto lo ritrae nel 2012 assieme al presidente Putin durante l’inaugurazione del Centro russo per la scienza e la cultura a Betlemme, in Cisgiordania.

Quei 70 orfani adesso sono adulti e Stremsky, prima di finire in manette, era ufficialmente tutore solo di sei bambini, oltre alla figlia adottata. Secondo la stampa russa, tutti loro sono considerati delle possibili vittime. Oltre al priore è stata arrestata anche la moglie e la figlia. Per loro è scattato il reato di sequestro di persona e rischiano fino a 5 anni di carcere.

Lo stile di vita del sacerdote, come ha ricostruito la stampa locale, non è mai stato un esempio di sobrietà. Nel 2015 fugge ad un posto di blocco per sottrarsi all’alcol test. In quella occasione, dopo qualche mese di sospensione, la Chiesa ortodossa lo perdona e lo lascia di nuovo a capo del monastero. Padre Stremsky, comunque, non aveva riparo a sfoggiare la propria ricchezza e gli abitanti di Saraktash lo ricordano sfrecciare per la cittadina alla guida di una berlina di lusso color oro. Durante la perquisizione seguita all’arresto dell’abate, inoltre, la polizia ha trovato numerosi documenti che attestano la proprietà di immobili sia in Russia che all’estero. A dover preoccupare il sacerdote, comunque, non sono le indagini sul suo patrimonio. Se dovesse essere giudicato colpevole dovrà passare i prossimi 20 anni in carcere.

La prima udienza si è svolta la settimana scorsa e il giudice ha negato a Stremsky gli arresti domiciliari come chiedevano gli avvocati difensori. L’abate dovrà rimanere in carcere fino al prossimo 12 novembre. La diocesi di Orenburg, in un comunicato, ha reso noto di aver sospeso il sacerdote dalle sue funzioni per tutta la durata delle indagini.  Vladimir Legoyda, portavoce della Chiesa ortodossa russa, ha chiesto di evitare le speculazioni sulla colpevolezza di Stremsky prima della conclusione del processo. “Solo un tribunale – ha dichiarato Legoyda – può giudicare se una persona è colpevole o no, quindi credo che dovremmo astenerci da osservazioni emotive e non richieste e lasciare che gli investigatori facciano il loro lavoro”.

Da parte sua, il priore del monastero della Santissima Trinità di Saraktash nega con forza le accuse che gli vengono mosse. E molti degli orfani adottati da Stremsky si sono detti pronti a dimostrare la sua innocenza.

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