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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Don Arthur stupra un chierichetto di 10 anni e fugge in Marocco: altri tre abusati si suicidarono

Don Arthur stupra un chierichetto di 10 anni e fugge in Marocco: altri tre abusati si suicidarono

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Settembre 2019
in World
Reading Time: 3 mins read
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Arthur Perrault, un ex sacerdote di Albuquerque, nel New Mexico, dovrà scontare 30 anni di carcere per aver abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni. I minori vittime del prete pedofilo, tuttavia, sono decine. Nel 1992, prima di essere arrestato, Perrault era fuggito in Marocco dove ha insegnato per oltre vent’anni in una scuola di lingue. “Uno dei peggiori predatori di bambini nella storia del New Mexico”, lo ha definito la giudice durante il verdetto di condanna.

di Mirko Bellis

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Arthur Perrault, un ex prete cattolico di 81 anni, è stato condannato a 30 anni di reclusione da un tribunale distrettuale degli Stati Uniti per aver abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni. I fatti risalgono a diversi decenni fa quando Perrault era sacerdote della parrocchia di St. Bernadette a Albuquerque, nel New Mexico. “Era il mio migliore amico”, ha detto ʻDavidʼ, il principale accusatore dell’ex ecclesiastico. L’uomo che oggi ha 40 anni non è stata l’unica vittima. Al processo hanno testimoniato altre cinque persone, tra cui Elaine Montoya, una donna sessantenne violentata dal parroco negli anni ’80. Secondo quanto riporta Albuquerque Journal, tre degli abusati si sono suicidati prima di aver compiuto 18 anni.

Negli anni ’60, Perrault era arrivato nel New Mexico dal Connecticut per essere curato in un centro religioso per sacerdoti pedofili. Ed è stato in quel periodo – ha affermato l’accusa – che ha aggredito sessualmente decine di minori. Gli abusi sono avvenuti anche nella base aerea di Kirtland in cui Perrault era cappellano militare, e persino nel cimitero per veterani di Santa Fe, dove il parroco celebrava le messe funebri. Il fatto che le violenze fossero avvenute in due installazioni federali ha permesso al procuratore di incriminare il religioso, nonostante fossero passati molti anni dal compimento dei reati.

Nel 1992, prima di essere arrestato come “pedofilo seriale”, Perrault è scappato in Marocco. Per oltre 20 anni ha insegnato all’American Language Center, una scuola di lingue a Tangeri. Dalle testimonianze raccolte durante il processo, inoltre, è emerso che almeno due ecclesiastici della parrocchia di St. Bernadette hanno aiutato la sua fuga. Una latitanza durata fino al 2017, quando Brad Hall, l’avvocato delle vittime, è riuscito a scovarlo. “In Marocco non risultano denunce per stupro a minori – ha dichiarato Holland Kastrin, assistente del procuratore – ma questo non significa che Perrault non abbia abusato di bambini anche in quel Paese”. Le autorità marocchine lo hanno quindi arrestato su ordine dell’Fbi ed estradato negli Usa nel settembre 2018.

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Durante il processo, mentre i testimoni raccontavano gli abusi subiti, il loro carnefice ha sempre mantenuto la testa bassa, incapace di guardare negli occhi quegli adulti a cui aveva distrutto l’infanzia. “Giovani innocenti che sono dovuti scappare dai luoghi di culto per causa tua”, ha detto David rivolto verso Perrault. “Oggi sono arrivato al punto di perdonarti – ha proseguito la vittima – ma non posso perdonare quanti sapevano e non hanno fatto nulla per fermare un predatore di bambini come te”. Elaine Montoya ha raccontato come gli abusi sessuali le avessero rovinato la vita, danneggiando per sempre la sua autostima. Ciò nonostante, la donna ha dimostrato clemenza. “Se non lo perdono – ha dichiarato emozionata in aula – continuerà a consumare il resto della mia esistenza”. “Dovrai spiegare le tue azioni a Dio onnipotente e sarai ritenuto responsabile – ha detto uno degli abusati dal pedofilo – meriti la stessa sofferenza che hai causato: una vita di tormento e miseria”. “Mentre Perrault viveva liberamente in Marocco – ha scritto una delle vittime in una lettera alla giudice – e probabilmente violentava altri giovani studenti, io e gli altri soffrivamo il trauma della vergogna e dell’abuso sessuale. Vi esorto a imporre la massima pena”.

E così è stato: la giudice di Santa Fe, Martha Vázquez, è stata inflessibile e il 13 settembre scorso ha condannato l’ex sacerdote a 30 anni di reclusione e, vista l’età avanzata, questo significa che Perrault passerà il resto dei suoi giorni in carcere. “Questo è il caso peggiore che io abbia mai visto – ha detto Vázquez nel suo verdetto – in 26 anni non ho mai affrontato un predatore di minori simile nel New Mexico”.

https://www.fanpage.it/esteri/don-arthur-stupra-un-chierichetto-di-10-anni-e-fugge-in-marocco-altri-tre-abusati-si-suicidarono/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.