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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » triveneto » Pedofilia, l’Argentina chiede l’estradizione di un prete del Provolo di Verona

Pedofilia, l’Argentina chiede l’estradizione di un prete del Provolo di Verona

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Aprile 2019
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Lo scandalo si allarga: accuse di abusi e stupro a un anziano sacerdote ora in Veneto

VERONA«Obbligati a subire anni di violenze e sopraffazioni». Bambini e ragazzi sordomuti «costretti a sopportare abusi e vessazioni senza potersi opporre né difendere». A distanza di due anni e mezzo dall’arresto del sacerdote veronese Nicola Corradi (tuttora ristretto ai domiciliari a Mendoza in attesa del processo), in Argentina lo scandalo per le presunte violenze commesse nelle succursali sudamericane dell’Istituto Provolo per sordomuti (la cui sede è a Verona) si estende a un secondo religioso. Nelle scorse ore, infatti, dalla procura di La Plata è scattato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo Josè Primati. Quest’ultimo, al momento, si troverebbe in una casa di cura della provincia di Verona e, in comune con don Corradi, ha l’età (entrambi 83enni) e soprattutto le pesantissime accuse che gli contesta la magistratura d’oltreoceano: abusi e atti sessuali, stupro, corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’Istituto Provolo di La Plata, dove don Primati ha operato per anni prima di rientrare in tempi recenti nella casa madre del Provolo in terra scaligera. Adesso, invece, don Eliseo sarebbe ricoverato presso una struttura di cura veronese per motivi d’età e di salute: i gravissimi crimini di cui, secondo l’accusa, si sarebbe reso responsabile a La Plata, hanno comunque indotto la magistratura argentina a chiederne oltre all’arresto anche l’estradizione dall’Italia. Un caso che rischia di diventare internazionale.
La testimonianza

«Quel prete mi ha violentato. Per colpa di don Eliseo ho vissuto anni di abusi e vergogna, costretto per lungo tempo a sopportare senza poter reagire». Daniel Sgardelis ha 43 anni, è nato e vive a Tartagal, Salta, in Argentina. Ma la sua infanzia e l’adolescenza li ha trascorsi nella città sudamericana di La Plata,a studiare e vivere all’Antonio Provolo Institute. «La mia vita è stata rovinata da tutto questo, era come un buco nero. Ho sofferto troppo e mi sono quasi ucciso. State facendo giustizia per gli abusi commessi dai preti dell’Istituto Provolo sui ragazzi sordomuti nella sede di Lujan de Cuyo, a Mendoza (dove esercitava don Corradi, ndr), ma ora vogliamo la verità anche per i crimini avvenuti nella sede di La Plata. Conosco persone che si sono suicidate per tutto quello che è successo». Ed è stato così che, a partire dalle denunce di Sgardelis e di «decine di altri ex allievi», il procuratore di La Plata Cecilia Cordfield, specializzata in reati a sfondo sessuale, ha deciso di aprire in Argentina una seconda inchiesta sulle presunte violenze commesse ai danni di bambini e adolescenti sordomuti da personale religioso e civile delle sedi locali del Provolo. Erano quasi due anni che, nel riserbo più totale, gli inquirenti di La Plata indagavano, raccoglievano denunce e testimonianze, cercavano riscontri. Una seconda inchiesta che, negli ultimi giorni, è giunta alla svolta: il procuratore Corfield ha chiesto la carcerazione di don Primati e il «giudice delle garanzie» (l’equivalente argentino del nostro gip, giudice per le indagini preliminari) Silver Jorge Moya Panisello ha firmato l’ordine di arresto internazionale due notti fa, tra martedì e mercoledì. Stando alla procura di La Plata, al momento ammonterebbero a undici le vittime di abusi sessuali nella locale sede del Provolo che chiamano in causa don Eliseo. Violenze che, stando all’accusa, l’anziano religioso avrebbe commesso tra il 1982 e il 2002, prima di far ritorno in Italia.

L’associazione Rete L’Abuso

«Ci è voluto tempo, ma finalmente – reagisce Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso org – gli inquirenti argentini con questo mandato d’arresto per don Primati attestano la totale veridicità delle nostre denunce. Con un ampio dossier che raccoglieva numerose e documentate segnalazioni, puntavamo il dito proprio all’indirizzo di don Eliseo». E non è tutto: «Dal nostro pool di legali argentini, ci giunge notizia che – rivela Zanardi – questa nuova inchiesta di La Plata potrebbe estendersi ad altri soggetti e riservare ulteriori sviluppi. Finalmente le vittime, dopo anni e anni di porte sbattute in faccia, stanno ricevendo la giustizia che tanto invocavano». Altri colpi di scena all’orizzonte?

https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/19_aprile_25/pedofilia-pm-argentini-chiedonol-estradizione-un-prete-provolo-2369f50a-672b-11e9-9051-8227cfae5472.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.