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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » campania » Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2019
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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Il consulente della difesa sostiene che la malformazione dell’orecchio è congenita, che la piccola al centro del processo per presunti abusi mascherati da esorcisti, aveva il padiglione auricolare deformato già prima di approdare a Casapesenna dove l’ebbe in carico don Michele Barone. Quella del professor Raffaele Lambi dell’istituto di medicina legale dell’Università Vanvitelli, consulente del collegio difensivo del prete, rappresentato dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro, è dunque una versione diametralmente opposta a quella dei periti della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Questi ultimi sostengono infatti che le lesioni sono subentrate in seguito ai maltrattamenti che la ragazzina avrebbe subito durante le preghiere di liberazione dal demonio. Preghiere durante le quali, allo scopo di scacciare gli spiriti maligni dal corpo dell’adolescente, il prete avrebbe esercitato una pressione col piede sull’orecchio della ragazza. Le perizie, entrambe, sono al vaglio del collegio. Agli atti depositati anche delle foto. Quelle prodotte dall’accusa, rappresentata in aula dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, testimoniano che prima dell’approdo presso don Barone la ragazzina non aveva l’orecchio malforme. Dal canto loro, invece, i difensori sostengono di avere prova fotografica che già nei primi anni di vita la piccola presentava un orecchio deformato. Le perizie sono terreno di scontro perché tra i capi d’imputazione contestati al sacerdote dei vip, detenuto ormai da un anno e unmese, c’è quello delle lesioni permanenti che avrebbe procurato alla ragazzina. Ma non è l’unica accusa dalla quale il sacerdote deve difendersi. La Procura diretta da Maria Antonietta Troncone gli contesta anche l’abuso sessuale nei confronti di due ventenni. E l’avere proibito alla vittima minorenne di curarsi presso i centri clinici che l’hanno inizialmente accolta. Come il Bambin Gesù di Roma.

COINVOLTO UN ALTRO ESORCISTA
Eppure, a riascoltare la testimonianza della psicologa Vinciguerra, incaricata dalla struttura sanitaria alla cura della bimba dopo la diagnosi. La teste, ascoltata nelle udienze precedenti, ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori della minorenne «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete. Ma, dopo l’interruzione della psicoterapia, a quanto pare la bimba non fu affidata immediatamente a don Barone. Spunta il nome di un altro esorcista, tale Angelo, al quale la ragazzina fu affidata nei tre mesi precedenti l’arrivo a Casapesenna e quindi a don Michele Barone. Resta da stabilire se il primo esorcista o quello sotto processo abbiano determinato, insieme ai genitori e alla sorella della vittima, l’interruzione delle cure mediche in favore di quelle spirituali.

«DON MICHELE STA MALE»
Il prete sotto processo, dal canto suo, sta vivendo male la detenzione. Arrestato nel febbraio 2018, è transitato per le carceri di Vallo della Lucania e Secondigliano prima di approdare a Carinola. Nel frangente ha perso trenta chili e ha subito l’abbassamento della vista. Don Barone, che si professa innocente, sta affrontando anche un altro procedimento, scaturito dalle aggressioni in carcere, a Vallo, che hanno portato poi al trasferimento.

https://www.ilmattino.it/caserta/sfregiata_dall_esorcista_adesso_e_guerra_tra_le_perizie-4366637.html
 
 
 
 
 
 
 
 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.