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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carmelo rampino » La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
10 Marzo 2019
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
A A
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“Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote.

Don Carmelo Rampino dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene.

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Mi porta al mare e a mangiare una pizza. Dice che è come un papà.

Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco.

Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Poi lo devo pure toccare giù, dice di pizzicarlo dieci volte e poi fa certi suoni strani.

Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote.

Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno.

Mi da anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni.

Poi mi mette anche sul tavolo a pancia in giù. Mi tira giù i pantaloni e mi fa male. Piango. Mi fa male il sedere. Ho i pantaloni bagnati.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente.

Don Carmelo mi fa paura. Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno lui che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare  la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita.”

Domenica 10 marzo 2019, ore 14,10, ricevo questo scritto e ne rimango profondamente turbato.

A scrivere i flash di quando era bambino, oggi è un uomo, un sopravvissuto che con la sua famiglia sta vivendo un momento molto difficile e duro della sua vita. Ma la voglia di vivere e di non arrendersi denunciando quello che ha subito, gli da la forza di andare oltre certi ricordi talmente sepolti che quando riemergono inarrestabili come un vulcano, spesso poi, ci vogliono giorni per realizzare se è un falso ricordo, indotto dal forte momento di stress, o è un fatto realmente accaduto.

Poi a furia di rielaborare, emergono anche i dettagli, persino gli odori e realizzi che purtroppo non è un falso ricordo. Ma solo qualcosa che la tua mente aveva sepolto per difendersi.

Da dieci giorni circa, parallelamente all’Autorità Giudiziaria, anche la Rete L’ABUSO ha aperto un fascicolo sul caso di don Carmelo Rapino, che nei prossimi giorni integreremo alla Procura di Lecce.

Tra le telefonate e le segnalazioni, notizie raccolte dai nostri volontari sul posto, le presunte vittime sembrano decine. A partire dagli strusciamenti, ai rapporti completi, fino ad a chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza nella sacrestia.

Ma a sconcertare maggiormente è la cornice di un paese che sapeva chi era e cosa faceva don Carmelo, ma malgrado ciò afferma ancora oggi che è una brava persona, un buon padre spirituale. Qualcuno si vanta addirittura di aver sottratto in tempo il figlio.

Mi chiedo cosa avrebbe mai potuto fare un bimbo di 10 anni in un simile contesto, anche se nel suo ancora oggi profondo senso di colpa, nel ricordo, si accusa con questa frase “Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente. “

Sconcertante anche l’insensibilità della diocesi e l’arroganza del suo vescovo, Michele Seccia, che pur avendo ricevuto comunicazione dell’accaduto lo scorso maggio, non si è neppure preoccupato di informarsi su come stesse la presunta vittima. Le uniche parole che ha detto sul caso, oltre a tirarsene fuori, sono state “si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza”. Che coraggio…

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Mi rammarico del fatto che non abbia ancora spiegato a noi e al suo gregge, quali siano questi provvedimenti che avrebbe subito adottato. Domenica 24 febbraio 2019 don Carmelo ha ancora celebrato messa, quindi si ritiene più che fondata l’ipotesi che non fosse neppure stato sospeso a divinis. Il 25 febbraio, sul sito della diocesi, don Carmelo risultava ancora Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi. È stato scioccamente rimosso solo dopo la pubblicazione della telefonata (26 febbraio), ignorando che le pagine rimosse si possono recuperare tramite la cache di Google. E si.

Prima che pubblicassimo il nostro audio, ha almeno rispettato le linee guida della CEI, o ha omesso pure quelle eccellenza ?

Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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