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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Marzo 2019
in World
Reading Time: 5 mins read
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Un uomo afferma di essere stato drogato e violentato quattro anni fa dal sacerdote Tito Rivera nella canonica e di aver denunciato il fatto al cardinale che non avrebbe agito. Ora intenta contro di lui e l’Arcidiocesi una causa di risarcimento per 500mila dollari

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO
Venti di bufera soffiano sulla chiesa del Cile, già stremata da oltre un anno di scandali vecchi e nuovi di abusi sessuali del clero e dei loro insabbiamenti. Mentre l’Australia si divide sulla vicenda Pell e la Francia è scossa dalla condanna al cardinale Barbarin, nel Paese sudamericano scoppia un nuovo – seppur risalente ad anni fa – caso che coinvolge direttamente il cardinale arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati citato in giudizio per 530mila dollari perché avrebbe coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un uomo quarantenne nella cattedrale metropolitana.

Secondo un rapporto della Procura cilena il porporato 77enne – già sotto indagine per le mancate risposte ai casi di abusi dei sacerdoti della sua diocesi – avrebbe ricevuto la denuncia della vittima di padre Rivera, 67 anni, ex rettore della chiesa di Las Agustinas (dove era stato nominato dallo stesso Ezzati), liquidando però tutta la vicenda con 30mila pesos (circa 45 dollari), un abbraccio e la richiesta di «pregare per il carnefice» e di non parlare con nessuno di quanto accaduto.

La vittima in questione si chiama Daniel Rojas Alvarez, 43 anni, vive in condizioni di indigenza, e dice di essere stato drogato e violentato da padre Rivera in una camera da letto della canonica della cattedrale. In questi giorni sta raccontando ai media cileni dettagli inquietanti sulla sua storia. Quattro anni fa si era rivolto a Rivera per chiedere aiuto economico per delle medicine urgenti per la figlia malata. In quella circostanza, il sacerdote, col pretesto di dargli l’aiuto richiesto, lo avrebbe portato in una stanza da letto della canonica e gli avrebbe offerto un bicchiere d’acqua dove sembra che abbia messo sostanze chimiche. Queste hanno stordito l’uomo tanto da ridurlo in stato di semi coscienza, senza alcun controllo sul suo corpo. Rivera avrebbe quindi abusato di lui insistentemente per poi lasciargli i soldi richiesti. I ricordi sono sfocati ma Rojas ha fissa in mente la frase del sacerdote: «Ti divertirai», e le violenze subite.

Presto l’uomo era tornato in cattedrale per raccontare tutto al cardinale Ezzati che però si era limitato ad alcune parole di circostanza e ad un piccolo rimborso per l’acquisto dei medicinali. «Alla fine del mio racconto (Ezzati, ndr) mi ha chiesto di pregare per padre Tito e poi mi ha regalato 30mila pesos, pregandomi di non parlare con nessuno su questa vicenda», ha dichiarato in un programma televisivo mandato in onda la sera di lunedì da Canale 7.

Rojas aveva presentato denuncia il 18 marzo 2015 all’Ufficio Reclami Pastorali (Opade) e, dopo che le accuse sono state ritenute fondate e credibili, dal 7 aprile 2015, era partita un’indagine contro Rivera condotta dal presbitero Francisco Walker Vicuña. Al termine, il 3 luglio dello stesso anno, era emerso che il prete aveva molestato anche un seminarista e un minorenne di 16 anni; una delle vittime aveva anche consegnato otto fotografie e alcuni video amatoriali del sacerdote impegnato in atti sessuali. Le indagini e il processo sono stati costantemente coordinati con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Un successivo rapporto dell’Arcidiocesi imputava a padre Tito Rivera «comportamenti omosessuali abituali, gravemente immorali e praticamente fuori controllo», in grave violazione del Sesto Comandamento. A confermare tutte queste informazioni è lo stesso Arcivescovado di Santiago che, in una nota diffusa mercoledì, sottolinea che il sacerdote era già stato denunciato alla Polizia nel 2011 e che nel corso di un interrogatorio erano stati ritrovati in casa oggetti liturgici non di sua proprietà, probabilmente rubati dalla cattedrale. Dopo la denuncia, tuttavia, non era partita un’indagine perché «non è stato possibile contattare il denunciante».

Sempre l’Arcivescovado precisa che il 16 agosto 2018, alla chiusura del processo, a padre Tito Rivera Muñoz sono state comminate numerose sanzioni in conformità con il canone 1336 del Codice di Diritto Canonico. Ovvero la sospensione per dieci anni dall’esercizio pubblico del ministero e l’ordine di celebrare la messa solo in forma privata controllato da una persona al di sopra dei 50 anni, il divieto di incontrare o mantenere contatti con minori e di cambiare residenza (attualmente è quella della sorella).

L’intera vicenda – definita «terribile e inaccettabile» dal segretario dell’Episcopato cileno, monsignor Fernando Ramos – era finora sconosciuta ed è esplosa sulla stampa locale nei giorni scorsi dopo che Rojas, oltre ad una denuncia penale, ha depositato alla Corte d’appello di Santiago una causa di risarcimento danni per mezzo milione dollari contro l’Arcidiocesi e contro Ezzati.

La nota della chiesa di Santiago non riferisce nulla a riguardo. E lo stesso cardinale, per evitare le polemiche, ha preferito non presiedere due sere fa la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri in Cattedrale. Intervistato da Informe Special, tuttavia, ha rifiutato ogni accusa dicendo di non aver mai conosciuto Rojas «e ancor meno di averlo confessato, di avergli dato un abbraccio e di avergli detto che un sacerdote gli avrebbe dato dei soldi in mio nome, ma purtroppo non è così, capisco che può sentire quello che sente e ho tutta la mia stima e affetto anche per quello che ha sofferto».

Come ricorda il sito specializzato Il Sismografo, prossimamente l’Assemblea plenaria del Senato dovrà votare una proposta di legge che farebbe perdere automaticamente al cardinale, di origini italiane (è nato nel comune veneto di Campiglia dei Berici, in provincia di Vicenza), la cittadinanza cilena ricevuta dallo Stato anni fa per i servizi resi all’educazione e la formazione dei giovani. Una iniziativa, questa contro il porporato, precedente al caso Rivera e legata ai presunti occultamenti degli abusi perpetrati da Fernando Karadima o quelli avvenuti nella diocesi di Rancagua.

Proprio per queste accuse ad Ezzati era stato recapitato nel luglio 2018 un “órden de comparición” da parte del Procuratore regionale di O’Higgins, Emiliano Arias. Il cardinale avrebbe dovuto rispondere davanti ai magistrati il 21 agosto scorso, ma per vari motivi l’interrogatorio è stato rimandato.

Contro di lui è in atto un’accesa campagna mediatica che mira alla sua rimozione. Allo stato attuale sembra che solo questa decisione possa calmare gli animi nella società e nella chiesa del Cile che non riesce a risollevarsi dallo scandalo abusi deflagrato violentemente dopo la visita di Papa Francesco nel gennaio scorso. Ne sono prova le dichiarazioni “fuori dal protocollo” del ministro Cecilia Pérez, segretario del governo del presidente Sebastián Piñera, che, definendo la vicenda di Rivera un «insieme di fatti gravissimi e inaccettabili», ha affermato che: «Si deve rispettare la giustizia indipendentemente dalla qualifica del colpevole…». «Il presidente Piñera – ha aggiunto la ministra – ha incontrato il Papa a Roma e come governo aspettiamo che Francesco trovi la persona migliore per farsi carico dell’Arcidiocesi di Santiago».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.