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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Scandalo Pedofilia nella Chiesa: Papa Francesco, cambi davvero

Scandalo Pedofilia nella Chiesa: Papa Francesco, cambi davvero

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Uno stralcio dell’inchiesta di Panorama in edicola dal 6 marzo dedicata allo scandalo che sta scuotendo il Vaticano

Gianluigi Nuzzi

Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa non deve distrarre. È la classica punta dell’iceberg che nasconde qualcosa di ancora più grande: il silenzio endemico, sistemico, geometrico che ha soffocato ogni reazione per difendere i bambini e la Chiesa di tutti dagli abusi. I segnali della portata devastante di questa metastasi sono stati per anni incredibilmente sottovalutati. […] Oggi i vescovi a capo di tutte le conferenze episcopali, riuniti in summit, si stracciano le vesti, fanno sfilare le vittime fino a ieri nascoste, si appropriano mediaticamente della denuncia, ma è troppo tardi.

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Gli abusi sui bambini, ha tuonato papa Francesco, sono «una piaga all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica». Tutto vero. Eppure questo già lo sapevano e nulla è stato fatto.

Aveva ragione Georg Gäsnwein, storico segretario fidatissimo di Benedetto XVI, quando nel settembre scorso sostenne che la pedofilia rappresenterà l’ 11 settembre per la Chiesa: «Oggi, la Chiesa cattolica guarda piena di sconcerto al proprio nine/eleven, al proprio 11 settembre, anche se questa catastrofe non è purtroppo associata a un’ unica data, quanto a tanti giorni e anni, e a innumerevoli vittime».

E, braccato dai dubbi, aggiunse: «Il lamento di Benedetto XVI ai vescovi americani del 2008 sulla profonda vergogna» causata dagli abusi sessuali «non riuscì a contenere il male, e nemmeno le assicurazioni formali e gli impegni a parole di una grande parte della gerarchia».

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[…] Il paragone di Gänswein con l’11 settembre degli Usa è vero solo nella prima parte, quello dello choc e della devastazione, delle vittime che camminano con la morte dentro, ma non in quello della reazione. Dopo le Torri gemelle gli Usa ebbero una reazione ad alzo zero in tutto il pianeta. In pochi giorni chiunque aveva avuto a che fare con la famiglia di Osama Bin Laden si vide messo in black list, i patrimoni sequestrati, le attività controllate dai servizi segreti. Era solo il primo passo di una guerra che dura tuttora, declinata in ogni forma.

Per sei lunghi interminabili anni, invece, questo pontificato non ha considerato una priorità la lotta alla pedofilia. Il testimone lasciato da Benedetto XVI, che spinse le diocesi americane a risarcire le vittime, è caduto nel vuoto. Joseph Ratzinger aveva compiuto una svolta epocale, riconoscendo la giustizia dei tribunali oltre a quella divina. Non aveva però avuto la forza di destrutturare il sistema delle protezioni a catena, già ben descritto nel film Il caso Spotlight.

Non basta cioè condannare e ridurre allo stato laicale il sacerdote che abusa, serve individuare chi lo ha coperto e chi ha fatto finta di non vedere. Solo così si spezza questa catena che uno a uno sta tirando giù i pilastri del tempio. […] La prova plastica di ciò si riassume bene nei disastri della commissione contro gli abusi del clero, che Bergoglio istituì nel 2014. La task force partì con le migliori intenzioni, cooptando diverse vittime che entrarono nel gruppo di lavoro. Peccato che in tutti questi anni non abbia mai fatto notizia per aver individuato e fatto condannare preti che abusavano o vescovi e cardinali che li proteggevano.

No, l’ unica volta che ha goduto dei riflettori dei media è quando la consigliera irlandese Marie Collins, vittima abusata da giovane da parte di un sacerdote, nel marzo del 2017 se ne andò sbattendo la porta: «È vergognosa la mancanza di cooperazione da parte della curia romana» nella lotta alla pedofilia. Chi s’ immaginava che Francesco raccogliesse la denuncia d’ insabbiamento della Collins da parte di settori del Vaticano, cacciando i depistatori, è rimasto deluso.

Il Papa ringraziò la signora accettando «le dimissioni con profondo apprezzamento per il suo lavoro a nome delle vittime e dei sopravvissuti degli abusi del clero».
Grazie e arrivederci. Eppure non era la prima a denunciare l’inattività. Nei mesi precedenti un altro consigliere e vittima di abusi da parte di un prete, l’attivista inglese Peter Saunders, aveva sbattuto la porta per protestare contro l’atteggiamento dell’ allora potentissimo cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia.

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Saunders era allibito e scandalizzato perché Pell aveva risposto con certificati medici alle richieste di essere interrogato dalla commissione governativa australiana che all’ epoca doveva far luce sugli abusi e la gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di abusi nella diocesi di Melbourne, quando il porporato ne era l’ arcivescovo.

Era un segnale d’ allarme, che doveva accendere un faro su questo porporato oggi clamorosamente in carcere dopo la condanna per pedofilia. […] E c’ è forse da chiedersi perché Francesco, gesuita attento e prudente, abbia scelto come collaboratore «numero uno» un porporato esposto al vento di queste tremende accuse. […] Perché Bergoglio le sottovalutò? Le possibilità non sono molte. O nessuno aveva idea in Vaticano del reale quadro probatorio a carico di Pell.

E questo non è credibile perché la Chiesa rimane una delle più efficaci strutture informative sul pianeta. O qualcuno con dolo presentò a Francesco una situazione diversa dal reale, alleggerendo la massa critica che poi ha investito il «cardinale ranger». E questo, a voler inseguire la dietrologia, per costringere un domani il Papa stesso a una brutta figura. Oppure perché lo stesso Papa non considerò le accuse gravi, seppur costituissero comunque quella che oggi bolla come «piaga mostruosa».

https://www.panorama.it/news/cronaca/scandalo-pedofilia-chiesa-papa-francesco-cambi-davvero/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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