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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Il moderatore del vertice vaticano fa il punto dell’incontro alla televisione francese Kto: «Dopo la testimonianza di una vittima c’è stato il silenzio del Venerdì Santo»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

È «estremamente grave» coprire gli abusi sessuali sui minori e i vescovi che lo fanno devono rispondere «non solo a Dio ma alla comunità, alla Chiesa»: padre Federico Lombardi ha fatto il bilancio del vertice convocato dal Papa in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo (21 – 24 febbraio), di cui è stato moderatore, intervistato dalla televisione cattolica francese Kto, sottolineando che il «risultato più importante» dell’incontro è stata la presa di coscienza del problema da parte di tutti i presuli, che prima mancava, e precisando che ci sono «ancora passi da fare» nella Chiesa cattolica universale nell’accompagnamento delle vittime.

La «coscienza universale non era ancora» presente in tutta la Chiesa «ed è esattamente il risultato più importante» dell’incontro, ha detto il Gesuita ospite venerdì sera della trasmissione Sans langue de buis. «Nel mondo, nella chiesa universale, abbiamo ancora situazioni differenti: ci sono persone molto consapevoli, che hanno fatto un percorso di ascolto, una conversione, e cercano di trovare risposte positive, ma ci sono altri che non hanno ancora capito bene, o non hanno capito per niente… Ci sono esperienze diverse, ci sono paesi dove non è stato ancora sollevato il problema. Il Papa ha capito che è un problema universale, ed era necessario convocare tutti i vescovi insieme affinché il corpo della Chiesa insieme prendesse coscienza e si mettesse in cammino per affrontare: un problema universale e una risposta universale», ha detto Lombardi.

Ci sono, nella Chiesa, «resistenze», ma «non resistenze di opposizione, piuttosto di non comprensione: ed essere insieme, scambiarsi idee, ascoltare insieme testimonianze davvero molto forti, ha messo tutto in movimento: in soli tre giorni è stato un vero cammino». Se in passato c’erano vescovi che «dicevano che i preti sono loro figli e si preoccupavano di loro e di nascondere i colpevoli più che dei fedeli abusati», ora c’è «consapevolezza della responsabilità per tutti i figli della Chiesa», un campo nel quale c’è «ancora molto da fare, perché una cosa sono le linee guida e le procedure ma altra cosa, molto importante, è l’accompagnamento spirituale». In questo senso, «la responsabilità e l’accountability è una delle questioni più importanti, al centro dell’incontro» perché «coprire i crimini è una cosa estremamente grave. È la negazione della verità, della guarigione delle vittime ed è molto grave. Ora stiamo responsabilizzando i vescovi, che non solo sono responsabili ma se non agiscono bene devono risponderne: e questa è una delle cose concrete» che seguiranno all’incontro, «la procedure e le norme, per rendere conto non solo a Dio, ma alla comunità e alla Chiesa».

All’incontro di fine febbraio, padre Lombardi ha notato che, in particolare, le testimonianze delle vittime sono state molto forti ed ha sottolineato in particolare la donna che, a porte chiuse, si è rivolta una sera ai vescovi: «È stata talmente forte che alla fine io, che ero il moderatore, non potevo dire più neanche una parola o fare annunci di lavoro per il giorno dopo: mi è sembrata la liturgia del venerdì santo e tutti, a partire dal Papa, con le lacrime agli occhi, sono passati a ringraziare questa donna, tutti sono partiti in silenzio: è stato uno dei momenti più effettivi dell’incontro. Non mi aspettavo che una testimonianza così breve sarebbe stata così potente per tutta l’assemblea». Ma, in generale, «per le vittime ci sono diversi passi da fare: il primo è ascoltare davvero, cosa che non è stata ancora fatta dovunque».

Quanto al futuro, ha detto Lombardi: «Oggi ci sono persone che vengono alla luce sessant’anni dopo avere subito abusi: e quando arriveranno le persone che oggi sono in silenzio? Bisogna avere un quadro chiaro della dinamica del problema, e corriamo rischi importanti con lo sviluppo della società perché ci sono anche problemi nuovi con la digitalizzazione, la diffusione della pornografia, adulta e minorile: bisogna continuare ad approfondire e capire cosa succede».

È necessario, ha detto l’ex Portavoce vaticano, «recuperare la credibilità per la comunità della Chiesa, per la missione di servizio dei giovani e dell’infanzia in solidarietà con l’umanità di oggi: le Nazioni Unite e tutti i paesi sono preoccupati della violenza sui minori, se la Chiesa vuole aiutare in modo efficace e credibile deve essere rinnovata e avere l’esperienza e la capacità di creare luoghi sicure per la gioventù a casa propria». Per questo, «non è solo una questione di organizzazione e procedura, è una questione molto più profonda», ha detto il Gesuita: la lotta agli abusi «è un test fondamentale del rinnovamento della Chiesa».

In Francia, dove l’intervista è stata registrata e trasmessa, il tema degli abusi nella Chiesa sta avendo ampia eco. Nel paese, dove il nunzio apostolico è accusato di molestie, il prossimo giovedì, 7 marzo, il tribunale correzionale di Lione emetterà una sentenza nel processo che ha visto alla sbarra il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo della città francese, e cinque suoi ex collaboratori, accusati di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni tra il 1986 e il 1991. Domani, martedì 5 marzo, la televisione franco-tedesca Arte manda in onda un documentario intitolato «Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa», frutto di due anni di un’inchiesta internazionale sugli abusi sessuali subiti dalle suore di diversi paesi.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.