«Siamo indignati. Doveva essere il summit della tolleranza zero e invece è stato quello della credibilità zero». Va diritto al punto Francesco Zanardi della “Rete L’abuso”. «Molti vescovi – continua – dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice». Rabbia e delusione che fanno eco alle vittime di abusi che hanno portato la loro testimonianza chiedendo giustizia.
Il momento del riscatto è diventato il momento della vergogna. Il summit vaticano sulla pedofilia si è aperto il 21 febbraio scorso con un invito alla concretezza rivolto da Papa Francesco ai presidenti delle conferenze episcopali mondiali e si è chiuso con l’impegno di un motu proprio di Bergoglio “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili” e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Il documento, nelle intenzioni, interverrà in maniera decisa su una piaga universale che desta ancora più scalpore all’interno della istituzione ecclesiastica. «Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, sarà affrontato con la massima serietà», ha affermato il pontefice prendendo su di sé e sul suo pontificato l’impegno di intervenire in maniera decisa. «L’eco del grido silenzioso dei piccoli – ha continuato – che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso». Un impegno all’ascolto che non sembra, però, aver soddisfatto le associazioni delle vittime che speravano nella consegna alla magistratura dei fascicoli e dei dossier con i nomi dei colpevoli che invece risultano esser stati distrutti. A indignare la scelta del tribunale: quello canonico e non quello civile.
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