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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Febbraio 2019
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Reading Time: 4 mins read
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Francesco decide di spretare l’anziano e potentissimo cardinale dopo accuse sconvolgenti. Una condanna eccellente, che si profila la prima di una lunga serie

Per quanto attesa e annunciata, la laicizzazione dell’ex cardinale McCarrick, cioè del più potente esponente della gerarchia cattolica nell’arco di trent’anni – e sotto tre Pontefici – è deflagrata oggi come una bomba. Del resto si tratta di una decisione che non ha precedenti nell’arco di due millenni cristiani. Una condanna “eccellente”, anche perché Papa Francesco vuole arrivare alla Conferenza mondiale della prossima settimana sugli abusi sui minori con i compiti fatti.

La decisione è stata presa in via amministrativa, cioè senza un vero proprio processo, ma con il pieno contraddittorio con gli avvocati di McCarrick. Ed è per questo che è stata così rapida. McCarrick ha ormai 88 anni ed è più utile alla Chiesa da spretato che da prete penitente. Francesco non aveva alternative, dopo quanto è emerso, e soprattutto dopo l’anatema lanciato contro lo stesso Papa dall’ex Nunzio Carlo Maria Viganò, che aveva affermato di aver personalmente informato il Pontefice delle sanzioni comminate da Benedetto XVI allo “zio Ted” (questo il soprannome con cui si faceva chiamare dal ragazzino , figlio di amici di cui ha abusato dagli 11 anni e per 18 anni). Ma è anche vero che la notizia di abusi su un minore è stata resa nota dalla vittima solo questa estate.

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Al tempo stesso la laicizzazione (che è la sanzione più grave possibile) è un chiaro segnale per tutta la gerarchia cattolica. Come ha dichiarato a Reuters l’arcivescovo Charles Scicluna, il massimo investigatore sugli abusi sessuali della Chiesa, il fatto che McCarrick sia stato spretato è la dimostrazione che “nemmeno i vescovi sono al di sopra della legge”. Concetto ribadito anche dal Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, Daniel Di Nardo. “Non si faranno sconti a nessuno” ha dichiaro padre Federico Lombardi, l’ex Portavoce della Sala Stampa vaticana, ora portavoce dell’imminente summit sulla pedofilia.

Anzi,l’ex arcivescovo di Washington potrebbe essere il primo di una serie. In attesa, ad esempio , che si concluda il secondo processo contro il cardinale George Pell in Australia, che parte il 5 marzo. Pell è per età ancora un cardinale elettore in un prossimo Conclave, e il Papa intende preservare il sacro collegio anche da possibili interferenze esterne. Visto che il 1 ottobre 2018 un gruppo di facoltosi americani ha assunto un gruppo di ex agenti dell FBI per preparare dossier sui porporati che dovranno eleggere il successore di Francesco. È la cosiddetta operazione “Red Hat Report” , “Berretta rossa”, su abusi e corruzione. Tanto per farsi un’idea, uno degli ex agenti FBI faceva parte del gruppo investigativo sul boss della droga ‘El Chapo ‘Guzman.

Le rivelazioni intanto continuano a valanga e non c’è giorno che diocesi degli Stati Uniti non pubblichino una lista di “preti credibilmente sospettati”. Si tratta di centinaia di casi che hanno potuto rimanere nell’ombra per decenni a motivo delle coperture date dai vescovi. Oggi è stata la volta della diocesi di Brooklyn. Ma ieri è stato il Nunzio a Parigi, un arcivescovo, a finire sotto inchiesta dopo la denuncia della Municipalità di Parigi. Un rappresentante di “BishopAccountability.org“, Anne Barret Doyle, ha dichiarato che ci sono altri 94 vescovi che dovrebbero essere laicizzati.

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Quasi certamente la decisione di oggi non basterà. Né alla Chiesa né al Pontificato. Il fronte tradizionalista e i sostenitori dell’ex Nunzio Viganò (che oggi si è rifatto vivo intervenendo sul prossimo summit) ritengono che “il sistema McCarrick, continui dopo McCarrick”. E fanno i nomi dell’appena nominato Camerlengo, Kevin Farrell e del cardinale di Chicago Cupich, scelto da Francesco per guidare il vertice mondiale contro gli abusi che si apre il prossimo 21 febbraio. Entrambi indicati come “protetti” di McCarrick.

In sostanza gli antagonisti di Francesco sostengono che il “Mccarrickismo continua dopo McCarrick”. A questo proposito il Wall Street Journal scrive oggi di “frizioni” tra il Papa e il cardinale di Boston Seán O’ Malley, il frate cappuccino che, dopo l’elezione nel 2013 del pontefice, era stato incaricato di coordinare la risposta della chiesa allo scandalo della pedofilia, come Presidente dell’apposita Commissione pontificia, che però si è rivelata poco efficace e ha ‘perso’ per strada almeno tre componenti ( di cui due sopravvissuti).

Secondo quanto riporta il quotidiano americano, che cita “una persona che li ha visti assieme”, le interazioni tra Papa e cardinale, “in precedenza amichevoli e spontanee, sono diventate tese e formali”. E sempre il Wall Street Journal afferma che l’influenza di O’Malley sul Papa è calata al punto che in novembre Francesco lo ha escluso dal comitato organizzativo del vertice, un appuntamento nato da un’idea dello stesso cardinale. In realtà però è stato proprio il caso McCarrick a mettere nei guai O’ Malley, che è anche diventato nel frattempo presidente della Papal Foundation, la ricchissima fondazione ideata da McCarrick per finanziare dagli USA il Vaticano.

L’uomo che da ragazzino è stato abusato dallo “Zio Ted”, Jaimes Grein, ascoltato da un prelato inviato dal Vaticano per raccogliere la sua testimonianza, ha rivelato che il Vaticano aveva “bisogno” di McCarrick. Del suo potere nel “sostenere” finanziariamente il pontificato di Giovanni Paolo II, dopo la fine di Marcinkus. Tanto potente da determinare la transizione da un Papa all’altro, come esponente di spicco della cosiddetta “mafia di San Gallo”, il gruppo di cardinali che si riuní in Svizzera dal 1993 al 2006, rivelato in un libro autobiografico di uno di loro, il cardinale emerito di Bruxelles, Godfried Danneels.

Come asseriva il perfido Presidente americano Frank Underwood nella serie tv House of Cards, “tutto al mondo ha a fare con il sesso, tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere”. E se mai c’è una storia in cui questo è vero è la storia di Theodore McCarrick. Un potere globalizzato per trenta anni: dentro la Chiesa, in Vaticano, negli Stati Uniti , in Italia e in Cina.

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https://www.huffingtonpost.it/2019/02/16/il-terremoto-zio-ted-nella-chiesa-affonda-mccarrick-ma-la-macchia-pedofilia-non-si-argina-piu_a_23671117/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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