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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chierichetto » Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

Forteto, da “profeta” a chierichetto. La nuova vita di Fiesoli / Le foto esclusive

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Maggio 2017
in Toscana
Reading Time: 2 mins read
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Forteto, Rodolfo Fiesoli fa il “chierichetto” in chiesa

Firenze, 3 maggio 2017 – Aiuta il sacerdote nella funzione della messa e raccoglie le offerte, di fronte ai ragazzini che quel giorno ricevono il sacramento della Comunione. La chiesa è una delle tante del territorio di Pelago, l’obiettivo è quello del nostro fotografo, Riccardo Germogli, la storia è quella, tristemente nota, del ‘profeta’ della comunità del Forteto condannato in Appello a quindici anni e dieci mesi di reclusione. E le contraddizioni sono tutte di un personaggio, Rodolfo Fiesoli, 76 anni, ma anche della nostra giustizia.

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Una prima condanna diventata definitiva nel 1985, due pesanti sentenze di colpevolezza – l’ultima nel luglio dell’anno scorso, dopo i diciassette anni e mezzo di primo grado –, un processo fotocopia tuttora in corso. Ma lui, il guru del Forteto, è libero, liberissimo anche di frequentare la chiesa, per di più non da semplice devoto, ma da semiprotagonista, impegnato nell’attività di parrocchia.

La nuova vita di Rodolfo Fiesoli è anche questa, dunque. Riparato, ma non troppo, nel piccolo comune della Valdisieve, il padre padrone del Forteto è tornato anche agli albori. La chiesa, infatti, non rappresenta certo una folgorazione sul percorso del ’profeta’. Solo che la spiritualità, il fondatore della comunità già condannato per gli abusi sui ragazzi affidati dal tribunale dei minori, l’ha sempre plasmata a seconda delle situazioni. Secondo una liturgia tipica del Forteto: per questo il profeta, Fiesoli appunto, si muoveva in quelle che nella comunità venivano chiamate le “sacre stanze”, e proprio questi locali sono stati teatro, secondo le sentenze non ancora definitive, degli abusi contestati nel maxi processo che ha visto la condanna anche di tanti fedelissimi che non lo hanno mai abbandonato.

Un legame, quello con gli adepti della comunità-setta, che affonda le radici negli anni ’70. Riecco la chiesa: erano un gruppo di giovani che bazzicavano la parrocchia della Querce, a Prato, coloro che costituiranno poi lo zoccolo duro della comunità. Fiesoli era il più anziano, ma anche il più istrionico e sboccato. Dicono che la parrocchia lo cacciò, ma lui si portò dietro i fedelissimi e pure davanti al pubblico di Palazzo Vecchio, in una convention, Ted-X, reperibile sul web, si è sempre vantato di amicizie illustri, tra il clero.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Intorno alla conoscenza, vera o presunta, tra don Milani e il Profeta è nato un vero e proprio scontro. Di sicuro, quando scoppio la bufera dell’arresto – era il dicembre del 2011 – Fiesoli siedeva nel consiglio d’amministrazione dell’Istituzione che Vicchio ha dedicato al prete di Barbiana ed era una presenza fissa alle marce annuali. Non solo. In quel suo intervento a Palazzo Vecchio, davanti a Renzi sindaco, sbalordiva i presenti narrando di incontri con La Pira, il sindaco santo, e don Bensi.

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-fiesoli-chiesa-1.3083859

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.