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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Novembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Una donna, forse morta tra venti e trenta anni fa. E il mistero di questo nuovo ritrovamento di ossa in una dependance della Nunziatura Apostolica di via Po, diventa ancora più fitto. Soprattutto perché il pavimento dove sono stati recuperati i reperti sembra che sia stato ristrutturato proprio negli anni ’80, se non addirittura nell’83, quando la ragazza è scomparsa. A volerci credere potrebbe trattarsi veramente del cadavere di Emanuela Orlandi, anche se il sigillo della verità è ancora lontano ed è fatto di esami del Dna, di scansioni, di comparazioni.

Bisognerà aspettare almeno una settimana per sapere qualcosa in più di questa nuova puntata del giallo. Nel frattempo, sono frammenti di informazioni quelli che filtrano, con un’unica certezza, che si tratti di una donna, probabilmente giovane. Mistero nel mistero: accanto allo scheletro trovato in condizioni parzialmente buone (con il cranio composto e due molari), la polizia Scientifica ha recuperato altre ossa, quasi che i corpi siano due. E allora, si capisce perché la procura di Roma sta indagando per omicidio volontario e vuole comparare il Dna con quello della famiglia di Mirella Gregori, l’altra giovanissima sparita nel nulla. Perché la fine della sedicenne figlia del titolare di un bar di via Volturno, è stata da sempre accomunata a quella della Orlandi, in quanto vicina nei tempi e nelle modalità.

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LA DINAMICA
Nelle prossime ore gli esperti della Scientifica cominceranno ad analizzare i reperti, mentre la Squadra mobile procederà con il resto delle indagini. Diversi gli interrogatori effettuati. Tanti gli aspetti da chiarire, a cominciare dalla dinamica del ritrovamento. «Stavamo scavando, avevamo tolto il pavimento, poi abbiamo visto le ossa e abbiamo dato subito l’allarme», hanno raccontato al pm gli operai che lavoravano alla ristrutturazione di una parte del palazzo della Nunziatura. Ufficialmente il ritrovamento risalirebbe a lunedì scorso, ma potrebbe essere avvenuto anche precedentemente. I primi ad arrivare sul posto sono stati la Gendarmeria e il consulente nominato dal Vaticano, professor Giovanni Arcudi. E in un secondo momento è stato deciso di coinvolgere la magistratura italiana. Perché, a prescindere dal fatto che possa trattarsi di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, resta un dato importante, e cioè che due corpi sono stati seppelliti sotto il massello di un palazzo ceduto nel 1920 a San Pietro. E che si tratta di persone che non sono certamente decedute per cause naturali, altrimenti avrebbero avuto una sepoltura più degna.

NUOVO SOPRALLUOGO
Al momento, nessuno ipotizza ufficialmente che possano essere i resti delle due giovanissime. E però, ci si chiede se il ritrovamento sia stato veramente casuale, e anche se accanto ai corpi sia stato recuperato qualcosa che possa ricondurre inequivocabilmente a Emanuela Orlandi: un indumento, un oggetto, una catenina, un anello. Per questa ragione, l’altra sera la polizia ha effettuato un nuovo sopralluogo a Villa Giorgina, per verificare se ci sia altro da analizzare. Gli esami permetteranno di stabilire con certezza sesso, età, causa ed eventuale data del decesso. E questa prima tranche di analisi richiederà alcuni giorni. Solo dopo gli investigatori proseguiranno con il resto degli accertamenti, sperando che i frammenti ossei siano in buone condizioni e permettano al codice genetico di parlare.

Intanto, dagli uffici di piazzale Clodio invitano alla calma: «Bisogna attendere con fiducia e non azzardare premature conclusioni», affermano. Ieri hanno ricevuto Pietro Orlandi e il suo avvocato Laura Sgrò. «All’interno del Vaticano non sono mai state fatte delle indagini – dichiara il fratello di Emanuela durante la trasmissione Porta a porta – Il fatto più importante e poco valutato è che pochi anni fa il magistrato Capaldo ha incontrato in Vaticano una persona di spicco in una sorta di trattativa. Il Vaticano voleva una soluzione parziale, di comodo. Due giorni dopo Pignatone ha tolto il caso a Capaldo. Ora mi dicano se mia sorella stava in quel palazzo, del perché ci stava e chi ce l’ha portata».

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Ma dopo 35 anni, quale verità sarà possibile? Quella di un rapimento da parte dei Lupi grigi, che firmarono l’attentato a Giovanni Paolo II? O la versione più accreditata, sebbene non provata fino in fondo, di un sequestro a opera della Banda della Magliana? Di interessi legati a denaro custodito nei conti dello Ior, la Banca vaticana, e in quelli del Banco Ambrosiano. «Non voglio illudermi – dice Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella – ma in cuor mio spero che quelle ossa siano sue, così avrei un luogo dove andare a piangere e portare un fiore a mia sorella. Voglio anche capire perché si è pensato subito a mia sorella ed a Emanuela Orlandi nelle ore successive al ritrovamento».

Erano già stati cercati nella Basilica di Sant’Apollinare i corpi delle due ragazze. Proprio accanto alla bara di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, tumulato in quelle sacre mura per chissà quale ragione reale. «Una grossa donazione», giustificò allora don Pietro Vergari, rettore della chiesa, finito sotto accusa nell’indagine avviata dalla procura dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex amante di Renatino. «È stato lui a organizzare il sequestro della Orlandi», raccontò la donna ai magistrati. Poi le sue rivelazioni coinvolsero monsignor Marcinkus, per anni ai vertici dello Ior, la banca vaticana. Lo tacciarono di pedofilia, di volere avere ragazze giovani, che De Pedis, puntualmente gli forniva.

LO 007 E LA BMW
E altre storie finirono sul tavolo dei magistrati, altre presunte verità. A cominciare da quella raccontata da Giulio Gangi, ex agente del Sisde, allontanato dai Servizi segreti, per via dell’eccessivo interesse nei confronti dell’inchiesta Orlandi. «Sono stato esautorato perché cercavo di risolvere il caso – si è sempre giustificato lo 007 – Mi recai a casa Orlandi per sapere se era possibile una eventuale fuga volontaria della ragazza, ma Pietro mi raccontò un’altra versione dei fatti: un uomo con una Bmw aveva proposto alla sorella di pubblicizzare dei prodotti dell’Avon durante una sfilata delle sorelle Fontana», proprio nel giorno della scomparsa. Qualche anno più tardi la stessa auto venne recuperata in un parcheggio di Villa Borghese: era appartenuta a Flavio Carboni, un faccendiere coinvolto nei misteri di mezza Italia. Primo tra tutti quello della morte misteriosa del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri.

https://www.ilmessaggero.it/italia/orlandi_ossa_pavimento_rifatto_anni_80-4077320.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

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