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La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Ottobre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 13 mins read
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Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

Eccola nella mia traduzione.

 Sabino Paciolla

Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

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Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

“L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

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Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

“La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

“Inviami la lettera”.

Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

“Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

“Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

“Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

“Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

Le cause legali

Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

“In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

Comportamento sessuale tra i sacerdoti

Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

“Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

“Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

“Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

“Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

(Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

Fonte: The Washington Post

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1 Gennaio 2010
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.