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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » “Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

“Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Settembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 10 mins read
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L’Italia è in difficoltà nel fornire chiarimenti su atti di abuso da parte della chiesa. Attivisti riferiscono su accordi tra Chiesa e Stato, il comportamento sbagliato del papa peggiora la situazione.

A volte, arriva il momento della soddisfazione. Per Alessandro Battaglia è accaduto giovedì, quando Mauro Galli è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Milano. L’ex-vicario di Rozzano è stato ritenuto colpevole di avere commesso abuso sessuale ai danni di Alessandro nel 2011.

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“Oggi è una giornata positiva” ha affermato il 23enne. Si tratta di una sanzione insolitamente alta per l’Italia. L’annuncio della difesa di ricorrere in appello non può certo offuscare la gioia dei Battaglia.

I sentimenti positivi, nei sette anni passati, erano stati più che altro l’eccezione, per Alessandro Battaglia. Subito dopo l’abuso, il ragazzo sarebbe rimasto come pietrificato. Con poche parole, egli informò sua madre che in quella notte di dicembre del 2011 era successo qualcosa di grave, “tutto quello che ti puoi immaginare”.

Poi tacque, per tre lunghi anni.

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La madre si confidò con un prete della comunità. Nella chiesa, evidentemente in agitazione, si cercava una soluzione discreta.

Mauro Galli venne trasferito in una comunità a 20 km da Milano. Nel 2012, la famiglia venne a sapere che l’ecclesiastico continuava a lavorare con i minorenni. I genitori presentarono allora un reclamo presso la direzione della chiesa, scrissero lettere a papa Benedetto e al suo successore Francesco. Il cardinale Angelo Scola sospese don Mauro e prese in considerazione un procedimento ecclesiastico, mentre si scusava con la famiglia, che però nel 2014 sporse denuncia.

“All’improvviso non avevo più nulla”

L’abuso portò lo scompiglio nella vita della famiglia Battaglia.

“Più volte sono stato dallo psichiatra e cinque volte ho tentato di togliermi la vita”, dice Alessandro. “Però, sono ancora qui”.

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Vicini e amici del centro ecclesiastico giovanile evitavano di incontrarlo per strada e il suo migliore amico dichiarò, durante il processo, che nelle accuse contro il prete non c’era niente di vero. La sua ragazza lo lasciò, proprio come Dio, la sua fede, la sua fiducia innata.

“La chiesa era la mia vita” dice Battaglia. “All’improvviso non avevo più nulla”. La sua famiglia era profondamente religiosa, trascorreva molto tempo con gli scout cristiani, nel coro della chiesa, nella comunità dove ci si prendeva cura dei bambini. “E ogni due giorni mi sono confessato da Don Mauro”.

Poco prima del Natale 2011, il vicario, dopo la confessione, lo invitò nella sua stanza da letto. “C’era un grande letto matrimoniale. All’inizio mi sono sentito addirittura privilegiato di avere l’onore di stare con lui. Sembrava che tutto fosse perfettamente normale per lui. La mattina dopo, mi accompagnò a scuola con la sua macchina”.

“Un viaggio doloroso”

Il prete ha ammesso in tribunale di aver dormito insieme all’allora 15enne in un letto. Ha negato l’abuso. Tuttavia, ha pagato alla famiglia la somma di 150.000 euro a titolo di risarcimento extragiudiziale: “un’evidente contraddizione”, per il pubblico ministero.

Anche l’arcivescovado di Milano è oggetto di critiche. Durante il processo, sono stati utilizzati verbali di colloqui nei quali l’arcivescovo Mario Delpini – responsabile di Rozzano come vescovo ausiliare all’epoca dell’abuso – propose di trasferire don Mauro in un’ altra parrocchia. Si sospetta, quindi, un tentativo di insabbiamento e connivenze ad altissimo livello.

“È stato un viaggio doloroso, un eterno dramma, ma oggi a mio figlio è stata restituita credibilità”, ha detto la madre dopo il verdetto.

È stato un peso, per Alessandro Battaglia, vedere i genitori che continuavano di andare in chiesa e gli chiedevano di accompagnarli e addirittura di confessarsi. Gli ci è voluto molto tempo per dire di no. Solo pochi mesi fa è arrivata la svolta. “Non avevo più voglia di andare avanti così. Mi sono arrabbiato moltissimo, era il mio modo di passare da vittima a sopravvissuto.”

È stato aiutato da Francesco Zanardi, un compagno di sventura, che nel 2010 aveva creato insieme ad altri attivisti la “Rete L’Abuso”.

Dice Zanardi: “La vicinanza dell’istituzione chiesa alla politica e all’economia italiana è dannosa per ogni forma di chiarimento”.

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Tra i 15 paesi che si sono uniti per formare la rete internazionale antiabuso ECA (Ending Clergy Abuse), l’Italia sarebbe all’ultimo posto in classifica. Mancherebbe di tutto: indagini statistiche, commissioni d’inchiesta, incaricati contro l’abuso e una politica di prevenzione a livello nazionale.

Il governo rimane fuori dal dibattito.

“Ho avuto bisogno di quattro anni per trovare un politico disposto a presentare un’interrogazione parlamentare sugli abusi sui minori nella chiesa”, dice Zanardi. Nel novembre 2017, Matteo Mantero, deputato del Movimento 5 Stelle, l’ha finalmente presentata, chiedendo tra l’altro un fondo per il risarcimento per le vittime di abuso. Quello che ne è seguito è…niente.

Zanardi avanza gravi accuse contro giudici e pubblici ministeri italiani per il loro comportamento troppo fiacco verso le istituzioni ecclesiastiche.

Ci sono casi in cui si rinuncia all’arresto perché i religiosi sospettati si troverebbero già in un istituto ecclesiastico sorvegliato, dove pregano e fanno penitenza.

Inoltre, la stampa italiana non sta adempiendo al suo dovere di chiarire la questione. Mancano rapporti investigativi di grande impatto, tipo “Spotlight” del Boston Globe. “Abbiamo bisogno di attenzione per far sì che i genitori non affidino più i loro figli alle istituzioni ecclesiastiche”.

La gestione della questione degli abusi da parte del papa è ambigua. Dopo le  ultime notizie di abusi negli Stati Uniti e in Germania, ha invitato per febbraio a Roma i capi delle conferenze episcopali per tenere un summit di crisi. Sembra improbabile che vengano decisi cambiamenti strutturali apprezzabili.

La commissione papale per la tutela dei minori si riunisce raramente e si è fatta conoscere per le scandalose dimissioni di due membri che a loro volta hanno subito abusi e hanno chiesto maggiore trasparenza. Non è mai stato istituito un tribunale speciale per chiedere conto al clero in caso di occultamento.

Francesco ha protetto vescovi e cardinali sospettati di aver occultato abusi o persino di averne commesso essi stessi.

Nelle sue prediche, il papa si scusa con le vittime. Però, davanti ad accuse dirette di abuso, spesso esita e agisce solo quando la pressione pubblica si fa troppo forte. Le lotte di potere degli integralisti conservatori rendono il problema ancora più complicato.

Nel caso Battaglia, l’arcivescovo di Milano, dopo il verdetto contro Don Mauro, ha dichiarato di essere ansioso di conoscere l’esito del procedimento ecclesiastico. La chiesa era al fianco della famiglia, che “ha sofferto ingiustamente”.

Il nuovo parroco della parrocchia dei Battaglia vede la situazione in modo diverso. Alludendo alla famiglia e alla perdita di credibilità della chiesa ha detto: “Non sputare nel piatto in cui mangi.”

http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

(traduzione a cura di Lidia Untergantschnig)

TESTO ORIGINALE:

Missbrauch in Katholischer Kirche Italiens”Spuck nicht in den Teller, von dem du isst”

Italien tut sich schwer mit der Aufklärung kirchlicher Missbrauchstaten. Aktivisten berichten von Absprachen zwischen Kirche und Staat, das erratische Verhalten des Papstes verschlimmert die Lage.

Von Annette Langer

Manchmal gibt es ihn, den Moment der Genugtuung. Für Alessandro Battaglia kam er am Donnerstag, als Mauro Galli von einem Mailänder Gericht zu sechs Jahren und vier Monaten Haft verurteilt wurde. Der ehemalige Vikar aus der Stadt Rozzano wurde schuldig gesprochen, Alessandro im Jahr 2011 sexuell missbraucht zu haben.

“Heute ist ein guter Tag”, sagt der 23-Jährige. “Das ist ein für Italien ungewöhnlich hohes Strafmaß.” Zwar hat die Verteidigung angekündigt, in Berufung gehen zu wollen. Doch das kann Battaglias Freude nicht trüben.

Positive Gefühle waren in den vergangenen sieben Jahren für Alessandro Battaglia eher die Ausnahme. Nach der Vergewaltigung sei er zunächst wie versteinert gewesen. Mit knappen Worten informierte er seine Mutter, dass etwas Schlimmes passiert sei in jener Dezembernacht 2011, “alles, was du dir vorstellen kannst”. Dann schwieg er, drei Jahre lang.

Die Mutter vertraute sich einem Priester der Gemeinde an, in der Kirche suchte man – offenbar nervös geworden – nach einer diskreten Lösung.

Mauro Galli wurde versetzt, in eine Gemeinde 20 Kilometer von Mailand entfernt. 2012 erfuhr die Familie, dass der Geistliche noch immer mit Minderjährigen arbeitete. Die Eltern beschwerten sich bei der Kirchenleitung, schrieben Briefe an Papst Benedikt, später an seinen Nachfolger Franziskus. Kardinal Angelo Scola suspendierte Don Mauro, stellte ein kirchliches Verfahren in Aussicht und entschuldigte sich bei der Familie. Die erstattete 2014 Anzeige.

“Plötzlich hatte ich gar nichts mehr”

Der Missbrauch brachte Battaglias Welt zum Einstürzen. “Ich war mehrere Male in der Psychiatrie, habe fünfmal versucht mich umzubringen”, sagt er. “Aber ich bin noch hier.”

Nachbarn und Freunde aus dem kirchlichen Jugendzentrum wichen ihm auf der Straße aus, sein bester Kumpel sagte im Prozess aus, an den Vorwürfen gegen den Priester sei nichts dran. Seine Freundin verließ ihn – genau wie Gott, sein Glauben, sein Urvertrauen.

“Die Kirche war mein Leben”, sagt Battaglia. “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr.” Seine Familie war tief religiös, er verbrachte viel Zeit bei den christlichen Pfadfindern, im Kirchenchor, in der Gemeinde, wo er Kinder betreute. “Und jeden zweiten Tag habe ich bei Don Mauro gebeichtet.”

Nach einer solchen Beichte bat ihn der Vikar kurz vor Weihnachten 2011 in sein Schlafzimmer. “Da stand ein großes Ehebett. Ich fühlte mich anfangs sogar privilegiert, dass mir die Ehre zuteilwurde, bei ihm übernachten zu dürfen. Es wirkte, als wäre das alles völlig normal für ihn. Am Morgen danach hat er mich im Auto zur Schule gebracht.”

“Ein schmerzlicher Weg”

Der Priester räumte vor Gericht ein, mit dem damals 15-Jährigen in einem Bett geschlafen zu haben. Den Missbrauch stritt er ab. Trotzdem ließ er der Familie außergerichtlich eine Entschädigungssumme von 150.000 Euro zukommen – für die Staatsanwaltschaft ein “offensichtlicher Widerspruch”.

Auch das Erzbistum Mailand steht in der Kritik: Im Prozess wurden Gesprächsprotokolle verwertet, in denen Erzbischof Mario Delpini – zum Tatzeitpunkt noch als Weihbischof für Rozzano zuständig – anregt, den sündigen Don Mauro in eine andere Pfarrei zu versetzen. Vertuschung und Mitwisserei auf höchster Ebene, so der Verdacht.

“Es war ein schmerzlicher Weg, ein ewiges Drama – aber heute ist die Glaubwürdigkeit meines Sohnes wiederhergestellt worden”, sagte die Mutter nach dem Urteil. Es war belastend für Alessandro Battaglia, dass seine Eltern weiter zur Kirche gingen, ihn aufforderten, mit zum Gottesdienst zu kommen und sogar die Beichte abzulegen. Es dauerte lange, bis er sich dagegen auflehnen konnte. Erst vor wenigen Monaten kam der Wendepunkt. “Ich hatte keine Lust mehr so zu leben. Ich bin sehr wütend geworden, das war mein Weg vom Opfer zum Überlebenden.”

Geholfen hat ihm Francesco Zanardi, ein Leidensgenosse, der 2010 mit anderen Aktivisten das Netzwerk “Rete Abuso” gründete. “Die Nähe der Institution Kirche zur italienischen Politik und Wirtschaft ist schädlich für jede Form der Aufklärung”, sagt Zanardi.

Von den 15 Ländern, die sich zum internationalen Antimissbrauchs-Netzwerk ECA (Ending Clergy Abuse) zusammengeschlossen haben, stünde Italien in Sachen Aufarbeitung am schlechtesten da. Es fehle an allem: statistischen Erhebungen, Untersuchungskommissionen, Missbrauchsbeauftragten und einer nationalen Präventionspolitik.

Die Regierung halte sich aus der Debatte heraus. “Ich habe vier Jahre gebraucht, um einen Politiker zu finden, der eine parlamentarische Anfrage zum Kindesmissbrauch in der Kirche stellt”, sagt Zanardi. Im November 2017 brachte der Abgeordnete Matteo Mantero von der Fünf-Sterne-Bewegung die Anfrage ein und forderte unter anderem einen Entschädigungsfonds für Missbrauchsopfer. Geschehen ist – nichts.

Zanardi erhebt schwere Vorwürfe gegen italienische Richter und Staatsanwälte, deren Umgang mit kirchlichen Institutionen zu lasch sei. Es gebe Fälle, in denen auf Arrest verzichtet würde, weil die Kirche behaupte, die tatverdächtigen Geistlichen befänden sich bereits in einer überwachten kirchlichen Einrichtung, wo sie beten und Buße tun würden.

Zudem komme die italienische Presse ihrem Aufklärungsauftrag nicht nach. Es fehle an investigativen Berichten, an einem großen Aufschlag des Typs “Spotlight” des “Boston Globe”. “Wir brauchen die Aufmerksamkeit, damit die Eltern aufhören, ihre Kinder den kirchlichen Einrichtungen anzuvertrauen.”

Der Umgang des Papstes mit dem Thema Missbrauch ist erratisch. Nach den jüngsten Missbrauchsberichten aus den USA und Deutschland hat er für Februar die Chefs der Bischofskonferenzen zum Krisengipfel nach Rom geladen. Dass dort nachhaltige strukturelle Änderungen beschlossen werden, scheint unwahrscheinlich.

Zu schlecht ist die bisherige Bilanz: Die päpstliche Kommission zum Schutz von Minderjährigen kommt nur selten zusammen und machte vor allem mit den skandalösen Austritten zweier Mitglieder von sich reden, die selbst missbraucht wurden und mehr Transparenz gefordert hatten. Ein geplantes Sondergericht, das Geistliche im Fall von Vertuschung zur Rechenschaft ziehen sollte, wurde nie eingesetzt.

Franziskus hat Bischöfe und Kardinäle protegiert, die unter Verdacht stehen, sexuellen Missbrauch vertuscht oder gar selbst begangen zu haben. In seinen Predigten entschuldigt sich der Papst wortreich bei den Opfern und mahnt Besserung an. Doch bei konkreten Missbrauchsvorwürfen zögert er häufig und handelt erst, wenn der öffentliche Druck zu groß wird. Machtkämpfe konservativer Hardliner in der Kirche machen das Thema nur noch komplizierter:

Im Fall Battaglia erklärte die Erzdiözese Milano nach dem Urteil gegen Don Mauro, man sei nun gespannt auf den Ausgang des kirchlichen Verfahrens. Die Kirche stehe der Familie zur Seite, die doch “zu Unrecht gelitten habe”.

Der neue Pfarrer in Battaglias Gemeinde sieht die Sache wohl anders: Er erklärte mit Seitenhieb auf die Familie und den Gesichtsverlust der Kirche: “Spuck nicht in den Teller, von dem du isst.”

http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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