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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Busto Arsizio » A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Settembre 2018
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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MILANO È tornata in aula Maria Angela Farè, l’ex suora condannata a tre anni e mezzo di carcere in primo grado per un episodio di violenza sessuale nei confronti di Eva Sacconago avvenuto poche settimane prima che la giovane si suicidasse a 26 anni, nel giugno 2011. Ora il sostituto pg di Milano Daniela Meliota punta a riaprire l’istruttoria nel processo d’Appello, perciò ha chiesto una perizia psichiatrica basata sull’analisi degli appunti, dei diari e dei messaggi ricevuti dalla vittima. Per dimostrare il suo stato di soggezione nei confronti dell’ex suora che avrebbe abusato di lei da quando era ancora minorenne, nel 2002, fino a un paio di settimane prima del suo suicidio.

«RAPPORTO CONSENZIENTE»

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In sostanza la procura generale, anche attraverso la perizia sulla vittima, vuole arrivare alla condanna dell’ex suora anche per i reati di stalking e violenza privata, accertando le vessazioni di Maria Angela Farè fin da quando Eva aveva quindici anni. I giudici in primo grado hanno anche escluso la responsabilità della congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla quale apparteneva la suora. Le presunte violenze sono emerse dai diari della giovane e da decine di email, sms e lettere scritte in un lungo arco di tempo dalla religiosa di 23 anni più grande della ragazza, che nel frattempo era stata trasferita e insegnava in una scuola di formazione nel milanese. La donna, dopo aver trascorso un periodo agli arresti domiciliari e all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), è tornata in libertà. Secondo i pm, i diari, gli scritti e anche i video sequestrati dagli investigatori proverebbero le violenze sessuali, mentre per la difesa si trattò di un rapporto consenziente, senza alcun abuso da parte della religiosa che all’epoca era un punto di riferimento per la ragazza, assidua frequentatrice della parrocchia.

CENTINAIA DI BIGLIETTINI

Tutto comincia nell’oratorio di Sant’Edoardo a Busto Arsizio: l’attaccamento spirituale da parte della donna più anziana per l’adolescente si trasforma in relazione ossessiva e morbosa, con centinaia di bigliettini e dichiarazioni d’amore che, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avevano «avviluppato la quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di “amore”». Quella relazione tra Eva e suor Maria Angela Farè non era sfuggita ai genitori, Roberto Sacconago, funzionario di banca in pensione, e la moglie Giovanna Bozzolini. Un giorno di autunno del 1998 Eva tardava a rientrare per cena. La mamma l’ha cercata in oratorio, trovandola nella stanza di suor Maria Angela. Così ha iniziato a controllare il diario della figlia e ha scoperto i bigliettini, dapprima firmati «Suor Mary» e poi «Mamma Mary», alcuni che esprimevano affetto altri con espliciti riferimenti intimi. I giudici hanno escluso che nella decisione di Eva di togliersi la vita abbia pesato la volontà della suora di mantenere «una relazione ormai cessata, della quale l’imputata non ha accettato la fine».

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FOTO RUBATA DALLA TOMBA

Ricostruiscono diversamente il dramma: «Quanto al “perdurante stato di ansia” che condurrà Eva al suicidio emerge chiaramente come non sia stato causato dal comportamento dell’imputata, ma da un complesso di fatti ai quali Maria Angela Farè appare estranea. L’unico problema che emerge e sembra affliggere profondamente Eva sono le chiacchiere dei ragazzi dell’oratorio, la presenza di persone che la controllano, la delusione cocente di vedere la sua vita spiata e giudicata, ma soprattutto la sordità di don Ale che relega i suoi sentimenti a una amicizia sia pure con la A maiuscola». Don Alessandro è il giovane prete dell’oratorio dove Eva fa la catechista e l’animatrice. La mamma non condivide le conclusioni della sentenza: «Fra Eva e don Ale c’era solo una grande, stupenda amicizia. C’erano i pettegolezzi, le cattiverie. C’era gente che diceva che fosse rimasta incinta del don. La seguivano, la spiavano. Un giorno ha trovato le quattro gomme dell’auto tagliate». E a quanto pare non è ancora finita. «Hanno rubato una foto dalla tomba di Eva, un’altra, quella di un raduno a Madrid dove si vedeva anche don Alessandro, l’hanno strappata per togliere l’immagine del prete», è la denuncia dei genitori.

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/processo_appello_suora_maria_angela_fare_violenza_sessuale_eva_sacconago-3994596.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.