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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Settembre 2018
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MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

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Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

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«Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.