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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Asti » Le suore del Kerala in marcia contro il vescovo accusato di stupro

Le suore del Kerala in marcia contro il vescovo accusato di stupro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Settembre 2018
in World
Reading Time: 2 mins read
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Le monache indiane chiedono l’arresto del monsignor Franco Mulakkal, accusato di aver violentato una consorella il 27 giugno. «È stata la Chiesa a farci scendere in piazza: non ci ha dato ascolto».

Nello stato indiano del Kerala, un gruppo di suore cattoliche è sceso in piazza per manifestare contro il vescovo Franco Mullack, accusato di aver violentato una consorella. L’obiettivo della marcia, organizzata dalle associazioni cattoliche nella Capitale Thiruvananthapuram, era ben chiaro: chiedere l’arresto immediato del monsignore, il cui caso, ormai da settimane, ha turbato la tranquillità dei vertici della Conferenza episcopale indiana.

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LA DENUNCIA CONTRO IL MONSIGNORE

La suora, vittima delle molestie del vescovo Mullack, aveva sporto denuncia contro di lui il 27 giugno 2018, accusandolo di aver abusato sessualmente di lei a partire dal 2014. La denuncia è arrivata dopo che lo stesso monsignore si è recato alla polizia, sostenendo di essere la vittima di un ricatto da parte della consorella e delle sue compagne. Interrogato, ha negato le accuse di stupro, affermando che la presunta vittima di avesse inventato tutto soltanto perché mossa dalla vendetta.

LA PROTESTA DELLE CONSORELLE

Le associazioni dei cattolici hanno montato un vero e proprio pressing per la rimozione di Mullack dal ruolo di titolare della diocesi di Jalhandar, con lettere di protesta indirizzate al cardinale Oswald Gracias e al Nunzio apostolico, mons. Giambattista Diquattro, affinché la notizia potesse arrivare rapidamente alle orecchie di Papa Francesco. «È stata la Chiesa a farci scendere in piazza, perché non ci ha dato ascolto», ha dichiarato al Times of India suor Anupama. «La Chiesa non ci ha dato giustizia. Né la polizia né il governo. Combatteremo. Sono passati giorni dal 27 giugno, quando la nostra consorella ha presentato la denuncia, accusando il vescovo di averla violentata ripetutamente a partire dal 2014: sinora l’unica persona messa sotto torchio dalla polizia è stata lei». Ad alimentare la rabbia delle suore, sono state le ultime dichiarazioni di un parlamentare della Capitale, eletto in una lista indipendente, schieratosi dalla parte dell’accusato: «Non ci sono dubbi che la suora sia una prostituta. Altrimenti perché avrebbe atteso anni prima di denunciare la violenza?».

EVITARE LO SCANDALO

Non è la prima volta che nel Kerala, lo Stato indiano con la maggior concentrazione di cattolici, vengono fatti contestati abusi: già in passato, diverse suore avevano denunciato di essere state vittime di molestie da parte di preti e religiosi, senza che vi fossero conseguenze. Ma ora il clima tra i cattolici si è fatto pesante: mentre le suore reclamano a gran voce quella «tolleranza zero» che la Chiesa ha sempre professato di osservare nei casi di abuso, George Joseph, presidente del Joint Christian Council, una delle associazioni scese in campo in occasione della manifestazione, ha parlato del sospetto di una manipolazione della polizia da parte dei partiti politici e delle autorità ecclesiastiche, visto l’eccessivo ritardo nello sviluppo delle indagini e l’accanimento ai danni della vittima e non dell’imputato. Tutto sembra riportare a un disegno preciso per coprire l’ennesimo caso ed evitare lo scandalo. Senza restituire legittima giustizia alle vittime.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.