“Scioccante e indifendibile”: 1 prete su 14 in Australia accusato di abusi sui minori
POCO PIÙ DEL 7% dei sacerdoti cattolici è stato accusato di aver abusato di bambini in Australia tra il 1950...
Un gruppo di sacerdoti si dice contrario all’attuazione delle nuove leggi ispirate dalla Commissione nazionale d’inchiesta che da oltre due anni indaga sugli abusi nel Paese. Previste multe fino a 10mila dollari per i religiosi che non denunciano
In Australia un gruppo composto da 600 sacerdoti cattolici si è schierato contro l’attuazione delle nuove leggi che prevedono l’obbligo per i sacerdoti di denunciare i casi di pedofilia appresi durante la confessione. La misura è una delle 122 raccomandazioni che la Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia ha stilato dopo oltre due anni d’indagine su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie e polizia. “Ogni sacerdote degno del suo nome – ha dichiarato padre Scot Armstrong, presidente dell’Australian confraternity of catholic clergy – farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, ma senza violare il sigillo della confessione”.
“La Confraternita e i 600 sacerdoti che hanno aderito all’appello – ha spiegato padre Armstrong – considerano le nuove norme inattuabili, oltre che inaccettabili in principio”. Secondo il sacerdote, infatti, si tratterebbe di un tentativo errato “di collegare la confessione ad una cultura di occultamento”. Inoltre per padre Armstrong “un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per le vittime” e comporterebbe solo “un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro, perché tali leggi violano la libertà di religione”. Nello specifico, il presidente dell’Australian confraternity of catholic clergy ha spiegato in una nota come: “i cattolici professano che Cristo ha istituito il sacramento della penitenza per il perdono dei peccati. La natura del peccato comporta la colpevolezza del peccatore davanti a Dio e l’assoluzione è affidata da Cristo al sacerdote, che deve giudicare la genuinità del pentimento”. Motivo per il quale, spiega Armstrong, “il sigillo del sacramento si applica al rapporto personale del penitente con Dio e quindi non è solo questione di diritto canonico ma di diritto divino, da cui la Chiesa non ha il potere di esentare”.
In caso di attuazione della legge, i sacerdoti che apprendono di casi di abusi su minori durante la confessione rischierebbero multe fino a 10mila dollari (circa 6500 euro) per mancata denuncia. Al momento è previsto che da ottobre la norma entri in vigore nel South Australia e sono in via di definizione leggi simili in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.
https://tg24.sky.it/mondo/2018/07/04/australia-preti-cattolici-contro-denuncia-pedofilia-confessione.html
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso